Il Tirreno

Empoli

Bandiera rossa «Ciak compagni, finanziate il film» 

di Mario Neri
Bandiera rossa «Ciak compagni, finanziate il film» 

Arci, Cgil e Unicoop lanciano una raccolta fondi per produrlo con l’aiuto di vecchi e nuovi militanti

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CERTALDO . Un profilo, solo quello, non il volto. Che eppure hanno atteso per giorni, settimane, mesi. Perché non serve personificare un’idea se è già talmente forte da essersi stampata sui muri del paese, da aver solcato i campi di fatica e le strade di lotte, da aver tatuato i cartelli impugnati dagli ultimi mezzadri alle manifestazioni, bussato ai campanelli la domenica insieme ai militanti con in mano il giornale e le tessere per le sottoscrizioni.

Quell’idea finalmente è arrivata, o forse no, chissà se i compagni se la sono solo immaginata, un’epifania laica annunciata giorni prima con un telegramma dalla federazione provinciale. «Bravi, Certaldo è il paese più rosso, quello con il tasso più alto di abbonati all’Unità, di uomini-partito». Legge quella lettera, Biagio Meniconi, segretario della sezione locale, la richiude e la riapre, per guardarla ancora, per essere sicuro che non sia solo un’allucinazione, non un cortocircuito della sua mente. Non sa neppure come farà a dirlo ai compagni, quali saranno le parole giuste da usare. Accidenti, Certaldo è stato premiato, verrà direttamente lui, Enrico Berlinguer in persona a congratularsi con tutti, verrà in visita al borgo “rosso” dell’Empolese Valdelsa, un riconoscimento «all’amore collettivo, alla partecipazione, ad una comunità di persone e valori che forse non si è del tutto dissolta come credevamo», dice Pietro Folena, ex parlamentare Pci, Ds e Rc e ideatore, insieme al regista Stefano Rainisch, a Tommaso Carli e Stefano Pratesi, di Bandiera Rossa, contrordine compagni. Sì, perché quelle appena scorsa è l’ultima scena di una sceneggiatura destinata a diventare un caso prima ancora di trasformarsi in un film.

Gli autori, con Cgil, Cft, Unicoop e Arci, per realizzarlo hanno deciso di lanciare una raccolta fondi, per far convergere su una piattaforma di crowdfunding (www. eppela.it) il contributo di tutti coloro che hanno per lavoro, militanza, affetto, impegno passato o futuro un’esistenza “a sinistra”. Senza dubbio rossa. Una raccolta dal “basso” che somiglia molto alle vecchie sottoscrizioni, che rievoca uno spirito comunitario «forse non del tutto smarrito», per realizzare «una commedia all’italiana sulla sinistra, partendo da un’epoca e da uno dei luoghi storici della sua tradizione culturale», dice Folena. Che aggiunge: «È un’idea nata due anni fa, ma finora avevamo ricevuto solo pacche sulle spalle. Adesso crediamo sia il momento per realizzarla. E la necessità economica di trovare finanziamenti si è trasformata in una virtù. Questo sarà un film con una proprietà partecipata, i sostenitori diventeranno produttori essi stessi». Per diventarlo basterà anche versare un euro (IBAN: IT11A0200838864000104092032 causale: Bandiera rossa il film). Chi contribuirà con 12 euro avrà i biglietti per il cinema, con 100 si potrà assistere all’anteprima, con 200 ad una cena con il cast, con 500 si potrà visitare il set e vedere il proprio nome nei titoli di coda. Ambientato nel 1975, rievoca e anticipa un fatto realmente avvenuto. La visita di Berlinguer a Lamporecchio nell’81 per le amministrative che consacrarono il Comune come il più “comunista” d’Italia. La scena è spostata a Certaldo, perché «è in provincia dove il partito ha un’anima che puoi vedere e toccare, è qualcosa di vivo, perché il partito sei tu», dove ancora oggi sembra essere un esempio di “resistenza” rossa, con i suoi quattro circoli Arci, la Coop e una sinistra tutto sommato in salute, anche se un po’ scolorata in rosé. Ma soprattutto quell’anno, il ‘75, è l’anticamera di una grande stagione per il Pci. Se venisse finanziato (servono almeno 800 mila euro) ne nascerà anche un romanzo. E potrebbe fare da apripista anche alla più grande raccolta di memorabilia di quegli anni: gli autori cercano foto, video, pellicole in Super8, documenti, cimeli. «Non nasce come un film fazioso – spiega Folena – ma come una commedia all’italiana, sullo stile di Amici miei anche se un po’ meno comico ma ironico e commovente. Non pensiamo però ad una narrazione contro qualcuno, ma per qualcosa. Né si tratta di un’operazione nostalgia. Quel “contrordine compagni” non è un invito amaro a desistere, all’accettazione della sconfitta e del dissolvimento di un’utopia, ma piuttosto uno squillo di tromba, quello che ci lancia la società di oggi, quello che, ad esempio, ci fa ascoltare l’affermazione di Corbyn in Inghilterra, ricordandoci di diffidare di chi dà per spacciate e finite le ideologie, sostenendo che va sepolto tutto per far spazio ad una modernità rappresentata solo dal luccichio della globalizzazione. Quello che serve è proprio un’idea di sinistra, per questo Meniconi comunicherà ai compagni di Certaldo la notizia dell’arrivo di Berlinguer ma Berlinguer non comparirà mai». All’inizio gli autori avevano pensato ad un finale delusorio, di non far arrivare il leader. «Poi abbiamo deciso per una scena che lascia nel dubbio, in cui compare solo una silhouette. Anche questa ci pare una scelta doverosa, che in qualche modo fa da contraltare a quest’epoca di leaderismo e personalismo. Certo – dice Folena – ogni episodio sarà punteggiato dall’attesa del compagno Enrico e dall’alone della sua leggenda, ma quello che conta è sapere che non è solo il suo carisma a forgiare la militanza ma il carisma delle sue idee».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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