Italia
Insulti a Melio: «Sei un povero disabile, non esisti»
Il giovane cerretese aveva attaccato il leghista Salvini dopo il raid razzista a Macerata
CERRETO GUIDI. «Sei un povero disabile, in questa società non esisti». È uno dei messaggi offensivi ricevuti da Iacopo Melio, fondatore dell’associazione #vorreiprendereiltreno, che promuove e porta avanti progetti per l’abbattimento delle barriere architettoniche per le persone con disabilità. «Questo – spiega lo stesso Melio – è uno dei tanti messaggi “carini” che sto ricevendo in seguito al mio post dove ho accusato Luca Traini e la sua ideologia, oltre che una certa parte politica, complici entrambe nel fomentare odio e razzismo da anni, portando a fanatismi distruttivi come questo». La “colpa” di Iacopo è stata scrivere sul suo profilo Facebook una riflessione sui tragici fatti di Macerata, dove sabato scorso il 28enne Traini ha tenuto per ore in ostaggio la città, sparando contro un gruppo di immigrati e ferendone sei.
Nel suo post Iacopo si era rivolto a Matteo Salvini: «E adesso raccontaci di quanto il gesto di Traini non c’entri nulla con la sua candidatura nella Lega e con le vostre idee, con la campagna di odio e intolleranza che state fomentando. Raccontaci che il razzismo e il fascismo sono favolette che non vi appartengono, o meglio ancora che non esistono. Che tutto ciò non è la rappresentazione più estrema del vostro programma, fatto di esclusione e intolleranza. Raccontaci di come, prontamente, vi dissociate dalla sua follia. Perché quella di Traini è solo follia, vero Matteo?» . Un intervento che gli è costato una serie di insulti, inviati attraverso messaggi privati. In particolare un utente (con nome femminile, ma potrebbe trattarsi di un profilo falso), gli ha scritto: «Quelle persone sono nere e delinquenti, spiacente per te, il tuo buonismo ti ucciderà». E poi ancora: «Sei solo un povero disabile e non puoi darmi lezioni di vita. Ti sei montato la testa e ripeto sei disabile e in questa società non esisti. Ciao ectoplasma. Stai bene con i negri». È stato lo stesso Melio – attraverso i social – a rendere pubbliche le offese ricevute: «Non voglio avere ragione, né dare “lezioni di vita”. Pretendo solo che mia sorella cresca in un Paese dove non si tiri più in ballo il colore della pelle, la nazionalità e la religione quando si tratta di condannare i criminali: perché questo sono, terroristi criminali. Perché se Pamela fosse stata uccisa da un italiano, lo avreste difeso dicendo che la vittima è una povera drogata che se l’è andata a cercare».
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