Italia
La rivolta di 33 lavoratori blocca lo smantellamento dell'azienda - Video
La Cartotecnica Maestrelli (verso il concordato in bianco) smaltisce lastre in alluminio per fare cassa. Arrivano i carabinieri di Vinci e l’ad fa dietrofront. Gli operai: "Lotteremo fino alla fine". Il manager: "Hanno dimostrato di non voler riscuotere"
VINCI. Conoscono la realtà, sanno che difficilmente ci sarà un futuro per la “loro” azienda. Ma in fondo al cuore hanno ancora una speranza. E quel camion che carica le lastre in alluminio destinate allo smaltimento, l’hanno visto come una pugnalata alle spalle, l’inizio dello smantellamento. E si sono ribellati, sbarrando l’uscita con una macchina parcheggiata di traverso. I carabinieri hanno fatto da mediatori con l’amministratore delegato, che alla fine ha bloccato l’operazione (annunciando ripercussioni dirette sui lavoratori, vedi articolo in basso). I trentatré lavoratori della cartotecnica Maestrelli di Sovigliana hanno vinto una piccola battaglia. Ma nei loro volti c’è un mix di rabbia, delusione e paura del futuro. Che si chiama Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego), per un periodo variabile dai 18 ai 24 mesi. Perché l’azienda, un tempo leader nel settore del packaging e nella produzione di astucci ed espositori di cartone, chiude: ha già presentato la richiesta di concordato preventivo in bianco e avviato la procedura di mobilità. Entro tre mesi, partiranno le lettere di licenziamento. Ma fino a quel giorno, i lavoratori sono decisi a lottare con tutte le loro forze - col supporto di sindacato e istituzioni - per tenere viva la speranza.
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«Vogliono smantellare tutto e chiudere la partita senza il minimo confronto». Sergio Luschi, coordinatore della Cgil, indica il camion che sta caricando le lastre e attacca i vertici dell’azienda: «A dicembre 2015 presentarono un piano di ristrutturazione che prevedeva 15 esuberi. Alla fine ci furono 11 uscite, alcune delle quali volontarie. Ma a quel punto doveva partire un progetto di rilancio, che invece non c’è mai stato: non hanno mai mantenuto le promesse e questi sono i risultati. Abbiamo incontrato il consigliere del presidente della Regione Enrico Rossi per le questioni del lavoro, Gianfranco Simoncini. Che ha poi convocato l’azienda per la prossima settimana. Ma loro, nel frattempo, vogliono portare via tutto. Noi però non molliamo, quel camion uscirà da qui soltanto vuoto». Anche perché ci sono in ballo due manifestazioni di interesse avanzate da imprenditori per rilevare l’azienda: «Ma sono state bocciate dall’ad in maniera unilaterale: non sappiamo neanche da chi sono state presentate». La produzione si è fermata - forse per sempre - un paio di settimane fa. Eppure, a sentire i lavoratori, le commesse non mancavano: «Ma la proprietà non aveva la liquidità per acquistare i materiali». Accanto a Luschi c’è Simone Fossi, 45 anni, dipendente della cartotecnica da quando ne aveva 22, padre di tre figli: «È un incubo. Essere trattati così fa male. Abbiamo dato tutto per questa azienda: si può anche accettare che chiuda, ma non possono farci tutto questo». Il suo coetaneo Marco Raugei lavora alla Maestrelli dal 2004: «In questi ultimi anni, di fronte alle difficoltà, i vertici non hanno mai dimostrato la volontà di andare avanti, non hanno fatto nessun passo vero per provare a rilanciare la produzione. Ecco perché oggi sono pessimista». Ma non demorde e porta avanti il presidio insieme ai colleghi. Come Fabrizio Braderi, 42 anni, dipendente dal 2002: «Se avessero voluto salvare l’azienda, avrebbero agito diversamente. E invece, anche dopo la riduzione di personale, non c’è stato alcun segnale in questo senso». Andrea Fondelli, della Rsa, sottolinea che «oltretutto quelle lastre non le possono smaltire autonomamente, perché sono di proprietà dei clienti. E poi comunque incasserebbero poco più di 10.000 euro: con quale coraggio dicono che quei soldi servono per pagare 33 stipendi?».
Intanto - dopo l’intervento dei carabinieri - la ditta incaricata procede a riscaricare le lastre. Gli operai fanno passare il camion (vuoto) e liberano l’accesso. Ma il presidio resta. A tempo indeterminato.
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