Meteo
azienda in crisi
Slitta la sentenza sulla Maestrelli
Richiesta di concordato in continuità, il collegio prende tempo
2 MINUTI DI LETTURA
VINCI. Doveva essere il giorno della svolta per la cartotecnica Maestrelli, il giorno dell’aut aut in cui tutti – o quasi – i nodi sarebbero stati sciolti. E invece è arrivato l’ennesimo rinvio da parte del collegio giudicante del tribunale di Firenze. Pochi giorni, che serviranno ad acquisire qualche informazione in più e poter valutare meglio la situazione. Venerdì scorso si era tenuta la prima udienza, quella preliminare, in cui i rappresentanti della proprietà hanno consegnato alcuni documenti utili a formulare la sentenza.
Ma, con ogni probabilità, il fascicolo non è bastato e il tribunale attende di reperire dati aggiuntivi. All’udienza di ieri era presente l’avvocato delegato dall’amministrazione. «Formalmente il collegio (composto da 3 giudici, ndc) è in riserva – spiega Sergio Luschi, coordinatore della Cgil Empolese Valdelsa – in sostanza ha deciso di prendersi alcuni giorni per fare le proprie valutazioni. La sentenza potrebbe arrivare entro la fine di questa settimana, anche se al momento non ci sono certezze. Le opzioni rimangono tutte aperte». Due gli scenari sui quali dovrà arrivare la risposta del tribunale. Da una parte c’è la dichiarazione di fallimento. In questo caso l’attività cesserebbe immediatamente con la palla che passerebbe nelle mani di un curatore fallimentare. Dall’altra la possibilità di concedere un concordato in continuità. L’attività rimarrebbe congelata, con un commissario nominato dal giudice a guidare le operazioni in sostituzione dell’amministratore delegato che finora ha portato avanti l’attività ordinaria. L’obiettivo sarebbe quello di trovare una via d’uscita allo stallo produttivo, valutando le manifestazioni d’interesse presentate. «Dopo mesi di attesa e di incertezze – continua Luschi – la sentenza del tribunale rappresenterà l’uscita da un incubo per tutti i lavoratori. Ovviamente le due strade avranno iter differenti e comporteranno tempi diversi. Ma potremo finalmente sederci ad un tavolo e discutere con interlocutori interessati ad ascoltarci, fermo restando che in entrambi i casi rimane in piedi l’opzione della cooperativa costituita dagli operai». Nel caso della dichiarazione di fallimento, infatti, verrebbero immediatamente liberati i lavoratori che da due mesi si ritrovano bloccati senza stipendio. Mentre sul futuro dell’attività l’interlocuzione dovrà avvenire con il curatore fallimentare. Nel secondo caso, invece, sarebbe il commissario a dover chiudere un accordo in Città metropolitana per il licenziamento dei dipendenti. Un’operazione da concludere al più presto per poi dedicarsi al rilancio dell’azienda. In questi mesi, secondo i sindacati, sono state diverse le manifestazioni di interesse arrivate nell’ufficio dell’amministratore delegato Cesare Michelin. Ma tutte sono state rispedite al mittente. (m.p.)
Ma, con ogni probabilità, il fascicolo non è bastato e il tribunale attende di reperire dati aggiuntivi. All’udienza di ieri era presente l’avvocato delegato dall’amministrazione. «Formalmente il collegio (composto da 3 giudici, ndc) è in riserva – spiega Sergio Luschi, coordinatore della Cgil Empolese Valdelsa – in sostanza ha deciso di prendersi alcuni giorni per fare le proprie valutazioni. La sentenza potrebbe arrivare entro la fine di questa settimana, anche se al momento non ci sono certezze. Le opzioni rimangono tutte aperte». Due gli scenari sui quali dovrà arrivare la risposta del tribunale. Da una parte c’è la dichiarazione di fallimento. In questo caso l’attività cesserebbe immediatamente con la palla che passerebbe nelle mani di un curatore fallimentare. Dall’altra la possibilità di concedere un concordato in continuità. L’attività rimarrebbe congelata, con un commissario nominato dal giudice a guidare le operazioni in sostituzione dell’amministratore delegato che finora ha portato avanti l’attività ordinaria. L’obiettivo sarebbe quello di trovare una via d’uscita allo stallo produttivo, valutando le manifestazioni d’interesse presentate. «Dopo mesi di attesa e di incertezze – continua Luschi – la sentenza del tribunale rappresenterà l’uscita da un incubo per tutti i lavoratori. Ovviamente le due strade avranno iter differenti e comporteranno tempi diversi. Ma potremo finalmente sederci ad un tavolo e discutere con interlocutori interessati ad ascoltarci, fermo restando che in entrambi i casi rimane in piedi l’opzione della cooperativa costituita dagli operai». Nel caso della dichiarazione di fallimento, infatti, verrebbero immediatamente liberati i lavoratori che da due mesi si ritrovano bloccati senza stipendio. Mentre sul futuro dell’attività l’interlocuzione dovrà avvenire con il curatore fallimentare. Nel secondo caso, invece, sarebbe il commissario a dover chiudere un accordo in Città metropolitana per il licenziamento dei dipendenti. Un’operazione da concludere al più presto per poi dedicarsi al rilancio dell’azienda. In questi mesi, secondo i sindacati, sono state diverse le manifestazioni di interesse arrivate nell’ufficio dell’amministratore delegato Cesare Michelin. Ma tutte sono state rispedite al mittente. (m.p.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
