Il presidio
Maestrelli, salvataggio più difficile Lievitati i debiti: da 5 a 8,6 milioni
I 27 lavoratori ricevono le lettere di licenziamento dal curatore nominato dal giudice fallimentare e scoprono che l’azienda non pagava l’Irpef. La Cgil: «Complicato ora rilevarla con la cooperativa»
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VINCI. La lotta adesso dovrà cominciare fuori dai cancelli. E sarà interiore, giocata su un interrogativo e la voglia di fare una scommessa. Vale la pena provare a riesumare la Maestrelli? Che per la cartotecnica e i suoi operai sia cominciata una nuova era lo si capisce guardando lo stabilimento da viale Togliatti. Niente più presidio. È finita l’occupazione, anche quella simbolica nel giardino dopo l’arrivo dei sigilli del tribunale di Firenze alle macchine sono spariti. Addio cartelli con la scritta «Né licenziati né pagati». Da ieri l’azienda non ha più dipendenti, il curatore nominato dal giudice fallimentare ha consegnato le lettere di licenziamento ai 27 operai rimasti. Questo momento, per effetto di uno dei tanti paradossi che accompagnano la crisi di questa azienda e la vita dei suoi lavoratori da quasi cinque mesi, era atteso come una liberazione. Uomini e donne della Maestrelli speravano di poter utilizzare l’indennità di disoccupazione per costituire una cooperativa, avanzare una proposta al giudice e convincerlo a dar loro una possibilità per rivitalizzare la produzione. «Ma adesso – ammette Salvatore D’Amico, responsabile della Slc-Cgil – questo scenario si complica, sia per i tempi che nel frattempo si sono dilatati enormemente sia per le scoperte fatte oggi (ieri, ndr) sulla reale situazione finanziaria della società». Insieme alla lettere, il curatore ieri ha portato anche la sentenza. E adesso si sa che i debiti collezionati in questi anni dal patron Mauro Maestrelli non ammontano a 5 milioni come ricostruito nelle proiezioni dai sindacati, ma a ben 8,6 milioni di euro, di cui 4 per debiti tributari. Il patron era in arretrato con le imposte, l’Irpef. «Le nostre proiezioni - dice D’Amico - si basavano sui vecchi bilanci, e non abbiamo mai potuto vedere il consuntivo 2016. Ed è chiaro che adesso la strada per la cooperativa si faccia più impervia. Sono passati quattro mesi e mezzo dallo stop alla produzione. Da tre mesi non ricevevano stipendio, e anche la Naspi comincerà ad arrivare ad agosto». Per ora sono 10 o 11 i lavoratori intenzionati a provarci. In fondo anche Legacoop si era detta disponibile a sostenere finanziariamente l’operazione. «Ma non sarà facile riallacciare i rapporti con clienti che si saranno certamente riposizionati sul mercato. E quell’esposizione debitoria è una zavorra». Per formulare una proposta al giudice c’è tempo fino ai primi di settembre. Il 19 ottobre, poi, ci sarà l’assemblea dei creditori. E chi deve riscuotere dalla Maestrelli vorrà essere sicuro di poter riprendere i propri soldi.
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Mario Neri
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