È vietato divulgare i nomi dei trapiantati, ma possono essere trovati con indagini e appelli
La normativa attuale non permette ai familiari di sapere a chi sono andati gli organi del proprio caro. Attraverso la rete nazionale trapianti si possono raccogliere alcune informazioni: quanti e...
La normativa attuale non permette ai familiari di sapere a chi sono andati gli organi del proprio caro. Attraverso la rete nazionale trapianti si possono raccogliere alcune informazioni: quanti e quali organi o tessuti sono stati trapiantati, a quante persone e come stanno. Ma i nomi non vengono mai fatti: è vietato, anche se poi, in alcuni casi, le famiglie si incontrano percorrendo strade alternative, fatte di “indagini” e appelli. Una scelta nata per non far passare il messaggio che la persona che ha ricevuto l’organo finisca per rappresentare quella che è morta. La legge 91 del 1999, vieta al personale sanitario di rivelare l’identità dei trapiantati. E c’è un decreto ministeriale, del 19 novembre 2015, che ribadisce questo concetto, rifacendosi anche alla legge sulla privacy. Questo vuol dire che è impossibile che le aziende sanitarie mettano in contatto diretto un trapiantato e la famiglia del donatore.
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