Il Tirreno

Empoli

C’era una volta l’Empoli... 

di David Biuzzi e Alessandro Marmugi
C’era una volta l’Empoli... 

Esplode la contestazione dei tifosi, la retrocessione lascia solo macerie

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EMPOLI. La notte è passata. Tremenda. Insonne per alcuni, piena di incubi per altri. Ma il risveglio non è stato migliore. Non per l’Empoli, non per il popolo azzurro. Che ora deve rimettere insieme i cocci. Ma prima c’è da consumare l’ultimo atto di un’annata tormentata e logorante. Anzi, almeno due atti. Perché così è il giorno della contestazione. Che piove addosso alla squadra, in un pomeriggio torrido, fuori da un Castellani che si prepara a ricevere – per la prima volta – la Nazionale. Ma che di festeggiare non ha proprio voglia.
IL PRIMO ROUND. E, come accennato, si consuma in due tempo. Il primo alle 14, 15, quando da viale delle Olimpiadi spunta il pullman che riporta a casa tecnico, dirigenti, staff e giocatori. Il viaggio (in aereo fino a Roma, poi in treno fino a Firenze e dunque in bus) non deve essere stato facile, ma l’arrivo è peggio. Ad aspettare l’Empoli, oltre alle forze dell’ordine, ci sono una decina di tifosi, quindici al massimo. Molti hanno scelto l’indifferenza, che comunque è significativa e fa male, altri arriveranno dopo. Intanto corrono verso il pullman prima con un applauso amaro e ironico, poi con le prime urla: «Vergogna», «indegni». Aspettano l’uscita dei giocatori ad uno ad uno. Per gli azzurri, a testa bassa, è una sorta di sfilata del disonore. Ma non è finita. Anzi.
L’ARRIVO DEI REDUCI. I calciatori azzurri, dopo qualche minuto passato nella pancia del Castellani a radunare le loro cose escono nuovamente, alla spicciolata, per tornare alle loro auto e qui hanno incontrato di nuovo i tifosi che sono rimasti ad aspettarli. E non solo. Arrivano, infatti, anche i reduci di Palermo. Alcune decine di ultrà, cioè, che hanno seguito la squadra anche nella notte della catastrofe, raggiungendo la Sicilia in autobus. Oltre 30 ore tra viaggio di andata e ritorno. Una trasferta epica, finita nel peggiore dei modi. E dopo la grande delusione per la retrocessione, la rabbia esplode proprio sotto l’ingresso della tribuna coperta. Un confronto dai toni molto duri e accesi, che però (sia chiaro) mai sfocia in atti violenti. In fila di fronte agli ultrà ci mettono la faccia i senatori: capitan Maccarone, Croce, Bellusci. Poi arrivano anche altri, come Krunic e Cosic oltre al portiere Pelagotti e al direttore sportivo Pietro Accardi. Il più bersagliato dalle contestazioni è Giovanni Martusciello, subito circondato dai tifosi che gli chiedono spiegazioni sia sull’ultima e tragica sconfitta di Palermo ma anche e soprattutto sui motivi di questa annata sciagurata. Alcuni tifosi, con toni decisi, rimproverano all’allenatore di non aver chiesto scusa per la retrocessione, e di aver scaricato sulla piazza le colpe del fallimento, parlando di pressione mediatica. «Ho detto che siamo retrocessi tutti: società, allenatore, calciatori e ambiente», prova a chiarire. Ma la spiegazioni non bastano al popolo azzurro, che poi ha iniziato a dialogare con i giocatori più rappresentative. «Perché siete stati così arrendevoli? Perché non avete, per l’ennesima volta, tirato fuori gli attributi? Abbiamo perso da una squadra retrocessa da 2 mesi. Come abbiamo fatto?». Queste le domande, incalzanti, dei tifosi che in un clima da resa dei conti chiedono chiarimenti anche riguardo ai fatti extra-calcistici che hanno visto come protagonisti alcuni calciatori, secondo loro rei di aver pensato poco all’impegno ma più che altro al divertimento. «Altro che rompete le righe – attaccano – dovevate essere in campo ad allenarvi anche ora dopo la figura che avete fatto». Nessun alibi da parte dei big della squadra, che recitano tutti il mea culpa, prendendosi tutte le responsabilità. Tante critiche invece per chi al Castellani non c’era, a quei calciatori ai quali i tifosi non hanno potuto manifestare tutto il loro disappunto. «Avete fatto ridere e questa volta tutti dovevano metterci la faccia». Dopo quasi un’ora di colloquio e contestazioni gli ultrà lasciano lo stadio e i giocatori riprendono le loro auto facendo ritorno a casa. La stagione dell’Empoli si è chiusa nel modo più inglorioso e drammatico. Con tante domande senza risposta, con tanta rabbia e la consapevolezza che ora bisogna ricominciare, ricostruire. L’unica cosa possibile quando riparti dalla macerie...
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