Meteo
«Adulti distratti, non intercettano il dolore»
L’esperta: vittime e carnefici due facce della sofferenza dei giovani che genitori e docenti non capiscono più
2 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. Bulli e vittime di bullismo sono «due facce della sofferenza dei giovani», e da qualunque lato la si guardi resta oscura agli adulti. Per genitori e insegnanti disagi, deficit affettivi, aggressività dei figli o degli studenti sono spesso impenetrabili. E quasi sempre – è convinta Ersilia Menesini – la colpa non è dei ragazzi. Psicologa e ordinaria all’Università di Firenze, è una delle maggiori esperte di bullismo e cyberbullismo in Italia.
Professoressa, questo ragazzo non è riuscito a chiedere aiuto. Perché?
«Le vittime dei bulli vengono selezionate per la loro fragilità. Ma chi subisce il tormento del branco sente su di sé il peso di una solitudine incolmabile, non riesce a ribellarsi e l’escalation di minacce e vessazioni lo immobilizzano».
Una spirale di paura da cui non si esce?
«Il bullo tende a costruire un crescendo di prevaricazione. L’asimmetria aumenta fino a diventare nella percezione della vittima come un destino ineludibile».
Perché noi adulti non ci accorgiamo del malessere dei figli?
«Chi è vittima di bullismo dà segnali di sofferenza: un cambio repentino dell’umore, un peggioramento del rendimento scolastico. Ma la vita quotidiana delle famiglie oggi è scandita da ritmi frenetici. Non abbiamo più tempo di guardarci in faccia, di capire cosa ci sia davvero dietro le difficoltà dei nostri figli. Spesso molti genitori, ma anche molti docenti, sottovalutano la sofferenza, la attribuiscono alle fase “adolescenziali”. O peggio li incolpano per i loro comportamenti. Nonostante la sofferenza, si accettano le vessazioni come unico modo per sentirsi accettati dagli pseudo-amici. C’è una modalità collusiva adottata dalle vittime, che spesso le porta a nascondere a se stesse la vera gravità di cosa stiano subendo. È lo stesso meccanismo psicologico che si innesca nelle vittime di violenza sessuale o domestica. Ridimensionano i fatti, si dicono “devo farlo” se voglio sopravvivere».
E i carnefici? Possibile non sentano il peso di ciò che fanno?
«Minimizzano, trovano mille attenuanti, si convincono che chi stanno tormentando se lo meriti».
Ma come si diventa bulli?
«Be’, non è una malattia. Lo si diventa perché si è persa la cognizione del limite. E questo spesso per responsabilità dei genitori e degli insegnanti. Vittime e bulli si sentono entrambi incompresi dal mondo intero. E i bulli spesso esprimono con l’aggressività un deficit affettivo o l’aggressività assorbita in famiglia. Ma bisogna far loro capire che quello non è il modo per chiedere aiuto».
Quanti sono i ragazzi vittima di bullismo in Italia?
«Secondo le ultime statistiche fra il 25 e il 30%. E quasi la metà vittime di cyberbullismo. La tipologia dalla maggiore potenza distruttiva».
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Professoressa, questo ragazzo non è riuscito a chiedere aiuto. Perché?
«Le vittime dei bulli vengono selezionate per la loro fragilità. Ma chi subisce il tormento del branco sente su di sé il peso di una solitudine incolmabile, non riesce a ribellarsi e l’escalation di minacce e vessazioni lo immobilizzano».
Una spirale di paura da cui non si esce?
«Il bullo tende a costruire un crescendo di prevaricazione. L’asimmetria aumenta fino a diventare nella percezione della vittima come un destino ineludibile».
Perché noi adulti non ci accorgiamo del malessere dei figli?
«Chi è vittima di bullismo dà segnali di sofferenza: un cambio repentino dell’umore, un peggioramento del rendimento scolastico. Ma la vita quotidiana delle famiglie oggi è scandita da ritmi frenetici. Non abbiamo più tempo di guardarci in faccia, di capire cosa ci sia davvero dietro le difficoltà dei nostri figli. Spesso molti genitori, ma anche molti docenti, sottovalutano la sofferenza, la attribuiscono alle fase “adolescenziali”. O peggio li incolpano per i loro comportamenti. Nonostante la sofferenza, si accettano le vessazioni come unico modo per sentirsi accettati dagli pseudo-amici. C’è una modalità collusiva adottata dalle vittime, che spesso le porta a nascondere a se stesse la vera gravità di cosa stiano subendo. È lo stesso meccanismo psicologico che si innesca nelle vittime di violenza sessuale o domestica. Ridimensionano i fatti, si dicono “devo farlo” se voglio sopravvivere».
E i carnefici? Possibile non sentano il peso di ciò che fanno?
«Minimizzano, trovano mille attenuanti, si convincono che chi stanno tormentando se lo meriti».
Ma come si diventa bulli?
«Be’, non è una malattia. Lo si diventa perché si è persa la cognizione del limite. E questo spesso per responsabilità dei genitori e degli insegnanti. Vittime e bulli si sentono entrambi incompresi dal mondo intero. E i bulli spesso esprimono con l’aggressività un deficit affettivo o l’aggressività assorbita in famiglia. Ma bisogna far loro capire che quello non è il modo per chiedere aiuto».
Quanti sono i ragazzi vittima di bullismo in Italia?
«Secondo le ultime statistiche fra il 25 e il 30%. E quasi la metà vittime di cyberbullismo. La tipologia dalla maggiore potenza distruttiva».
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
