Italia
Caporali pronti a reclutare i migranti per pochi spiccioli
La nuova frontiera dello sfruttamento nell'Empolese Valdelsa. Le aziende in crisi per colpa del meteo spalancano le porte alla giungla dei terzisti. Baccanelli (Cgil): «C’è chi in 8 mesi di lavoro nei campi non ha visto una busta paga»
EMPOLI. La crisi attanaglia il settore agricolo e lo sfruttamento nelle campagne dilaga. Ad aggravare una situazione già difficile da tempo, quest’anno ci sono stati anche gli eventi atmosferici invernali e un’estate torrida senza acqua. Così è incrementato il ricorso delle aziende del comparto – per lo più piccole e piccolissime – a ditte di terzisti che reclutano lavoratori senza contratti e senza tutele per lavorare nei campi. L’ultima frontiera è quella dell’utilizzo di migranti richiedenti asilo ospitati nei centri di accoglienza. Un’indagine della procura di Prato, partita lo scorso anno, ha già fatto luce sul fenomeno. E intanto alcuni tentativi di reclutamento sono stati effettuati nel circondario.
In ogni caso quello che emerge è un quadro fatto di persone disposte a lavorare per pochi euro e sotto il ricatto continuo dei caporali. E dall’altro lato della barricata una parte del tessuto produttivo locale pronto ad affidare lavori a ditte che propongono prezzi concorrenziali, senza effettuare nessuna verifica. «Il settore è in crisi da anni – spiega Francesco Baccanelli della Flai Cgil – e quest’anno è ancora più sotto pressione a causa degli eventi atmosferici degli ultimi mesi: la ghiacciata durante l’inverno e la siccità che ha contraddistinto i mesi estivi. Ciò ha rafforzato un fenomeno già presente, che è quello dello sfruttamento dei lavoratori inquadrati nel sistema degli appalti agricoli». Gli sfruttati della terra vengono “assunti” con contratti a chiamata che rimangono sulla carta o addirittura a nero, senza nessun tipo di accordo scritto. Sono in molti casi stranieri, lavoratori disposti a tutto pur di poter portare a casa uno stipendio misero.
«Uno degli ultimi casi che ci hanno segnalato riguarda un lavoratore straniero che è stato assunto a gennaio da una ditta di Montelupo intestata ad un suo connazionale – continua Baccanelli – per lavorare nei campi. Da allora questo lavoratore non ha mai ricevuto uno busta paga, ma è stato pagato a nero sulla base di un accordo verbale. E come lui altre dieci-quindici persone chiamate a prestare lavoro quando c’era bisogno. Ovviamente più sei disperato e più rischi di finire in queste dinamiche. A Prato è emerso addirittura il coinvolgimento di profughi ospitati nei centri, che risultano ancora meno tutelati da questo punto di vista. E, alla luce di ciò, il rischio che si verifichino fenomeni simili nell’Empolese Valdelsa esiste. A monte ci sono piccole aziende, la principale tipologia in un settore che conta centinaia di realtà poche delle quali strutturate, che per risparmiare affidano parte del lavoro nei campi a ditte terziste che propongono pacchetti a prezzi stracciati».
Cosa ci sta dietro preferiscono non domandarselo, basta che alla fine dei giochi venga presentata loro una fattura. Tuttavia, con l’approvazione della legge sul caporalato che richiama la responsabilità in solido delle aziende, a rischiare sono anche i titolari delle attività agricole. «Non sempre è facile smascherare l’illegalità delle ditte terziste – prosegue – ma di sicuro il primo segnale arriva dai prezzi stracciati a cui sviene proposto il lavoro. Più il costo da sostenere è basso più aumenta il rischio che a rimetterci siano i lavoratori e i loro diritti. Ovviamente stiamo parlando solo di una parte delle centinaia di aziende del settore. Purtroppo questo comportamento danneggia proprio quella parte produttiva sana, che fa sacrifici e si ingegna per produrre in maniera equa e legale».
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