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Ragazza aggredita, parla il testimone: «Non si capiva il colore dei capelli per il sangue in testa» - Video
Il racconto dell’uomo che l’ha trovata seduta tra le foglie: «Non parlava, stava accovacciata con la testa tra le gambe»
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EMPOLI. Accovacciata con la testa tra le gambe. Irrigidita e infreddolita. Ma soprattutto: «Non capivo di che colore aveva i capelli perché era piena di sangue in testa». Queste le parole con cui l’ha descritta una delle persone che nella mattinata di sabao 14 ottobre hanno soccorso la ragazza di 17 anni, nel parco dell'Ambrogiana, dopo che era stata aggredita nel viale Umberto Primo. Si chiama Andrea Manzione e abita poco lontano dal luogo in cui è stata trovata la ragazza.
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«Verso le 6,45 sono uscito per portare fuori il cane come faccio sempre - racconta - all’inizio del viale ho trovato un paio di scarpe bianche, marca Adidas, e le ho prese perché sono uguali a quelle di mia figlia che venerdì sera era andata da un’amica che abita proprio all’altezza del luogo in cui erano state lasciate. “Forse, per gioco, le avranno buttate fuori dalla finestra”, ho pensato. Poi, però, poco lontano ho visto una striscia di sangue». Le scarpe non erano della figlia, come ha capito dopo, ma della ragazza aggredita. «Allora sono andato avanti - continua Manzione - C’era una giovane donna che vedo tutte le mattine nel viale e che mi diceva agitata “C’è una ragazza che sta male”. E infatti era seduta, tra le foglie, subito dopo il sottopassaggio della linea ferroviaria. Con una felpa e un paio di jeans con strappi da cui si vedevano calze nere a rete. «Le abbiamo chiesto come stava, come si sentiva - spiega ancora Manzione - ma lei non riusciva a parlare, neppure poi con i dottori lo ha fatto. Ed era così irrigidita che non riuscivano neppure a farla distendere. Ed era, appunto, scalza».
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«Con la ragazza che era arrivata per prima e aveva chiamato i soccorsi abbiamo cercato il suo cellulare - spiega - per cercare di avvertire i genitori, ma non lo abbiamo trovato. Non aveva neppure la borsa». Poi l’hanno portata all’ospedale. «Ho dato le scarpe ai soccorritori della Misericordia - conclude Manzione - e poi in tarda mattinata ho letto la ricostruzione di quello che era accaduto, un fatto davvero brutto».
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