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Una fattoria di 25 ettari per gli ortolani coraggiosi
I ragazzi autistici potranno vivere e lavorare in un podere del Comune Firmato il patto, ora è caccia ai finanziamenti per concretizzare il piano triennale
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FUCECCHIO. Creare un luogo dove gli “ortolani coraggiosi” possano vivere e lavorare, in maniera stabile. Dove mangiare, dormire e lavorare. Un progetto ambizioso che – se andasse in porto – rappresenterebbe uno step ulteriore per quanto riguarda l’inclusività. Perché a Fucecchio è stato firmato il protocollo d’intesa che impegna i sottoscrittori (Cooperativa Sinergica, Autismo Toscana, Comune di Fucecchio e Casa di Ventignano) a lavorare per far sì che questa idea passi dalla teoria alla pratica, con la realizzazione della cosiddetta “Fattoria Sociale”, evoluzione del progetto degli ortolani coraggiosi. Intanto è stato individuato il podere, che rientra fra quelli dell’ex Opera Pia: è il podere “Le Colmate”, in zona Padule.
Venticinque ettari di terreno rientrati nella disponibilità del Comune, che l’ente stesso vuole riqualificare, magari attraverso progetti legati all’agricoltura. E proprio in questo senso va la “Fattoria sociale”, anche se ovviamente dovranno essere reperiti i fondi necessari, tramite specifici bandi: «È un progetto a cui teniamo molto – spiega Marino Lupi, presidente di Autismo Toscana – e che se realizzato rappresenterebbe un grosso passo in avanti. Al momento siamo al protocollo d’intesa ma vogliamo andare avanti, insieme a tutti i soggetti coinvolti, perché convinti della bontà dell’idea da cui deriva tutto questo». Il progetto – come si legge nel protocollo – si articola in tre anni. Nel primo anno: individuazione e acquisizione di una fattoria per un periodo lungo, in un contesto extra urbano (come quella del podere Colmate), da adibire ad abitazione secondo i criteri definiti della legge sul “Dopo di Noi”, collocata in un contesto di terreni agricoli da coltivare attraverso la cooperativa sociale; poi il coinvolgimento finanziario delle famiglie che potrebbero costituirsi in fondazione di partecipazione. Per quanto riguarda il secondo anno, invece: avvio lavori di ristrutturazione della fattoria e/o adeguamento alle esigenze di un cohousing, che interesserà non solo le persone disabili in una soluzione abitativa, ma anche persone senza disabilità. Infine nella terza annualità: condivisione di verifiche, obiettivi, azioni e metodologia con la persona con disabilità e la sua famiglia, con il coinvolgimento di tutte le figure di riferimento della persona; formazione del “gruppo–casa” per la fattoria sociale; sperimentazione di convivenza simile alla futura modalità di cohousing; sperimentazione di periodi medio-lunghi dei gruppi–casa in appartamenti con supporto che potrebbero diventare l’abitazione stabile; completamento lavori di ristrutturazione e acquisto arredi; effettivo passaggio ad un contesto abitativo nuovo diverso dal nucleo familiare di provenienza delle persone con disabilità.
Marco Sabia
Venticinque ettari di terreno rientrati nella disponibilità del Comune, che l’ente stesso vuole riqualificare, magari attraverso progetti legati all’agricoltura. E proprio in questo senso va la “Fattoria sociale”, anche se ovviamente dovranno essere reperiti i fondi necessari, tramite specifici bandi: «È un progetto a cui teniamo molto – spiega Marino Lupi, presidente di Autismo Toscana – e che se realizzato rappresenterebbe un grosso passo in avanti. Al momento siamo al protocollo d’intesa ma vogliamo andare avanti, insieme a tutti i soggetti coinvolti, perché convinti della bontà dell’idea da cui deriva tutto questo». Il progetto – come si legge nel protocollo – si articola in tre anni. Nel primo anno: individuazione e acquisizione di una fattoria per un periodo lungo, in un contesto extra urbano (come quella del podere Colmate), da adibire ad abitazione secondo i criteri definiti della legge sul “Dopo di Noi”, collocata in un contesto di terreni agricoli da coltivare attraverso la cooperativa sociale; poi il coinvolgimento finanziario delle famiglie che potrebbero costituirsi in fondazione di partecipazione. Per quanto riguarda il secondo anno, invece: avvio lavori di ristrutturazione della fattoria e/o adeguamento alle esigenze di un cohousing, che interesserà non solo le persone disabili in una soluzione abitativa, ma anche persone senza disabilità. Infine nella terza annualità: condivisione di verifiche, obiettivi, azioni e metodologia con la persona con disabilità e la sua famiglia, con il coinvolgimento di tutte le figure di riferimento della persona; formazione del “gruppo–casa” per la fattoria sociale; sperimentazione di convivenza simile alla futura modalità di cohousing; sperimentazione di periodi medio-lunghi dei gruppi–casa in appartamenti con supporto che potrebbero diventare l’abitazione stabile; completamento lavori di ristrutturazione e acquisto arredi; effettivo passaggio ad un contesto abitativo nuovo diverso dal nucleo familiare di provenienza delle persone con disabilità.
Marco Sabia
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