Il Tirreno

Empoli

8 marzo da regine

Cuore e canestri, le ragazze dell’Use incantano Empoli - Foto

di Chiara Capezzuoli
Le ragazze dell'Use Scotti Rosa (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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Le ragazze dell'Use Scotti Rosa (Foto Agenzia Carlo Sestini)

Vincono a raffica e sognano il grande salto nell’A1 del basket: «Ma quanto è dura per una donna fare sport a certi livelli»

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EMPOLI. Dodici donne ma soprattutto dodici splendide atlete, conquistano Empoli e il stregano di basket femminile A2. Le “ guerriere” in questione sono le ragazze dell’Use Rosa Scotti che grazie al loro gioco tattico e aggressivo, hanno conquistato la leadership della classifica del girone sud, quando mancano nove partite alla fine del campionato.

A Empoli lo sport principale è sempre stato il calcio ma già da qualche anno a questa parte il mondo del basket al femminile sta infiammando la città e sta facendo balzare alle stelle anche il numero di iscrizioni da parte delle bambine proprio nello sport più conosciuto degli Usa. È vero, la Lazzeri non sarà il Td Garden o lo Staples Center ma le ragazze dell’Use Scotti Rosa non hanno niente da ad altre giocatrici. Perché quando giocano nella loro casa, all’interno delle mura della Lazzeri non servono certo il t-shirt toss o qualunque altro tipo di intrattenimento tipico degli statunitensi durante una partita di basket: ai numerosi spettatori bastano solo quelle dodici ragazze e i loro canestri per divertirsi.

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Al pubblico è sufficiente ammirare la tenacia con cui solcano il parquet di gioco e la bravura con cui, a suon di canestri e tiri da tre, riescono a sconfiggere le avversarie che si parano davanti al loro cammino. La storia dell’Use ormai è una vera e propria leggenda ad Empoli e il merito va spartito tra la società, l’allenatore Alessio Cioni e ovviamente le ragazze, coloro che per amore di questo sport hanno dovuto rinunciare alla famiglia, magari all’idea di avere un figlio, agli affetti più cari e magari a qualche altro sogno.

C’è chi è di Livorno, chi di Torino o ancora chi viene dalla Lituania e dalla Repubblica Ceca. Ma entrando nel loro regno, nello spogliatoio, teatro di gioie (tante) e dolori (ben pochi), sembra proprio che queste ragazze si conoscano da una vita e che tenendosi per mano abbiano deciso di raggiungere ogni loro sogno.

«La nostra forza è sempre stata il gruppo – commenti il capitano, Linda Gimignani – il nostro ultimo innesto è stata Greta ma anche in quel caso l’abbiamo subito accolta all’interno del nostro gruppo ed è proprio il gruppo la cosa principale per noi». Lo spogliatoio, che sia quello di casa o in trasferta, è uno dei punti nevralgici dove il gruppo dell’Use si riunisce e sfata le sue paure. Le partite ormai alle spalle sono tante e ne restano ancora nove per continuare a sognare.

«La pressione è tanta, questo non si può certo negare – racconta Greta Brunelli – ma noi andiamo avanti per la nostra strada anche se ci aspettano altre partite difficili soprattutto Bologna e Civitanova».

Determinazione e compattezza: queste sono sempre state le parole d’ordine dell’Use, anche e soprattutto quando a far parte della squadra sono arrivate ragazze di altra nazionalità.

È il caso di Klara Pochobradska che ha lasciato la Repubblica Ceca per inseguire il suo sogno. «Quando sono arrivata qui non parlavo nemmeno l’italiano – racconta prima di scendere in campo per l’allenamento – non è stato semplice ma io avevo bisogno di fare un cambio nella mia vita e qui ho trovato una grande famiglia». Anche Gabrie Narviciute ha dovuto fare le stesse rinunce anche se con 13 anni di anticipo rispetto a Klara. Prima di arrivare a Empoli, la lituana, era infatti approdata a Napoli. E di sacrifici le ragazze dell’Use Rosa ne hanno conosciuti parecchi. «Non è per niente semplice coniugare un lavoro, gli allenamenti, una convivenza. È molto dura ma lo facciamo – racconta la playmaker Nadia Calamai – è ovvio che per inseguire questi sogni siamo chiamate a fare diverse rinunce a partire dalla famiglia, dalle gite scolastiche, alle feste di laurea di sorelle o amici».

Sul piatto della bilancia le rinunce da compiere sono molte, ma questo non ha mai impedito alle ragazze di raggiungere i loro obiettivi e di continuare a lottare per quelli nuovi. Sono abituate a fare mille sacrifici, a doversi districare come trapezisti tra gli impegni personali e gli allenamenti ma nel loro mondo prima di tutto viene questo: il basket. E per affrontare le partite e sperare nel salto di qualità, sono molti i rituali che le ragazze imbastisco per scacciare la paura. «I rituali sono mille – raccontano ridendo – abbiamo tutte gli stessi calzettoni da anni, e ognuna ha il suo portafortuna: si va dal posto nel pullman rigorosamente sempre lo stesso allo zainetto portafortuna di Francesca Rosellini, passando per la cena tutte assieme il giovedì in cui ognuna a rotazione deve portare la cena, o dolci all’allenamento in caso di esordio o canestri particolari. E poi prima di scendere in campo facciamo un urlo».

Con tutto l’ardore e la passione che le ragazze mettono in quello che fanno, suona strano che in Italia il basket femminile, nemmeno a questi livelli, venga riconosciuto come professionistico.

Un aspetto che conferma il maschilismo dello sport e che certo non si può considerare un vanto a livello italiano. Le ragazze, esattamente come le squadre maschili di basket, di calcio, pallanuoto o qualunque sport di questo mondo, mettono tutta l’anima e il cuore nelle loro partite e nei loro allenamenti al fine di strappare un’ennesima vittoria soprattutto con le rivali più acerrime. Adesso devono tirare l’ultimo sospiro e affrontare la fine del campionato sperando che possano portare Empoli, per la prima volta, dove non è mai arrivata.
 

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