Il Tirreno

Empoli

In 5.000 sotto le stelle fra riti e speranze  È la notte dei desideri 

di Mario Neri
In 5.000 sotto le stelle fra riti e speranze  È la notte dei desideri 

I contradaioli: «La vigilia è magica, l’attesa è quasi più bella dell’emozione in Buca, ma apriamoci ai turisti come a Siena»

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FUCECCHIO. Non crediate che siano solo le bandiere, i tavolacci di legno simili a quelli di un’osteria medievale, le scenografie turrite o i cori da curva a fare la differenza. Non è niente di tutto questo a rendere la veglia una specie di atto fondativo, la celebrazione di un codice etico, il suggello identitario di una comunità spesso imperscrutabile per chi non l’abbia mai neppure sfiorata. Perché prima ancora del palio si agogna il suo miraggio, più della cosa – dice Jenny Boccongelli – è il desiderio della cosa a fare un contradaiolo, forgiarlo, identificarlo.
«La cena della vigilia è un po’ come la notte prima degli esami – spiega il governatore di Sant’Andrea – È l’ultimo atto di sospensione dopo una settimana di avvicinamento alla sfida, ed è proprio questo che viviamo: l’attesa dell’emozione è quasi più bella ed emozionante dell’emozione stessa, il momento in cui saprai se piangere o gioire». Attenderli entrambi è un po’ come assaporarli, presagirli, provare a presentire la tensione nello sguardo del fantino alla mossa, inventare i confini dell’urlo collettivo che proromperà dalla Buca all’ultimo giro sull’anello d’argilla, indovinare le labbra strette al nodo dell’orgoglio di chi dovrà sopportare l’onta di vedere la rivale uscire dalla pista vittoriosa. «Due anni fa – racconta Boccongelli – sfidammo il cielo, cenammo sotto le stelle e sotto la pioggia, è un rito troppo importante per un contradaiolo». Stanotte a Fucecchio sarà così per oltre cinquemila persone, la notte dei presagi e dei desideri disseminata in dodici piazze o strade della città. Uomini, donne, ragazzi, ragazze, bambini e bambine usciranno di casa per sedersi a un tavolo e per una sera riconoscersi. Qualcuno lo farà dividendosi: ci sono mogli e mariti che prenderanno strade diverse, contrade diverse appunto, annoderanno un fazzoletto stretto al collo come un’altra promessa per la vita, stringeranno fra le dita un’altra fede per condividere sentimenti e valori comuni, la casata come un rifugio, negli occhi dell’amico (fratello?) uno specchio di passioni. Dopo il battesimo d’ingresso di ogni singolo alla comunità, la cena è una sorta di perenne iniziazione collettiva.
«Certo, quella della cena è la serata più magica che si possa vivere da contradaioli – racconta Ferrero Rosati di Massarella – ma non è soltanto questo. La vigilia non condensa solo la trepidazione e i sentimenti vissuti nella settimana o nella giornata precedente alla festa, ma quelli che una comunità intera coltiva nel corso degli anni. Quella di Massarella è un’identità millenaria, una cultura contadina che viveva ancora prima della nascita del palio, ma che con la contrada ha saputo incanalarsi, riconoscersi». Stasera alla tavola della contrada rosa azzurro, così come in tutte le altre contrade, ci saranno dalle 450 alle 550 persone, e molte saranno giovani. «Senza l’impegno e il coinvolgimento quotidiano per i colori, le bandiere, la sfilata, la sagra, le iniziative per i bambini questa specie di isola non esisterebbe; molti dei nostri ragazzi oggi non si conoscerebbero neppure, la sera uscirebbero, forse si perderebbero, qualcuno avrebbe potuto perfino potuto imboccare qualche vicolo cieco della vita, e percorrere cattive strade». Sarà pure folclore, provincia profonda, un’invenzione senza tradizione, il palio. Eppure, in un Paese ormai travolto da una crisi di riferimenti e di valori, lo strapaese funziona da cuscinetto sociale, da substrato di sicurezza in un panorama in cui l’insicurezza è istituzionalizzata.
«Soprattutto chi è nato negli ultimi dieci anni vive nel segno della contrada perché la contrada gli prepara il cammino, lo accompagna nella crescita come una seconda famiglia. Non siamo più soltanto palio, ma centri pomeridiani per i bambini, ludoteche, laboratori, comunità nella comunità». Così queste lunghe, e a volte chiassose tavolate di vigilia sono uno specchio, uno spazio di riconoscimento popolare e individuale, perfino un luogo di formazione. Questo effetto aggregante non si materializzerebbe mai in uno stadio di serie A, nella fede per la maglia. «Perché la contrada è una dimensione laica capace di includere tutti, evita marginalizzazioni». Contrada è fazione senza faziosità interna. E se gli si può rimproverare qualcosa è proprio questa tendenza alla conservazione, al nocciolo che fa dire a uno come Simone Daddi di Ferruzza che «no, non siamo ancora pronti per i turisti, il palio di Fucecchio è ancora giovane, non è pronto ad aprirsi all’esterno come Siena».
Anche se «il turismo potrebbe essere un’opportunità di crescita per la città, la manifestazione e le stesse contrade – dice Boccongelli – Finora abbiamo attirato appassionati che ci seguono arrivando da città in cui sono manifestazioni simili: Asti, Ferrara, Legnano. Invece dovremmo aprirci, promuover il palio e farlo conoscere a chi non ne sa nulla, proprio come hanno fatto i senesi, così attrarremmo investimenti e dunque lavoro». Ma stanotte è la notte dei desideri, in cui ogni figlio si siede al fianco e aspetta. Aspetta che sfili l’orgoglio ed esploda il terremoto emotivo nella Buca per poter salire sulle spalle del padre e raccoglierne l’eredità.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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