Il Tirreno

Empoli

Un giorno di attesa per un posto letto

Un giorno di attesa per un posto letto

Protesta della famiglia di un anziano colpito da un ictus  

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EMPOLI. Sei e trenta ospedale San Giuseppe: arriva un ottantenne con un ictus, ha perso la parola e non può muovere la parte destra. Quindici e trenta stesso ospedale: l’anziano signore ha fatto la tac e ha avuto la diagnosi ma è ancora in barella in una delle stanze del pronto soccorso suddivise da tende per tutelare (o cercare di farlo) la privacy dei pazienti. «Purtroppo non abbiamo un posto letto per sua marito», ha detto il medico alla moglie dell’anziano. E da qui parte la nuova protesta. Ieri al San Giuseppe non c’erano praticamente posti letto a disposizione. E il picco dell’influenza (ora) non è più picco.

Quella di ieri è purtroppo una storia che di recente è andata in onda molte volte. Troppe, decisamente, perché spesso gli attori inconsapevoli di queste cronache di disservizi sono anziani che, quando hanno patologie croniche, dovrebbero essere curati a casa. Ma che di fatto non vengono trattati a domicilio ed è per questo che finiscono all’ospedale. Dove poi i posti mancano a causa dei tagli orizzontali fatti negli anni passati.

Ieri a fare le spese delle sforbiciate della Regione è stato un anziano con una patologia acuta. L’ottantenne, di Santa Croce, si è sentito male alle 5. La moglie ha chiamato il 118 che lo ha portato al San Giuseppe. «A mezzogiorno e mezzo - racconta la donna - non sapevo ancora niente delle sue condizioni e dopo aver protestato sono riuscita a parlare con un medico che mi ha spiegato quello che gli avevano fatto. Mi è stato detto anche che mio marito sarebbe stato curato meglio in reparto ma che al momento non c’erano posti a disposizione».

Alle 15,30 l’anziano era sempre al pronto soccorso. Da qui la domanda della donna: «Ma è possibile che all’ospedale di San Giuseppe non ci sia la possibilità di ricoverare chi ha avuto un ictus?». A risponderle è Gianni Piccini del sindacato Nursind: «Questa è la situazione in tutti i reparti ed è il frutto della cancellazione degli ospedali periferici e della non apertura degli hospice. In più non sono stati attivati i servizi sufficienti sul territorio per le necessità. Tutto questo mentre l’età media della popolazione aumenta».

«Questa si chiama mancata programmazione dei vertici della Regione - va avanti il sindacalista del Nursind - il problema non è il pronto soccorso, è il cono di bottiglia che si crea perché poi i reparti non hanno posti letto a disposizione. Addirittura vengono fatti ricoveri in chirurgia quando invece dovrebbero essere fatti in medicina».

E non è la prima volta che simili disagi vengono segnalati al San Giuseppe, anche a gennaio, prima addirittura del picco influenzale, c’erano state proteste per le lunghe attese legate ai ricoveri. Mentre, invece, è migliorata la situazione del pronto soccorso rispetto allo scorso anno per l’implementazione del personale.

Lucia Aterini

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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