Porta Bernarda, cuore e orgoglio: ecco i rivoluzionari della corsa in Buca - Video
Caffè palio. I rossoneri hanno dato la svolta alla carriera puntando sui fantini senesi: «Era necessario»
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FUCECCHIO. Una serata dedicata ai ricordi, alle vittorie, ai personaggi che hanno fatto la storia di Porta Bernarda in questi 36 anni di Palio. Con lo “show” dello special guest Andrea Degortes detto “Aceto”, che a questa contrada regalò la prima vittoria nel 1989. Un istrione naturale, affiancato da Salvatore Ladu detto “Cianchino”, anch’egli vincitore con questi colori nel palio straordinario del 2000. E poi tanti contradaioli, che hanno avuto — o meno — responsabilità dirigenziali. Dallo storico presidente Giuseppe Bertoncini, allo storico barbaresco Anselmo Faraoni, senza dimenticare l’attuale capitano Francesco Bertoncini; poi Emilio Sabatini, Carlo Borgioli e Giorgio Borgherini, che negli anni Ottanta costituivano il nocciolo duro del gruppo corsa della contrada.
Oltre a loro Nicola Montanelli e Sonia Risoli, che hanno raccontato la loro esperienza da fortunelli, quelli che vanno a prendere il cavallo assegnato alla tratta. Il tutto “mediato” da Valentina Francini, anch’essa contradaiola.
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La sede di contrada alla ex Nuova Era ha registrato il tutto esaurito; non poteva essere diversamente, sia per la presenza di Aceto e Cianchino sia per la voglia di sentire aneddoti inediti ai più, in particolare nelle nuove generazioni. Come quelli raccontati da Giuseppe Bertoncini, partendo dal rapporto con Aceto: «Erano i primi anni Ottanta ed iniziò ad esserci la necessità di trovare fantini che correvano a Siena. Contattammo Aceto nel 1985 ma lui ancora non voleva correre perché a Fucecchio si impiegava la sella. Rimanemmo d’accordo che in caso di monta a pelo e non più a sella Aceto sarebbe stato il nostro fantino. Il rapporto si concretizzò nel 1987, poi nel 1988 avemmo sfortuna col cavallo Derry River, che si infortunò».
Ma con Aceto non è sempre stato tutto rose e fiori: «È stato un rapporto con un professionista vero, a 360 gradi. Ma c’è stato anche amore-odio, perché una volta abbiamo litigato fortemente, anche se poi abbiamo ricucito ed il rapporto è proseguito e questo lo dimostra il fatto che lui viene spesso a trovarci».
Poi c’è il capitolo Cianchino: «Anche con lui non è stato semplice — continua Bertoncini — nel 1999 e nel 2000 corse con noi e furono delusioni paurose, visto che non andammo nemmeno in finale. Nonostante questo fu scelto anche per il Palio straordinario del 2000: fu una mossa decisa del capitano di allora, che rischiò, perché se fosse andata male ci sarebbero stati grossi problemi. La sorte e le capacità non indifferenti di questo fantino furono essenziali: fu la svolta decisiva per noi, perché venivamo da anni bui, da lì arrivarono altre vittorie».
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In quegli anni Bertoncini — presidente per 25 anni — viveva in una “simbiosi paliesca” con Anselmo Faraoni, il barbaresco: «Ho iniziato — racconta Faraoni — con Aceto e da lui ho imparato molto: ad esempio come comportarmi coi cavalli, anche se ero già abbastanza esperto essendone proprietario, sebbene quelli da Palio siano diversi. Ma soprattutto da Aceto in poi ho capito come stare insieme agli altri fantini». Tuttavia per Faraoni il fantino che gli ha regalato l’emozione più intensa è stato un altro, Cianchino: «Venivamo da anni difficili, avevamo fame di Palio: gli anni Novanta per noi erano stati il buio totale. Fu una serata meravigliosa, partendo dal fatto che dallo straordinario del 2000 fu istituita ufficialmente la figura del barbaresco; poi passare quei quattro giorni in stalla e avere la fortuna di vincere fu magnifico. È stato il Palio più bello, anche se poi mi sono tolto molte altre soddisfazioni».
Faraoni e Bertoncini sono legati da un aneddoto, raccontato dal secondo: «Nel 1985 sono diventato presidente e la figura del barbaresco non esisteva. In virtù del nostro rapporto di amicizia nacque un impegno: finché io fossi stato presidente lui sarebbe stato barbaresco. Io sono stato presidente per 25 anni, poi Anselmo mi disse che avrebbe continuato finché non me ne fossi andato. Ecco io sono ancora qua e Anselmo altrettanto».
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È LA CONTRADA PIU' VITTORIOSA
La Nobile contrada Porta Bernarda detiene tuttora lo scettro di contrada più vittoriosa del Palio di Fucecchio, con 6 affermazioni: 1989 (Andrea Degortes detto “Aceto” su Stakis), 1992 (Angelo De Pau detto “Il nano” su Ulita Deis), 2000 straordinario (Salvatore Ladu detto “Cianchino” su Bandito), 2002 (Dino Pes detto “Velluto” su Mowgli), 2005 straordinario (Virginio Zedde detto “Lo Zedde” su Ellison) e 2008 (Silvano Mulas detto “Voglia” su Igor de Mores). Porta Bernarda vive da decenni una rivalità acerrima e senza esclusione di colpi con Porta Raimonda. La contrada è attualmente guidata dal presidente Andrea Donati, affiancato dal capitano di lungo corso Francesco Bertoncini. La contrada prende il nome da una delle più importanti porte medievali, che permetteva agli abitanti del Castello di Fucecchio di uscire dall’interno della Mura e di esercitare, fra l’altro, il commercio con i forestieri.
Il nome Porta Bernarda, a sua volta, sembra derivare dal nome “Bernardo”, personaggio appartenente ad una delle due famiglie più potenti di Fucecchio nel trecento, i Simonetti, molto probabilmente “ingiuesi” (cioè abitanti della parte bassa del paese), mentre i Della Volta erano “insuesi” (quelli che vivevano all’interno del castello). Il motto della contrada rossonera è la frase latina “In ducis virtute civitatis magnitudo” , che è traducibile come “La grandezza di un popolo sta nella capacità del proprio comandante” .
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