Italia
Chicchi tostati alla vecchia maniera, la sfida de I Due Mori
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Lo staff de I Due Mori A Fucecchio la torrefazione di piazza Montanelli lavora il caffè dal 1926, utilizzando legna d'acacia e tanta pazienza
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FUCECCHIO. Rigorosamente con la cottura a legno, meglio se con legna d’acacia. A Fucecchio, nella terra del Palio e di Montanelli, esiste – e resiste – una delle ultime torrefazioni “di una volta”, nata nel 1926.
Un’attività che fa parte della tradizione locale, nel senso che – col passare dei decenni – il caffè de “I due Mori” è diventato un appuntamento quasi fisso per i fucecchiesi (e non solo). Oggi la torrefazione è gestita da Massimo Meacci, insieme alla sua famiglia (la moglie Giuliana Donati e i figli Simona ed Alessandro). Tutti insieme, con vari compiti, portano avanti questa “missione caffè” in piazza Montanelli, la principale del paese, dove insistono alcune delle attività storiche della città. «La storia di questa torrefazione – racconta Meacci – ha inizio ufficialmente nel 1926, quando era gestita dai due fratelli Mori (da cui il nome ndr). Poi è subentrata la mia famiglia, prima mio fratello e poi io con mia moglie e i miei figli».
L’anima della torrefazione fucecchiese – una delle poche rimaste in Toscana a cuocere il caffè a legna – è la macchina torrefattrice, che ha oltre 50 anni di onorato servizio. Un macchinario inanimato che però potrebbe raccontare tanto e senza il quale non sarebbe possibile estrarre da quei chicchi verdi “la magia del caffè”. In una stanza attrezzata appositamente una serie di tubazioni, cestelli, forni e miscelatori la macchina torrefattrice permette di passare dal chicco di caffè al prodotto finale, che poi viene venduto direttamente nel bar. La materia prima può arrivare dal Brasile, come dall’Honduras, dall’India e da Portorico. E ogni particolare lavorazione dà origine ad aromi e sapori differenti.
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«E’ un lavoro complicato – continua a spiegare Meacci – dove anche pochi secondi possono fare la differenza tra un prodotto buono e uno meno buono. La tostatura è un’arte e più lenta è migliore è il risultato. Ci vogliono passione e pazienza». Meacci racconta che – rispetto agli anni d’oro – si tosta meno, perché il volume d’affari è diminuito. La torrefazione di Fucecchio è una delle poche rimaste a continuare a portare avanti questa tradizione. I “vecchi” di Fucecchio possono confermare che – quando la torrefazione tostava – a seconda del vento in alcuni punti di Fucecchio arrivava l’aroma di caffè. Un qualcosa che va avanti ancora oggi, nonostante i tempi siano cambiati. Detto questo la torrefazione rimane una delle attività storiche “superstiti” del centro di Fucecchio, che in questo caso può contare sul ricambio generazionale, visto che quando i genitori decideranno di godersi la pensione al loro posto potranno subentrare i figli.
Così la “tradizione” del caffè fucecchiese non si interromperà. Quest’anno, infine, la torrefazione si è messa a disposizione per fornire il caffè per le ceste natalizie degli ortolani coraggiosi, allo scopo di sostenere le attività dei ragazzi con disabilità della casa di Ventignano, insieme ad altre attività storiche di Fucecchio.
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