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Veltroni riempie il Muve ma non è un raduno Pd

Veltroni riempie il Muve ma non è un raduno Pd

L’ex segretario presenta il nuovo libro: «La politica deve trasmettere emozioni Nazionale? Paga solo il ct: metafora di un Paese in cui tutto cambia e nulla cambia»

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EMPOLI. C’era una bella fetta del Pd empolese capitanata dal segretario regionale Dario Parrini e dalla sindaca Brenda Barnini. Ma l’incontro con Walter Veltroni al Museo del vetro non ha avuto il sapore di un’adunata di partito in un momento in cui l’ex segretario ed ex ministro è tornato a essere figura centrale sulla scena politica (ma non solo) con i suoi accorati appelli a favore dell’unità del centrosinistra in vista delle elezioni politiche del 2018.

La serata al Muve ha avuto un sapore principalmente letterario, come da programma della libreria “Rinascita”, con la presentazione del nuovo libro di Veltroni dal titolo “Quando” (edizioni Rizzoli). All’incontro, oltre alla sindaca che intervistava lo scrittore Veltroni, c’erano il segretario del Pd empolese Lorenzo Cei e quello della federazione Jacopo Mazzantini, alcuni assessori, l’ex deputato Alberto Fluvi. E altre 150 persone sedute anche sulle scale della grande sala. Non un sindaco di un altro Comune dell’Unione, o altri esponenti di spicco del partito come Vittorio Bugli o Laura Cantini. Forse a conferma di un clima, anche a livello locale, in cui si sta in attesa di eventi. E dove c’è smarrimento perché la declamata “vocazione maggioritaria” del partito sta lasciando il posto alla scelta delle alleanze.

Non per questo, però, non si è parlato di politica. Anzi. E lo si è fatto in termini di idee, di quella politica, come ha detto Veltroni, che «deve dare delle emozioni». E non col pensiero alle prossime politiche e con la preoccupazione della nascita «di una Margherita da un lato e di un Ds bonsai dall’altro», come ha detto di recente l’ex segretario del Pd. Veltroni ha spiegato che l’estrema semplificazione ci viene offerta dall’avanzata della tecnologia «che ci abitua a ridurre tutto a un pollice su o giù, come si faceva al Colosseo, al bianco o al nero, senza cercare una soluzione»; come avviene nella politica attuale «dove non si trova più l’incontro di due verità per costruirne una terza». E non c’è più spazio per il dubbio: condizioni che «mettono a rischio la democrazia», con la complicità dell’anonimato, «diventato un problema civile, con le offese che entrano in circolo e avvelenano l’aria». Poi Barnini che anche se non è un’appassionata di calcio, «ma ormai ne parlo continuamente, per la vicenda-stadio», sposta l’obiettivo sul fallimento della Nazionale, dopo che Veltroni poche ore prima aveva escluso un suo impegno in prima persona nel rilancio del calcio italiano: «Do un contributo tifando e scrivendo sui giornali, altro non è per me». Ma al Muve lancia una stoccata a Carlo Tavecchio, rimasto al timone della Figc: «Hanno tolto ai bambini la gioia dei Mondiali. Il ct Gianpiero Ventura ha sbagliato, ma le responsabilità non sono soltanto sue. Quello che sta accadendo è una metafora di un Paese in cui tutto cambia e nulla cambia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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