Italia
Lavorano nei discount, ma la paga è da stagisti
Centinaia di denunce tra sfruttamento ed errori in busta paga. Accuse della Cgil ai politici locali: «Non fate niente contro questa piaga»
EMPOLI. Presi e rispediti a casa dopo poche settimana in cambio di qualche centinaia di euro. Costretti a restare in negozio dopo l’orario di lavoro pur avendo già timbrato. Ogni mese a fare i conti con le buste paga errate, spedite dalle aziende e costretti al lavoro senza sosta nei festivi. Ecco i nuovi schiavi della grande distribuzione, centinaia di precari nell’Empolese Valdelsa del commercio e che devono fare i conti con condizioni di lavoro critiche.
A lanciare l’allarme è la Filcams Cgil che, in base ai dati in suo possesso e alle segnalazioni ricevute, dipinge un quadro preoccupante per quanto riguarda chi è impiegato nei discount e supermercati della zona.
Oltre le regole. Il commercio nella zona è uno dei settori con più occupati, nei supermercati della grande distribuzione lavorano migliaia di lavoratori ma molti di loro non se la passano bene. E in particolare le segnalazioni arrivate alla Filcams Cgil di Firenze riguardano i lavoratori di discount come Penny Market ed Eurospin ma anche quelli di Conad.
«Negli ultimi anni la situazione è decisamente peggiorata – racconta Massimiliano Fabozzi di Filcams Gcil – serve un passo indietro da parte delle aziende». Tra i problemi riscontrati nel corso delle assemblee che il sindacato ha avuto con i dipendenti spicca l’utilizzo degli stagisti come veri e propri lavoratori nonostante i 470 euro di paga mensile. E poi errori in busta paga con la voce del terzo elemento quello provinciale, sbagliata inferiore di 5 euro a quella che dovrebbe essere. Dalle assemblee sono emerse anche problematiche riguardo agli orari. Alcuni lavoratori sono costretti a rimanere a lavoro dopo che hanno già timbrato il cartellino. «Siamo di fronte a vere e proprie irregolarità – spiegano ancora Massimiliano Fabozzi e Donatella Galgani – in questo modo si fa “dumping”, ovvero concorrenza sleale».
Domenica libera. Sempre d’attualità invece il tema delle domeniche lavorative, un tema molto sentito sul territorio, dopo la protesta e lo sciopero andati in scena al centro commerciale di via Sanzio un mese fa. Dopo il passo di Unicoop, che ha deciso di tenere chiusi buona parte dei suoi supermercati la domenica e di aprirne alcuni solo al mattino, i sindacati auspicano un passo indietro anche di altri marchi che per adesso continuano a perseverare nel “sempre aperto”, anche durante le feste e in particolare la domenica. Le saracinesche sono alzate anche il primo maggio e il 25 aprile, una scelta che non appare più tollerabile. «Il nostro obiettivo – spiegano i sindacalisti – è tornare alla legge Bersani, precedente a quella di Monti, che prevedeva undici aperture domenicali all’anno. Inoltre ogni territorio poteva accordarsi con le varie amministrazioni per poter risolvere la situazione a seconda delle necessità».
Attacco alla politica. Ma per cambiare le cose serve anche un intervento dei politici locali, che, secondo Cgil in questi mesi si sono disinteressati dell’argomento. «La legge di Monti è stata scellerata, ma la politica riguardo ai disagi dei lavoratori non ha fatto niente. Dove sono i vari Cantini, Parrini, ma anche gli altri parlamentari? Nessuna forza politica si sta facendo carico di questa problematica, ormai i bisogni dei cittadini e di chi lavora
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