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Falegnami, vittoria degli operai: ritirati i licenziamenti
Alla storica azienda di Castelfiorentino dove i lavoratori si erano tagliati lo stipendio per salvare i colleghi passa la loro proposta: tutti i contratti saranno trasformati in part-time fino a settembre del 2019.
CASTELFIORENTINO. Forse nessuno, prima di sedersi al tavolo di trattativa dell'Unità di crisi regionale, si sarebbe immaginato un epilogo così. Ed è anche per questo che la notizia del ritiro della procedura di mobilità per tutti i lavoratori della Falegnami di Castelfiorentino, arrivata al termine dell'incontro, assume un valore ancora più importante.
La stretta di mano tra proprietà dell'azienda e sindacato è arrivata nel primo pomeriggio di ieri facendo svanire di colpo più di due mesi drammatici, di scontri e strascichi che avevano finito per rendere l'intesa quasi un miraggio. E invece alla fine la determinazione e la tenacia dei lavoratori (anche ieri presenti con un presidio di fronte agli uffici di via Capo di Mondo a Firenze) hanno vinto su tutte le resistenze e le distanze che si erano create. Una fiducia quasi cieca nel loro lavoro e nella loro azienda, che ha giocato un ruolo fondamentale nell'aprire una porta che i vertici del mobilificio avevano tenuto socchiusa fino a pochi giorni fa.
L'accordo. I termini dell'accordo, che sarà portato questa mattina all'assemblea dei lavoratori dai funzionari sindacali presenti all'incontro in Regione, prevedono il ritiro di tutti i licenziamenti annunciati dall'azienda e la trasformazione in part-time di tutti i contratti fino a settembre 2019 con una programmazione oraria che verrà stabilita di mese in mese. Mentre verrà congelata per tre anni la retribuzione accessoria che era stata accordata negli anni attraverso la contrattazione di secondo livello.
«Siamo riusciti ad arrivare ad un'intesa importante per il futuro della Falegnami e per tutti e 65 i dipendenti – afferma Alessandro Lippi, funzionario della Fille Cgil che ha seguito la vicenda del mobilificio di Castelfiorentino fin dall'inizio – abbiamo raggiunto l'obiettivo che ci eravamo prefissi e cioè la salvaguardia occupazionale all'interno dello stabilimento. È stata ritirata la procedura di mobilità, aperta all'inizio di gennaio scorso, per tutti i lavoratori coinvolti. I lavoratori, dal canto loro, rinunceranno alle retribuzioni accessorie (premi di produzione, quattordicesima e integrativi, ndc) per un periodo e si procederà alla trasformazione dei contratti da full-time a part-time per i prossimi diciotto mesi».[[atex:gelocal:il-tirreno:empoli:cronaca:1.16386819:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/empoli/cronaca/2018/01/23/news/la-falegnami-poletti-plaude-gli-operai-siete-un-esempio-1.16386819]]
Obiettivo raggiunto. L'approdo della trattativa ricalca in buona parte la proposta che gli stessi lavoratori avevano avanzato nei confronti dell'azienda alcune settimane fa: riduzione dell'orario di lavoro, e di conseguenza anche del salario, in cambio della salvaguardia occupazionale. Una proposta che aveva ricevuto il plauso delle istituzioni, compreso il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e sulla base della quale era stata formalizzata una bozza di accordo da parte del consigliere regionale e componente della IX Commissione sul lavoro, Gianfranco Simoncini.
Ma che inizialmente non aveva entusiasmato i vertici di via Niccoli, che mai fino a ieri avevano fatto marcia indietro sui licenziamenti. «Non voglio parlare di vittoria – commenta Lippi – tra le parti in campo non ci sono vincitori, né sconfitti. L'accordo è il frutto della buona volontà di tutti i soggetti e per questo c'è da ringraziare sicuramente i lavoratori, che hanno fatto di tutto per tenere in piedi la speranza. Ma anche l'azienda, che è stata in grado di mantenere aperto il canale della mediazione e di non interrompere la trattativa pur nei momenti più difficili, e le istituzioni il cui impegno ha permesso di arrivare ad oggi (ieri, ndc) con un risultato positivo».[[atex:gelocal:il-tirreno:empoli:cronaca:1.16624228:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/operai-si-tagliano-lo-stipendio-per-i-colleghi-ho-moglie-e-due-figli-ma-lo-faro/95966/97535]]
Le tappe. Il nuovo anno si era aperto nel peggiore dei modi per i lavoratori della Falegnami. Dopo anni di contratto di solidarietà e in un momento nel quale la produzione sembrava aver trovato uno sbocco promettente, era arrivata una stangata da ko. Era gennaio quando l'azienda aveva annunciato l'apertura di una procedura di mobilità per 29 dei 65 dipendenti. I segnali di ripresa, che pure erano arrivati dopo un lungo periodo di crisi, non erano stati giudicati sufficienti. E poi, a complicare ulteriormente il quadro, c'era anche la fine in vista degli ammortizzatori sociali per i dipendenti.
La risposta del consiglio di amministrazione era stata proprio quel piano lacrime e sangue che avrebbe dato una sforbiciata a quasi la metà del personale. A quel punto era arrivata la proposta choc dei lavoratori. Un sacrificio enorme in termini di orario e salario che testimoniava da una parte la solidarietà tra gli operai (oltre il 90% dei lavoratori aveva sottoscritto il documento) e dall'altra la fiducia che questi ultimi riponevano nella loro azienda, nella possibilità che la ripresa poteva essere intercettata e che sarebbe stata solo questione di tempo. Fumate nere. Gli incontri istituzionali che sono stati seguiti dalla dottoressa Carmen Toscano, alla guida dello staff dell'Unità di crisi della Regione Toscana, non avevano portato ad una risoluzione. L'azienda, infatti, continuava a ritenere imprescindibili i licenziamenti.
L'ultimo tentativo di mediazione del pool regionale prevedeva una soluzione a metà strada: congelamento della mobilità fino alla fine dell'anno con la definizione del numero di esuberi (una quindicina in tutto) che sarebbero arrivati se nel frattempo i segnali di ripresa non si fossero concretizzati di qui ai prossimi dieci mesi. Ma era stato un nuovo buco nell'acqua.
La svolta. Paradossalmente la svolta è arrivata dopo l'ennesimo scatto in avanti da parte della proprietà, che giovedì scorso si era presentata al penultimo tavolo di trattativa con un piano che aveva gettato nello sgomento sindacati e lavoratori. Licenziamenti ridotti da 29 a 22, si chiedeva poi la trasformazione di tutti i contratti rimanenti a tempo parziale con una gestione flessibile ed elastica degli orari. Inoltre, la retribuzione accessoria sarebbe stata cancellata per sempre e l'erogazione dell'incentivo all'uscita per chi fosse stato licenziato era vincolato all'accettazione da parte di tutti del piano.
Ma cinque giorni dopo quella porta chiusa si è piano piano aperta, fino ad arrivare alla base di accordo che salvaguarda tutti i posti di lavoro e concede un tempo ampio all'azienda per intercettare la ripresa.
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