Il Tirreno

Empoli

Eroina, dilagano gli abbandoni di siringhe in strada. Lo sfogo di una mamma

di Mario Neri
Eroina, dilagano gli abbandoni di siringhe in strada. Lo sfogo di una mamma

Secondo l'Asl è boom di tossicodipendenze: in tre anni aumentate del 30%. E in città dilagano gli abbandoni di siringhe in strada. Una mamma: "Un bimbo l'aveva presa in mano, l'ho fermato in tempo"

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EMPOLI. L’hanno appoggiato su una delle panchine affacciate sui binari. E da cinque minuti non smettono di ronzargli intorno. Uno zainetto rosso, un’arnia per uno sciame assetato di nebbie lisergiche, sogni di papavero e un inconscio da far deragliare. Le notti d’estate non sono mai state così affollate sotto i lecci del parco della Rimembranza. «Quanto vuoi? Fai vedere prima la merce». «Dammi dieci, ma fai presto, via via via…».

Se la pallina non fosse stata di carta stagnola chi se ne sarebbe accorto. Lo slang afro-english la fa sembrare una specie di danza, i gesti disinvolti dei pusher con le sneakers e i cappellini alla moda sembrano un codice fra ragazzi patiti di rap, invece la droga scivola via nelle tasche, si inabissa veloce sotto la cintola. Poi magari riemerge in altre zone della città: sdraiata in overdose sull’erba di qualche giardino pubblico, in una vita buttata via ai bordi della stazione, con un ago o un laccio emostatico lasciati in un angolo lurido. L’ero è tornata, come ai tempi in cui ruggiva allo zoo di Berlino.

La dea dello sballo è salita sull’onda di una nuova generazione alla sbando. La droga degli scomparsi, la chiamarono. «In meno di tre anni siamo tornati indietro di quasi quaranta – dice Maura Tedici, direttrice del SerT di Empoli – Nei quindici Comuni coperti dai servizi per le tossicodipendenze, solo nel 2014, si è registrato lo stesso numero di persone finite in overdose calcolato fra il ’94 il 2014 stesso. Diciassette casi, 4 mortali». E da allora non è che le cose siano migliorate molto. L’equipe della dottoressa – 20 persone fra psicologi, medici, educatori, infermieri e operatori - ha provato ad alzare una diga.

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«Distribuiamo Narcan, il farmaco che serve a riprendersi dall’overdose». I decessi si sono quasi azzerati, ma la marea dell’ero sembra inarrestabile. Nel 2015 hanno subito gli effetti del sovradosaggio 12 persone, l’anno scorso 8. Poche settimane fa un 56enne l’hanno ritrovato nel suo appartamento, in via Chiara, in avanzato stato di decomposizione. I vicini non sopportavano più l’odore. Che sia stata l’ultima iniezione a causare la morte è ancora da accertare, ma nessuno ha dubbi: «Era tossicodipendente da anni, non era mai riuscito ad uscirne». Perché nel tunnel della “brown” si può anche entrare per sentirsi accettati dal branco, per uscire dai margini, ma prima o poi ci si ritrova soli nel buio, un mucchio di ossa e stracci che ciondola senza meta. L’unica chance per rivedere la luce sono gli ambulatori di via di Barzino.

«Da noi arriva solo la punta dell’iceberg – dice Tedici – Ma anche quei pochi bastano a raccontare le dimensione di un fenomeno esplosivo. Siamo tornati agli anni ’80. In tre anni le persone in cura per dipendenza da droghe sono passate da 600 a 700. E gran parte dei nuovi 100 sono sprofondati nella spirale dell’eroina». Un boom di dipendenze del 16%, quasi del 30% se si considera solo chi crede di lanciarsi in orbita con la droga del papavero, dato che gli eroinomani oggi sono la maggioranza, circa 400. E spesso sono consumatori ibridi, si iniettano lo “speedball”, una sostanza che miscela eroina e cocaina. «O semplicemente la inalano, ma questo non immunizza dall’assuefazione. La crescita è dovuta a molte ragioni - continua Tedici - Una è legata al prezzo degli stupefacenti. Con pochi euro si compra una dose. Peraltro le bustine smerciate dagli spacciatori sono tagliate con oppioidi sintetici che danno dipendenze molto più difficili da curare». Confinata nell’ombra per anni dalle campagne della pubblicità progresso, spesso collegate al rischio di contagio dell’Aids, questa dea nichilista ha rialzato la testa anche per effetto di una sorta di rimozione collettiva: niente più allarmi, niente più paura. Anche se la paura s’è rifatta viva. Con gli stessi spettri degli anni ’80. Siringhe abbandonate nei parchi, sulle panchine, in strada, sui marciapiedi.

«Via marchetti, ore 19.00. Un bambino davanti a me l'ha presa in mano e al mio urlo suo padre l'ha visto e gliel'ha fatta buttare via», ha scritto Sara Chiuchiolo qualche giorno fa sulla bacheca Fecebook di Sos per il Comune di Empoli. Via Marchetti, pieno centro, a un passo dal giro. Non un binario morto delle vite perse. Da allora le segnalazioni si sono moltiplicate. Ma chi sono i dannati dell’ero? «Soprattutto italiani - dice Tedici - Con maggiore incidenza dai 24 ai 30 anni. Di tutte le estrazioni sociali. Ma piano piano inghiottirà anche chi la vende. Quanti ne escono? Solo il 10%».

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