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Boom di precari e partite iva, gli edili pagati 5 euro l'ora
Marco Pagli
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Il primo maggio a EmpoliLa Cgil all'attacco: «Finiti gli incentivi del Jobs Act tutti i nodi sono venuti al pettine»
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EMPOLI. Dove arretra la morsa di licenziamenti e chiusure avanza la precarietà e l’utilizzo del lavoro interinale. Boom di contratti a termine nell’agroalimentare, trasformazioni di dipendenti in avventizi in agricoltura, interruzione delle stabilizzazioni nel mondo delle cooperative degli appalti pubblici, boom di partite iva nell’edilizia, corrosione delle retribuzioni nei servizi e proliferare dei tirocini e degli stage nel commercio.
Jobs Act e non solo. Questo il quadro del 2017 tracciato dal sindacato. Un quadro che, al netto di vicende emblematiche come il fallimento della Maestrelli e la contestuale perdita di decine di posti di lavoro, non ha più i tratti dell’annus horribilis come da un quinquennio a questa parte. Ma che segna un cambio di passo deciso nella qualità dei rapporti di lavoro. In questo senso, a braccetto con le modifiche introdotte dalla riforma del lavoro (su tutte la cancellazione della causalità per l’applicazione dei contratti a termine) sono andati e continuano ad andare fenomeni come l’esplosione degli appalti e la continua gara al ribasso nelle offerte.
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Agroalimentare. «Quando sono terminati gli incentivi alle assunzioni introdotti dal Jobs Act sono venuti al pettine tutti i nodi che avevamo denunciato fin dall’inizio – attacca Francesco Baccanelli della Flai Cgil – nel settore agroalimentare, a fronte di grandi realtà dove la situazione è rimasta stabile, ci sono moltissime piccole e medie imprese che hanno nettamente incrementato il ricorso al lavoro a somministrazione. Si tratta di un comparto che occupa circa 1.500 persone e l’aumento dei contratti a termine è stato del 20% rispetto all’anno precedente. Ovviamente la responsabilità di questa situazione ricade sulla cancellazione della causalità per l’utilizzo dei contratti interinali: finora per utilizzarli servivano delle motivazioni ben precise, adesso invece non vengono più richieste».
Agricoltura. Effetti simili, seppure a differenti condizioni, si riscontrano anche in agricoltura. «Il tessuto è costituito di piccole imprese agricole che danno lavoro ad oltre mille persone – prosegue Baccanelli – ma in questi mesi abbiamo assistito a decine di licenziamenti di lavoratori con contratti a tempo indeterminato per riassumerli come avventizi agricoli. Un fenomeno che si accompagna all’esplosione degli appalti e a tutti gli effetti collaterali del caso: lavoro grigio e in alcuni casi caporalato».
Edilizia choc. Due piaghe che affliggono anche un altro settore per anni autentico traino: l’edilizia. «Qui il dato più preoccupante è il boom delle partite Iva, che sono raddoppiate in un anno – afferma Paolo Grasso della Fillea Cgil – le ditte medio-piccole licenziano quando non chiudono, con 4-5 procedure di cassa integrazione a settimana, e chi si ritrova senza lavoro si mette in proprio alimentando una corsa al ribasso folle: siamo arrivati a lavorare per 5 euro l’ora, mentre sono triplicate le squadre di lavoratori stranieri che sono vittima dei caporali».
Commercio. Ma se ci si sposta nei servizi la situazione non cambia di molto, anzi. È il caso del commercio, ad esempio, interessato ieri da uno sciopero per il mancato rinnovo del contratto nazionale. Qui è l’introduzione di tirocinanti e anche studenti a determinare un abbassamento dei livelli. «Ormai le grandi catene hanno sostituito vere e proprie fette di manodopera con stage spesso finanziati da Stato e Regione oppure attraverso l’alternanza scuola-lavoro – spiega Donatella Galgani della Filcams Cgil – mentre nell’industria i lavoratori non sono solo più precari, ma anche più ricattabili: gli orari contrattuali non sono rispettati e a fronte di minori commesse vengono tolti pezzi di stipendio, come ferie e permessi. Se l’azienda committente riduce i finanziamenti all’appaltatore, il prezzo lo pagano i lavoratori».
Coop e servizi. E arriviamo ad un altro grande bacino di giovani, da 1.500 dipendenti: le cooperative che operano negli appalti pubblici. Qui le stabilizzazioni sono sempre più un miraggio. «La cancellazione della causalità ha fatto sì che si sia interrotto il percorso di continuità che esisteva fino a pochi anni fa – spiega Beatrice Ciofi, Fp Cgil – le decine di tempi determinati attivati annualmente in mense, case di riposo e strutture sanitarie non vengono quasi mai trasformati perché c’è un ricambio continuo e in questo modo si dà un colpo di grazia anche alla professionalità del lavoro».
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