Il Tirreno

Empoli

Punì i calciatori che bloccarono la rissa, arbitro squalificato

di Alessandro Marmugi
Il direttore sportivo Carlo Zani al campo dell’Avane (foto agenzia Carlo Sestini)
◗
Il direttore sportivo Carlo Zani al campo dell’Avane (foto agenzia Carlo Sestini)

Empoli: la sentenza della corte sportiva contro un direttore di gara dà ragione ai ragazzi intervenuti in tribuna

4 MINUTI DI LETTURA





EMPOLI. È servito quasi un anno per dare ragione a quei ragazzi, la cui unica colpa era stata quella di provare a fermare gli spettatori che si stavano picchiando in tribuna, mentre loro giocavano una normalissima partita di calcio. Oltre 300 giorni d’inchiesta, carte e interrogatori per appurare che quella partita non andava sospesa. Che le due squadre, la Florence e l’Avane intente a disputare una gara di campionato Allievi quella partita l’avrebbero dovuta terminare. La colpa è ricaduta tutta al direttore di gara, un giovane arbitro fiorentino, che la corte sportiva di appello territoriale della Toscana ha inibito per qualsiasi attività per un mese. Per una volta, insomma, ad essere squalificato è stato l’arbitro. Una sentenza, con davvero pochissimi precedenti e che potrebbe fare giurisprudenza.

Era il 18 febbraio dell’anno scorso e a Firenze, precisamente al campo sportivo di Ugnano, si giocava la partita Allievi tra Florence Sporting Club e Avane. Sul punteggio di 3-2, dopo alcune decisioni arbitrali gli animi si erano scaldati. E tra un gruppo di ragazzi che seguiva la partita e alcuni genitori, la situazione era degenerata fino ad arrivare alla rissa. Erano volati schiaffi, pugni e calci, qualcuno era persino stato spinto dalle scale. Accortisi di quello che accadeva i calciatori, non più di 3, avevano lasciato il campo di gioco e scavalcando la rete e attraverso un cancello si erano fiondati in tribuna per sedare gli animi. A quel punto l’arbitro aveva deciso di sospendere la gara secondo il referto per “l’abbandono del campo da parte di un numero di giocatori tale da non poter proseguire la gara”. Il bollettino del giovedì era diventato un bollettino di guerra. Squalificati in 25 (11 dell’Avane e 14 della Florence), proprio per aver lasciato il campo, più altri 4 per cartellini ricevuti in campo. Poi le due squadre erano state punite entrambe con la sconfitta a tavolino e con 100 euro di multa. L’indagine e la sentenza. Una punizione troppo severa secondo le due società, per un paio di ragazzini che avevano lasciato il campo solo per pochi minuti. Avane e Florence avevano, subito dopo la gara, presentato reclamo. Un reclamo inizialmente bocciato ma preso in esame dalla corte sportiva di appello territoriale che ha poi incaricato la procura federale di indagare sul caso, per capire se, effettivamente tutti i tesserati avessero commesso violazioni di carattere disciplinare. Un’ indagine durata un anno con interrogatori al direttore di gara e ai ragazzi, che in agosto sono addirittura rientrati dalle ferie per sottoporsi alle domande di un pool della federazione. Una giornata intera nelle stanze del circolo di Avane per capire cosa fosse successo. E dopo quasi un anno è arrivata la sentenza. In parte insomma, i ragazzi hanno avuto ragione, il referto dell’arbitro è stato superficiale perché come da lui stesso dichiarato i calciatori dopo due o tre minuti erano tornati in campo e la partita poteva ricominciare. Così come si legge sulla sentenza pubblicata sul bollettino Figc per il fischietto dell’Aia di Firenze Alessandro De Vitiis è arrivato uno stop di un mese da qualsiasi attività.

Per una volta il cartellino rosso è stato sventolato a lui. «Per noi si tratta di una liberazione - spiega Carlo Zani, ds dell’Avane – abbiamo passato un anno difficile. Ci hanno dipinti come banditi, delinquenti, ci hanno chiamato da tutta Italia. Finalmente giustizia è stata fatta, si è capito che quel referto arbitrale era sbagliato. La colpa non credo sia nemmeno dell’arbitro, un ragazzo giovane, ma del sistema arbitrale che non tutela i fischietti e le società. Adesso siamo più sereni, abbiamo passato periodi difficili. I ragazzi, che oggi giocano tutti nella squadra Juniores, avevano subito un contraccolpo psicologico. I genitori si erano allontanati, abbiamo perso anche dei dirigenti. Adesso per noi è un nuovo inizio». «L’Avane è una società seria – aggiunge Zani - non ci interessano i risultati ma crescere i ragazzi. Da poco abbiamo organizzato qui al circolo un corso allenatori Uefa C e quattro dei nostri mister hanno preso il patentino con buoni voti». Insomma alla fine anche gli arbitri possono sbagliare.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani