Padule, raccolta di firme per salvare il Centro
L’appello delle associazioni fucecchiesi al sindaco Spinelli: «È necessario cercare finanziamenti per mantenere le funzioni didattiche e di ricerca»
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FUCECCHIO. Anche le associazioni fucecchiesi e del Valdarno si muovono per tentare di salvare il centro di ricerca, documentazione e promozione del Padule di Fucecchio, con sede a Castelmartini (Larciano). Fondazione I Care, Italia Nostra (sez. Medio Valdarno) e Cai (Club Alpino Italiano) hanno sottoscritto e promosso un appello - con tanto di raccolta firme, che partirà nei prossimi giorni - affinché questa esperienza ultraventennale non vada a morire per mancanza di fondi. Il documento è firmato dall'architetto (ed ex assessore a Fucecchio) Paolo Sordi, dal professor Alberto Malvolti per Italia Nostra e da Marco Guiducci per il Cai. Ecco l'appello, nel quale si chiede - tra le altre cose - al sindaco di Fucecchio Alessio Spinelli di intervenire:« Il Centro da oltre vent’anni ha svolto importanti attività scientifiche, a cui si sono affiancate attività complementari, che vanno dall’educazione ambientale, svolta a tutti i livelli, e dal mantenimento in vita dei saperi tradizionali (la raccolta e l’intreccio delle erbe palustri), fino alla ricerca in ambito naturalistico e storico e alla promozione turistica. Il centro partecipa inoltre da tempo anche alla realizzazione di numerosi progetti tecnici per la salvaguardia del Padule e delle aree protette che fino ad oggi vi sono state costituite. Tutto ciò grazie all’impegno dei rappresentanti dei Comuni e delle associazioni che ne fanno ancora parte e grazie all’impegno dei due dipendenti che lavorano con passione e competenza spesso ben oltre le mansioni ad essi affidate, coinvolgendo anche numerosi volontari». «L’esistenza - continuano - di questa struttura è ora messa in discussione per il fatto che è venuto meno il principale sostegno finanziario, quello erogato dalla Provincia di Pistoia, che finora aveva un devoluto un contributo annuale decisivo per la vita del centro, al quale restano oggi solo le quote dei Comuni e delle associazioni aderenti. Ciò ha comportato il rischio incombente della cancellazione del rapporto di lavoro con i due dipendenti, mentre si delinea anche l’eventualità di una frammentazione gestionale di beni e strutture del Centro che sarebbero assegnate ai diversi Comuni dell’area o ad altri soggetti, una soluzione che preluderebbe alla fine delle attività di questo ente condotte con la necessaria prospettiva unitaria, anche di lungo periodo. Quindi, auspicando il rientro nel centro delle amministrazioni comunali e delle associazioni che hanno ritirato la propria adesione, chiediamo al sindaco di Fucecchio di ricercare finanziamenti volti al mantenimento delle funzioni fin qui svolte ed in particolare delle attività didattiche e delle visite rivolte agli studenti di scuole di vari ordini e grado». Ma l'appello non si ferma a livello locale: «Auspichiamo inoltre che la Regione, voglia riconsiderare la propria posizione in merito al futuro del centro di ricerca in primo luogo finanziandone stabilmente l’attività, e, nell'immediato, cercando di conservare il rapporto con i due dipendenti che hanno fin qui svolto egregiamente i propri compiti». (m.s.)
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