Il Tirreno

Empoli

Addio Lastraioli storico e decano degli avvocati

di Paolo Santini
Addio Lastraioli storico e decano degli avvocati

Il direttore del Bullettino aveva 84 anni oggi il funerale nella chiesa di Ponte a Elsa 

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EMPOLI. Con la sua morte finisce un’epoca. Empoli, nell’alba di un giorno triste, si è svegliata all’improvviso molto più povera e con la consapevolezza di veder partire uno dei suoi figli più illustri. Con la morte di Giuliano Lastraioli, – avvocato, storico, ma ogni definizione sarebbe davvero riduttiva e sottrarrebbe qualcosa alla straordinaria personalità dell’erudito empolese – viene a mancare una voce critica e autorevole simbolo di una generazione, quella nata prima della guerra.

Fine conoscitore di Empoli, e soprattutto degli empolesi, non ha mai smesso di indagare sul carattere dei suoi concittadini, raccontandolo spesso in modo canzonatorio e ironico. Lo ricordiamo sempre al centro del dibattito sulle questioni storiche, locali ma non solo.

Tante le occasioni di approfondimento che hanno portato risultati significativi dal punto di vista della discussione storiografica, come la lunga battaglia condotta per appurare e veder riconosciute le vere responsabilità della strage del duomo di San Miniato nel 1944 (dove il 22 luglio furono i tiri d’artiglieria americani a uccidere i civili inermi), o l’altrettanto importante approfondita disamina sui fatti di Empoli del marzo 1921, che coinvolse Lastraioli, reduce da studi inediti inconfutabili appena pubblicati con fonti di prima mano, in una vivace conversazione corredata di scambio epistolare e giornalistico con il professor Paolo Pezzino; rammentiamo bene la sera della proiezione di “Empoli 1921, film in rosso e nero” presso l’archivio storico comunale, con infuocata conseguente discussione, e Lastraioli che appena uscito dalla sala apre l’ombrello e offre protezione dalla pioggia incessante a Pezzino, che accetta di buon grado. Correva l’anno 2008. Giuliano Lastraioli era questo.

Direttore scientifico del Bullettino Storico Empolese, era stato fra i fondatori della rivista nel lontano 1957 e aveva da poco celebrato i sessant’anni di attività editoriale con la presentazione del volume XVII, nel quale aveva pubblicato un saggio dal titolo “Luparello riabilitato”, gustosa analisi sul leggendario traditore che nel 1370 permise la caduta di San Miniato nelle mani di Firenze attraverso l’indicazione al nemico della via più agevole per farlo entrare all’interno delle mura cittadine. Impossibile ricordare qui tutta la sua sterminata produzione pubblicistica, fra saggi, articoli, volumi e interventi da vario genere.

Quando Lastraioli, sul neonato “Bullettino”, nel 1960 scriveva “Empoli tra Feudo e Comune”, erano ben di là da venire tante correnti storiografiche, doveva scorrere ancora tanta acqua in Arno prima di veder sorgere nuove idee e far salire alla ribalta della scena i santoni della “microstoria”. E tanti di quei paludati docenti universitari all’epoca non avrebbero pensato di doverci tornare in Arno, tanto meno a risciacquare i loro panni, piuttosto insozzati dagli atteggiamenti di superiorità durati per decenni nei confronti di chi si qualificava con orgoglio “studioso di storia locale”.

«Quando la storia locale è ben fatta, non è più storia locale. È storia tout court» amava affermare Lastraioli, e alla fine ha avuto ragione, tanto è vero che oggi nessuno si pone più il problema. Anzi. L’Avvocato ci lascia in eredità un patrimonio di rigorose ricerche e di grandi idee, ma soprattutto ci lascia un insegnamento, quello che lui chiamava “Lo spirito della gavetta”.

È lo spirito del silenzioso ricercatore al servizio dell’indagine e della ricostruzione storica – e contemporaneamente al servizio della comunità che ne gode i frutti –, è lo spirito che sta alla base della vita delle associazioni che promuovono iniziative di ricerca condotte con il crisma della scientificità, sempre tenendo d’occhio la serietà ed il rigore.

Lastraioli chiuse la presentazione del volume del “Bullettino” del “mezzo secolo”, nel 2007, con una severa e accorata invocazione, “coraggio e avanti”, chiara eco, dopo 50 suonati, alla magnifica e insuperata chiusa dell’articolo di apertura del numero uno del “Bullettino”, affidata al grande Corrado Masi (1884-1967), giornalista, fondatore a Empoli del “Piccolo Corriere del Valdarno e della Valdelsa”, poi redattore capo de “L’Unione” in terra d‘Africa a Tunisi.

Il Masi aveva chiuso il primo numero auspicando per esso «le migliori fortune, con la propiziatrice invocazione di vecchio “africano”: Insci’Allah! , che è come dire: così voglia Iddio! » .

Il funerale si terrà oggi alle 16, nella chiesa di Santo Stefano Protomartire a Ponte a Elsa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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