Il Tirreno

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Dizionario di fucecchiese grazie al prof Carmignani 

di Marco Sabia
Dizionario di fucecchiese grazie al prof Carmignani 

Il lavoro sul vernacolo dell’insegnante di lettere è iniziato 15 anni fa L’autore spiega: «Importante riflettere sulle parole e su come sono cambiate»

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FUCECCHIO. Un dizionario, fatto di migliaia di voci, per far conoscere il vernacolo fucecchiese. Un lavoro iniziato 15 anni fa dal professor Giancarlo Carmignani, che è stato pubblicato in questi giorni. Il professore di lettere (anche alla scuola media inferiore di Fucecchio), oggi ha 77 anni e da sempre coltiva una passione per i vocabolari e per l'etimologia delle parole, cioè la loro origine. Sabato scorso, grazie al contributo dal Rotary Club Fucecchio - Santa Croce sull'Arno e all'aiuto di molte altre persone, Carmignani ha potuto presentare alla Tinaia la sua creatura, che ha avuto una lunga gestazione:«Sono un professore di lettere - racconta - da sempre appassionato al mondo del vernacolo. Amo anche l'etimologia, così come il mio paese. Così, unendo tutte queste cose, è nato questo "Dizionario del vernacolo di Fucecchio". Ho preso spunto dal lavoro dal maestro Catastini - che già aveva realizzato un vocabolario di questo tipo - e ho cercato di andare oltre. Ho avuto bisogno di molto aiuto, perchè ad esempio io non sono abituato a scrivere a macchina o al computer, mi piace ancora scrivere sul foglio e fare le correzioni, come una volta. Molte persone mi hanno dato una mano: da Giacomo Pierozzi ad Alberto Malvolti, fino al maestro Catastini e al Rotary Club. E poi mia figlia Serena».
Carmignani è un professore molto particolare, oltre ad essere conosciutissimo a Fucecchio: ad esempio - oggi che ha quasi 80 anni - si rifiuta di possedere un cellulare, per cui chi vuole contattarlo o lo chiama al numero fisso oppure gli suona al campanello. Praticamente un uomo legato al mondo di un tempo, con una parlantina molto rapida, che guarda in maniera molto scettica alle innovazioni del ventunesimo secolo. Anche fargli una foto non è facile, perchè non si vuole mettere in "posa selfie" e lo dice con orgoglio. Ma - a parte questo - c'è molto altro:«Geograficamente Fucecchio si trova nella provincia di Firenze ma la parlata popolare è più simile a quella di Pisa e lo si percepisce nella pronuncia di certe parole. Il mio lavoro nasce per spiegare alla gente come cambiano le parole nel tempo e perchè se ne usa uno piuttosto che un'altra. Mi piacerebbe che le persone riflettessero su questo, perchè è importante. Credo che sia fondamentale spiegare alla gente cosa c'è dietro questi termini. E poi la lingua italiana è la più armonica del mondo, non servono tanti inglesismi, perchè la impoveriscono. Ad esempio: ma perchè non scrivere "riservatezza" invece di privacy? Oppure "Va bene" al posto di "Ok"? ».
Ma quali sono le caratteristiche del dizionario del vernacolo fucecchiese? «Le nostra parole terminano con la vocale. E quando non c'è, come in bar, diventa "barre". Poi c'è la scomparsa della C, che non aspiriamo come a Firenze. Noi la togliamo proprio. E poi la "E" è aperta. Ho voluto scrivere nel dizionario le parole come si pronunciano e non come si scrivono: ad esempio troverete "parla' " e non "parlare"; il linguaggio popolare è più vivo ed espressivo». Ma c'è una parola più fucecchiese delle altre? «Sicuramente "gaòh guà!", che a Fucecchio viene declinata in mille modi. E' un'espressione che significa alla lettera "Guarda oh, guarda!", in riferimento ad una cosa che non va bene. In pisano esiste "Gaoh!", esclamazione che può essere seguito da un "Bellino", in senso ironico». Il dizionario è stato stampato in 270 copie, che si possono trovare nelle edicole. Parte del ricavato verrà destinato alla fondazione "In cammino", che sostiene un laboratorio per lo studio del cammino nei locali del Cesat.

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