Il Tirreno

Empoli

Ogni due giorni chiude un’azienda

di Marco Pagli
Cartelli vendesi e affittasi vicino a una ditta: il segnale inequivocabile della crisi (Foto agenzia Carlo Sestini)
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Cartelli vendesi e affittasi vicino a una ditta: il segnale inequivocabile della crisi (Foto agenzia Carlo Sestini)

Empoli: dati negativi nel circondario, in sei mesi scomparse 80 ditte. Secondo la Camera di Commercio dal 2012 sono sparite 500 realtà produttive

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EMPOLI. Il tessuto produttivo dell’Empolese Valdelsa continua a perdere pezzi. Nei primi sei mesi dell’anno sono scomparse oltre ottanta aziende, praticamente una ogni due giorni. Una moria che non sembra arrestarsi e che colpisce principalmente il comparto artigiano: quasi il 90% di quelle chiuse appartengono a questa categoria. L’andamento risulta ancora più evidente se si allarga lo sguardo a quanto accaduto negli ultimi cinque anni. Quello che emerge è la perdita di oltre 500 realtà produttive nell’area tra la metà del 2012 e la metà di quest’anno.

I dati sulla demografia delle imprese provengono direttamente dal focus redatto a cadenza trimestrale dalla Camera di commercio di Firenze. Numeri che testimoniano come la tenuta imprenditoriale del territorio continui a rappresentare un tasto dolente, malgrado le buone previsioni riguardo alla ripresa economica. Le cessazioni, principalmente legate alla crisi economica, superano i nuovi avviamenti e il saldo si mantiene negativo. "A leggere i dati spesso sembra di essere di fronte a grosse contraddizioni – spiega Rossano Rossi, segretario provinciale Cgil – Da una parte viene certificata una leggera ripresa del Pil e dall’altra abbiamo risultanze negative sul fronte dell’occupazione e della tenuta produttiva. In realtà, questo andamento spiega bene una dinamica che si sta rafforzando negli ultimi anni, la sempre più marcata polarizzazione della ricchezza e della capacità d’investimento delle aziende. Insomma, tendono a crescere le realtà più grandi che spesso fagocitano quelle più piccole. E non è un caso se siano le imprese artigiane quelle che faticano di più".

Guardando alla situazione nei diversi settori produttivi, "si rilevano incrementi nelle consistenze delle sedi di imprese attive di svariate aree economiche – si legge nella relazione della Camera di commercio – in pratica riconducibili ai servizi alle imprese e alle persone. Tra gli aggregati più numerosi tengono manifatturiero e commercio, ripiegano agricoltura, costruzioni e attività immobiliari". Altra particolarità riguarda i diversi tipi di imprenditoria. Cresce e si rafforza (con un +2, 7% rispetto ad un anno fa) l’imprenditoria straniera, che rappresenta quasi un sesto del tessuto produttivo locale. I settori dove è più forte sono quelli del commercio e della manifattura (principalmente per quanto riguarda il tessile).

Più sfaccettata, invece, la situazione dell’imprenditoria femminile, che fa registrare una diminuzione di attività in agricoltura e nei servizi immobiliari. Mentre tiene nel commercio e realizza buone performance nelle attività dei servizi e nel settore ricettivo e della ristorazione. Si ridimensiona, infine, la popolazione di imprese giovanili, per una flessione su base annua del 4, 6%: a penalizzarle principalmente il calo numerico subìto nei due settori più importanti in termini di quote percentuali: costruzioni (-10%) e commercio (-5, 9%).

A livello territoriale la situazione non è omogenea, con territori dove si registra nel semestre un incremento e altri dove c’è una flessione evidente. Nel primo gruppo si trova, ad esempio, Empoli, dove il saldo è di un +17 aziende. Sempre in rialzo Castelfiorentino (+7) e Cerreto (+2). Segno meno, invece, per tutti gli altri comuni: una ventina di imprese in meno a Certaldo, Gambassi, Montaione e Montespertoli. Quattordici in meno a Vinci e a Fucecchio e tre a Montelupo.

 

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