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Empoli

enti e risparmi

Il Comune unico vale 90 milioni. La Cgil ai sindaci: «Basta rinvii»

di Marco Pagli
Rossano Rossi durante un comizio
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Rossano Rossi durante un comizio

La cifra sarebbe garantita all'Empolese Valdelsa dagli incentivi statali e regionali per i prossimi dieci anni. Rossano Rossi: «Riorganizzare l’area come una grande città, solo così avremo più peso politico»

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EMPOLI. Il comune unico porterebbe sul territorio quasi 90 milioni di euro in dieci anni. L’ordine del giorno votato in questi giorni dal consiglio comunale di Empoli per incentivare le fusioni (da stabilire come, quanti e quando) attraverso l’istituzione di una commissione permanente all’Unione, riapre una discussione inaugurata alla vigilia delle ultime elezioni amministrative e rimasta, almeno nei corridoi dei palazzi comunali, finora dormiente.

A rilanciare la discussione è la Cgil, che propone appunto non alcune fusioni tra enti limitrofi, ma la creazione di un vero e proprio comune unico. Una scelta che aprirebbe le porte ad un fiume di denaro in entrata nell’Empolese Valdelsa. Per ogni fusione, infatti, sono previsti incentivi a più livelli. Dallo Stato arriverebbe un raddoppio degli incentivi, raggiungendo la soglia del 20% sulla base dei trasferimenti del 2010 per dieci anni. Nel circondario in quell’anno arrivarono dal Tesoro oltre 36 milioni di euro totali: di questi, in caso di fusione in un solo comune, ne tornerebbero 7,5 ogni anno per i prossimi dieci anni. Agli incentivi statali vanno aggiunti quelli regionali: da Firenze, infatti, arriverebbero 250mila euro per cinque anni per ogni ente coinvolto nell’accorpamento. Altri quasi 14 milioni di euro che arriverebbero nel circondario. In tutto si tratta di poco meno di 90 milioni di euro spalmati in 10 anni. Senza contare la possibilità di sforare il patto di stabilità per la parte degli investimenti e per quella delle assunzioni nella pubblica amministrazione.

«La discussione sull’accorpamento istituzionale è come un fiume carsico – attacca Rossano Rossi, segretario provinciale Cgil – viene fuori nei periodi lontani dalle elezioni e poi quando ci si avvicina alle tornate elettorali magicamente scompare. Noi siamo stati tra i primi a investire su questa discussione, già prima delle ultime amministrative. Credo che l’odg votato dal consiglio comunale di Empoli sia importante, adesso speriamo che ci sia una continuità di azioni: serve più coraggio». La strada proposta dal sindacato è quella della fusione amministrativa degli undici comuni in un solo ente. Una soluzione che imporrebbe un cambiamento di assetto, ma che preserverebbe le singole specificità territoriali. «Pensiamo ad un comune unico – prosegue Rossi – che gestisca le principali funzioni amministrative e abbia un cervello comune. Ma questo non implica il centralismo delle decisioni e l’annichilimento dei territori: il modello dovrebbe essere quello delle grandi città, dove ogni area ha un municipio che viene regolarmente eletto».

Ma l’aspetto economico non sarebbe il solo beneficio alimentato dal processo di fusione in un solo ente. «Anche a livello politico – continua – questa scelta darebbe un peso maggiore nelle decisioni a livello più alto. La riforma costituzionale, che è stata fortunatamente bloccata dal referendum, ha prodotto lo stesso un riassetto con la creazione di città metropolitane che non rispecchiano le affinità territoriali: tutto ruota intorno a Firenze con una marginalizzazione dei territori. E per di più senza che i cittadini possano votare, con un vulnus profondo alla democrazia. Dovremmo puntare, invece, sulla centralità dell’asse Firenze-Pistoia-Prato per integrare i poli infrastrutturali come l’aeroporto di Pisa e il porto di Livorno. Consideriamo che con la nuova 429 il collegamento tra l’Empolese e la Valdelsa sarebbe ancora più rapido. Inoltre l’intera area ha una storia di sistemi di produzione, di attitudine all’innovazione che è comune. Questo dovrebbe far pensare che la fusione delle undici amministrazioni non è uno sconvolgimento, né uno snaturamento delle specificità territoriali, ma solo un cambiamento necessario e positivo».

 

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