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Infermiera abbraccia l’angelo che l’ha soccorsa - Video

di Marco Sabia
Debora Dacomo e Antonio Bertelli con la copia de Il TIrreno con cui la donna lanciava un appello per cercare il suo benefattore (foto agenzia Carlo Sestini)
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Debora Dacomo e Antonio Bertelli con la copia de Il TIrreno con cui la donna lanciava un appello per cercare il suo benefattore (foto agenzia Carlo Sestini)

Ha lanciato un appello per trovare l’uomo che l’aveva confortata subito dopo che era stata investita da un’auto a Empoli. E ora è riuscita a incontrarlo: "Trovare una persona che ti dà coraggio non è poco". E lui: "Era il minimo che potessi fare"   

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EMPOLI. L’amicizia è bella perché può nascere anche su un lembo d’asfalto, davanti ad un ospedale, pochi minuti dopo un incidente stradale. Debora Dacomo è un’infermiera 50enne, caposala al San Giuseppe di Empoli: il 28 febbraio – alle 8 del mattino – viene investita da un’auto, mentre sta attraversando la strada per andare a lavoro. La soccorre un uomo, lì per caso, che le mette un braccio sotto alla testa, per non farle sentire il freddo di quella mattinata sferzata dal vento di Burian. Le sta vicino, la copre col telo termico e prova a consolarla, in attesa che venga trasportata al vicinissimo ospedale. Debora poi viene visitata al pronto soccorso e se la cava con delle abrasioni alle gambe e un occhio nero; si deve ritenere fortunata, perché dopo l’impatto con la Mini ha fatto un volo di 5 metri. Quando si riprende, dentro lei cresce il desiderio di conoscere quell’uomo che l’ha soccorsa e consolata; non sa niente di lui, se non un’età indicativa. Così lancia un appello attraverso Il Tirreno, perché vuole “conoscere il suo angelo custode”.

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E qui il passaparola fa la differenza: a Fibbiana, infatti, c’è una donna, che di professione fa l’edicolante; nei giorni precedenti un amico le ha raccontato di un incidente, nel quale ha soccorso un’infermiera. L’edicolante fa due più due e gli fa «ma non sarai mica te quello dell’articolo?». L’uomo legge il giornale e si riconosce. Poi l’edicolante, che è amica anche dell’infermiera, le fa avere il numero di telefono del suo “angelo custode”. Parte la telefonata e – dopo l’imbarazzo iniziale – i due si sciolgono e scoprono di avere degli amici in comune, tra cui appunto l'edicolante di Fibbiana, Lucia Orlandi. Ieri abbiamo fatto incontrare i due: Debora e il suo “angelo”, che risponde al nome di Antonio Bertelli, 61 anni da Fibbiana. Sorridono: gli occhi di Debora “sprizzano” riconoscenza, Antonio la prende sul ridere e spiega che alla fine ha fatto soltanto un gesto “normale”. L’infermiera è felice: «Da uno a dieci sono contenta 15: una gioia che si spiega anche male, da quanto è grande. Avevo fatto questo appello per trovare quest’uomo ma non ero sicura di farcela, poi grazie a quest' amica in comune e all’articolo di giornale ce l’abbiamo fatta».

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Lì accanto sul divano c’è Antonio, che spiega: «Ho agito in maniera spontanea, non si può non reagire dinanzi ad una situazione del genere. Sono sceso a prestare soccorso, preoccupandomi di non fare danni, era il minimo che potessi fare». «No, è il massimo», lo interrompe Debora. Ne nascerà un’amicizia, a questo punto. Poi Antonio se ne viene fuori con una frase di 9 parole che dice tutto:«Son cose normali, ma che ti fanno stare bene». Antonio – ex ceramista – si trovava lì perché aspettava il figlio che era a donare il sangue. Era dalla parte opposta della strada, quando ha visto “volare” Debora: «Per me che faccio un lavoro al servizio di chi ha bisogno – sottolinea Debora – avere bisogno di aiuto e trovare una persona che ti dà coraggio, non è poco. Coi suoi gesti e parole mi ha scaldato il cuore».

Una storia che basterebbe un’istantanea per raccontarla: Antonio, mentre Debora era in attesa di salire sull'ambulanza, è stato mezzora in ginocchio, tenendole un braccio sotto la testa. Sarà stato anche un gesto “normale”, ma Debora non se lo scorderà mai. Ne parleranno quando andranno a cena tutti assieme, con le rispettive famiglie. Alla fine questo incidente ha messo a casa Debora per un po’: le ferite diventeranno cicatrici, ma una di queste sarà a forma di sorriso.
 

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