Il presidio
Fra lacrime e rabbia Stavolta il colpo da incassare è duro
C’è chi ha spento la tv a gara in corso, chi non ha dormito e il pensiero del popolo del Castellani è praticamente univoco
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EMPOLI. La testa adagiata sulle mani, lo sguardo spento, le lacrime agli occhi e una grande, gigantesca tristezza nel cuore. Davanti quel rettangolo verde e maledetto con i propri beniamini accasciati al suolo, stremati e sconfitti. Eccola l’iconografia del tifoso azzurro al fischio finale di Palermo-Empoli.
La rabbia e la delusione racchiuse nei volti degli empolesi. In quelli di chi aveva seguito la squadra a Palermo, di chi si è ritrovato a casa con gli amici per seguire la partita. Di chi la gara l’ha vista nei bar e nei circoli delle frazioni, con l’azzurro addoosso. Sognando una vittoria che non è mai arrivata. Una retrocessione in Serie B pesantissima. Che ha lasciato grande amarezza nei supporters azzurri. E a mente fredda, il dolore per l’addio alla massima serie, è ancora forte. Lo racconta lo zoccolo d’uro del tifo, i più navigati sì, ma anche più giovani. Spaesati, frastornati e ancora increduli. «È una delle retrocessioni più brutte della storia azzurra – dice il presidente dell’Unione club azzurri, Athos Bagnoli – forse la più brutta. Un finale di stagione davvero inglorioso. Ero a Palermo e vedere i ragazzi piangere in curva è stato tremendo. Adesso bisogna ricominciare, la società deve fare tesoro degli errori fatti ed evitare di commetterli ancora».
Anche al centro di coordinamento, luogo sacro per il tifo empolese, l’atmosfera è un mix tra rabbia e rassegnazione. «Si tratta di una retrocessione quasi annunciata – spiega Piero Bagnoli – quando sono comparse le prime difficoltà la società ha fatto orecchie da mercante non prendendo nessun tipo di provvedimento. Il finale è stato inevitabile». Una stagione tra tanti bassi e pochissimi alti quella azzurra terminata con una partita da incubo. «Fino al 75’ ho seguito con passione la gara e ho sperato. Ci ho creduto – svela Umberto Bertolli – ma al gol del vantaggio del Palermo ho spento la tv. Ormai era andata. Che delusione».
Già, una delusione per tutti. «Una retrocessione che ha dell’incredibile – gli fa eco Remo Testi – e la colpa è di tutti: società, mister Martusciello e giocatori. Tutti potevano fare di più». I limiti tecnici ci stanno, ma a far infuriare il pubblico di fede azzurra è stata la mancanza di grinte a e di carattere che ha accompagnato l’ultima parte della stagione. «Si può anche retrocedere – spiega Edoardo Pasqualetti – ma bisogna sudare la maglia. Quando ce n’è stato bisogno questa squadra non ha lottato. È questo che ci ha deluso enormemente. I calciatori in diverse partite secondo me non hanno dato il massimo».
Ce chi ne fa anche una questione di numeri, di dati, con statistiche così eloquenti da non lasciare spazio a dubbi. «In questo campionato abbiamo ottenuto 8 vittorie, 8 pareggi e ben 22 sconfitte – spiega Stefano Malucchi – sono numeri eloquenti, che confermano il fatto che questa sia una retrocessione meritata. C’è poco da dire. Merito al Crotone che è riuscito a salvarsi». Concorda Andrea Rossi: «Questa caduta in B è frutto di una serie di scelte sbagliate da parte della società. Sono stati commessi numerosi errori e alla fine la caduta è stata inevitabile. E pensare che eravamo arrivati ad avere addirittura 11 punti di vantaggio sul Crotone». Una pagina da dimenticare, che rimanda il ricordo ad un’altra partita incubo. «C’è tanta, tantissima amarezza – dice Roberto Nardini – stanotte non ho dormito dalla delusione. È una sconfitta pesante, pesantissima, che ricorda quella subita ad Ancona nella stagione 2003/2004. Forse è anche peggio di quella».
Dopo la tempesta però torna sempre il sole e allora c’è anche qualche tifoso che, al termine dell’acquazzone prova a far spuntare un po’ di arcobaleno sopra il cielo del Castellani. «Questa è una stagione da dimenticare - afferma Roberto Baronti – ma fa già parte del passato e bisogna guardare avanti. L’Empoli deve ripartire con un allenatore motivato e dei giovani di prospettiva. Così ha sempre fatto e così dovrà fare ancora per provare a tornare grande».
Alessandro Marmugi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La rabbia e la delusione racchiuse nei volti degli empolesi. In quelli di chi aveva seguito la squadra a Palermo, di chi si è ritrovato a casa con gli amici per seguire la partita. Di chi la gara l’ha vista nei bar e nei circoli delle frazioni, con l’azzurro addoosso. Sognando una vittoria che non è mai arrivata. Una retrocessione in Serie B pesantissima. Che ha lasciato grande amarezza nei supporters azzurri. E a mente fredda, il dolore per l’addio alla massima serie, è ancora forte. Lo racconta lo zoccolo d’uro del tifo, i più navigati sì, ma anche più giovani. Spaesati, frastornati e ancora increduli. «È una delle retrocessioni più brutte della storia azzurra – dice il presidente dell’Unione club azzurri, Athos Bagnoli – forse la più brutta. Un finale di stagione davvero inglorioso. Ero a Palermo e vedere i ragazzi piangere in curva è stato tremendo. Adesso bisogna ricominciare, la società deve fare tesoro degli errori fatti ed evitare di commetterli ancora».
Anche al centro di coordinamento, luogo sacro per il tifo empolese, l’atmosfera è un mix tra rabbia e rassegnazione. «Si tratta di una retrocessione quasi annunciata – spiega Piero Bagnoli – quando sono comparse le prime difficoltà la società ha fatto orecchie da mercante non prendendo nessun tipo di provvedimento. Il finale è stato inevitabile». Una stagione tra tanti bassi e pochissimi alti quella azzurra terminata con una partita da incubo. «Fino al 75’ ho seguito con passione la gara e ho sperato. Ci ho creduto – svela Umberto Bertolli – ma al gol del vantaggio del Palermo ho spento la tv. Ormai era andata. Che delusione».
Già, una delusione per tutti. «Una retrocessione che ha dell’incredibile – gli fa eco Remo Testi – e la colpa è di tutti: società, mister Martusciello e giocatori. Tutti potevano fare di più». I limiti tecnici ci stanno, ma a far infuriare il pubblico di fede azzurra è stata la mancanza di grinte a e di carattere che ha accompagnato l’ultima parte della stagione. «Si può anche retrocedere – spiega Edoardo Pasqualetti – ma bisogna sudare la maglia. Quando ce n’è stato bisogno questa squadra non ha lottato. È questo che ci ha deluso enormemente. I calciatori in diverse partite secondo me non hanno dato il massimo».
Ce chi ne fa anche una questione di numeri, di dati, con statistiche così eloquenti da non lasciare spazio a dubbi. «In questo campionato abbiamo ottenuto 8 vittorie, 8 pareggi e ben 22 sconfitte – spiega Stefano Malucchi – sono numeri eloquenti, che confermano il fatto che questa sia una retrocessione meritata. C’è poco da dire. Merito al Crotone che è riuscito a salvarsi». Concorda Andrea Rossi: «Questa caduta in B è frutto di una serie di scelte sbagliate da parte della società. Sono stati commessi numerosi errori e alla fine la caduta è stata inevitabile. E pensare che eravamo arrivati ad avere addirittura 11 punti di vantaggio sul Crotone». Una pagina da dimenticare, che rimanda il ricordo ad un’altra partita incubo. «C’è tanta, tantissima amarezza – dice Roberto Nardini – stanotte non ho dormito dalla delusione. È una sconfitta pesante, pesantissima, che ricorda quella subita ad Ancona nella stagione 2003/2004. Forse è anche peggio di quella».
Dopo la tempesta però torna sempre il sole e allora c’è anche qualche tifoso che, al termine dell’acquazzone prova a far spuntare un po’ di arcobaleno sopra il cielo del Castellani. «Questa è una stagione da dimenticare - afferma Roberto Baronti – ma fa già parte del passato e bisogna guardare avanti. L’Empoli deve ripartire con un allenatore motivato e dei giovani di prospettiva. Così ha sempre fatto e così dovrà fare ancora per provare a tornare grande».
Alessandro Marmugi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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