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La rivolta di 33 lavoratori blocca lo smantellamento dell'azienda - Video

di Francesco Turchi
Il presidio degli operai davanti all’azienda Cartotecnica Maestrelli (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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Il presidio degli operai davanti all’azienda Cartotecnica Maestrelli (Foto Agenzia Carlo Sestini)

La Cartotecnica Maestrelli (verso il concordato in bianco) smaltisce lastre in alluminio per fare cassa. Arrivano i carabinieri di Vinci e l’ad fa dietrofront. Gli operai: "Lotteremo fino alla fine". Il manager: "Hanno dimostrato di non voler riscuotere"

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VINCI. Conoscono la realtà, sanno che difficilmente ci sarà un futuro per la “loro” azienda. Ma in fondo al cuore hanno ancora una speranza. E quel camion che carica le lastre in alluminio destinate allo smaltimento, l’hanno visto come una pugnalata alle spalle, l’inizio dello smantellamento. E si sono ribellati, sbarrando l’uscita con una macchina parcheggiata di traverso. I carabinieri hanno fatto da mediatori con l’amministratore delegato, che alla fine ha bloccato l’operazione (annunciando ripercussioni dirette sui lavoratori, vedi articolo in basso). I trentatré lavoratori della cartotecnica Maestrelli di Sovigliana hanno vinto una piccola battaglia. Ma nei loro volti c’è un mix di rabbia, delusione e paura del futuro. Che si chiama Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego), per un periodo variabile dai 18 ai 24 mesi. Perché l’azienda, un tempo leader nel settore del packaging e nella produzione di astucci ed espositori di cartone, chiude: ha già presentato la richiesta di concordato preventivo in bianco e avviato la procedura di mobilità. Entro tre mesi, partiranno le lettere di licenziamento. Ma fino a quel giorno, i lavoratori sono decisi a lottare con tutte le loro forze - col supporto di sindacato e istituzioni - per tenere viva la speranza.

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«Vogliono smantellare tutto e chiudere la partita senza il minimo confronto». Sergio Luschi, coordinatore della Cgil, indica il camion che sta caricando le lastre e attacca i vertici dell’azienda: «A dicembre 2015 presentarono un piano di ristrutturazione che prevedeva 15 esuberi. Alla fine ci furono 11 uscite, alcune delle quali volontarie. Ma a quel punto doveva partire un progetto di rilancio, che invece non c’è mai stato: non hanno mai mantenuto le promesse e questi sono i risultati. Abbiamo incontrato il consigliere del presidente della Regione Enrico Rossi per le questioni del lavoro, Gianfranco Simoncini. Che ha poi convocato l’azienda per la prossima settimana. Ma loro, nel frattempo, vogliono portare via tutto. Noi però non molliamo, quel camion uscirà da qui soltanto vuoto». Anche perché ci sono in ballo due manifestazioni di interesse avanzate da imprenditori per rilevare l’azienda: «Ma sono state bocciate dall’ad in maniera unilaterale: non sappiamo neanche da chi sono state presentate». La produzione si è fermata - forse per sempre - un paio di settimane fa. Eppure, a sentire i lavoratori, le commesse non mancavano: «Ma la proprietà non aveva la liquidità per acquistare i materiali». Accanto a Luschi c’è Simone Fossi, 45 anni, dipendente della cartotecnica da quando ne aveva 22, padre di tre figli: «È un incubo. Essere trattati così fa male. Abbiamo dato tutto per questa azienda: si può anche accettare che chiuda, ma non possono farci tutto questo». Il suo coetaneo Marco Raugei lavora alla Maestrelli dal 2004: «In questi ultimi anni, di fronte alle difficoltà, i vertici non hanno mai dimostrato la volontà di andare avanti, non hanno fatto nessun passo vero per provare a rilanciare la produzione. Ecco perché oggi sono pessimista». Ma non demorde e porta avanti il presidio insieme ai colleghi. Come Fabrizio Braderi, 42 anni, dipendente dal 2002: «Se avessero voluto salvare l’azienda, avrebbero agito diversamente. E invece, anche dopo la riduzione di personale, non c’è stato alcun segnale in questo senso». Andrea Fondelli, della Rsa, sottolinea che «oltretutto quelle lastre non le possono smaltire autonomamente, perché sono di proprietà dei clienti. E poi comunque incasserebbero poco più di 10.000 euro: con quale coraggio dicono che quei soldi servono per pagare 33 stipendi?».

Intanto - dopo l’intervento dei carabinieri - la ditta incaricata procede a riscaricare le lastre. Gli operai fanno passare il camion (vuoto) e liberano l’accesso. Ma il presidio resta. A tempo indeterminato.

LA VERSIONE DEL MANAGER

«Con questa mossa gli operai mi hanno dimostrato che non sono interessati a riscuotere gli stipendi». Ormai siamo al muro contro muro. E Cesare Michelin, amministratore delegato della cartotecnica 
Maestrelli, non si nasconde. Riceve i giornalisti all’interno dell’azienda e spiega il suo punto di vista su tutta la vicenda: «Non mi risulta che i lavoratori là fuori siano soci dell’azienda. Io sono responsabile di fronte al tribunale, il resto non mi interessa».
 
Poi fotografa la situazione: «Il 10 febbraio scorso ho presentato la richiesta di concordato preventivo in bianco; la legge mi concede da 60 a 100 giorni per presentare una proposta concordataria di liquidazione dei creditori. In base all’ultima riforma l’azienda è obbligata al pagamento integrale dei creditori privilegiati, mentre la soglia stabilita per i chirografari è del 20%: altrimenti c’è il fallimento». In questo quadro, Michielin smentisce di aver già portato i libri in tribunale: «No, non l’ho fatto, perché significherebbe chiedere il fallimento. Con il concordato in bianco l’azienda è ancora “in bonis”, ha il pieno possesso di atti e beni e di conseguenza il commissario giudiziale nominato dal tribunale di Firenze è semplicemente un “osservatore” per conto del giudice delegato, al quale riporta le notizie su quanto sta accadendo». La Cartotecnica è un’azienda storica, fondata all’inizio degli anni Sessanta dai fratelli 
Maestrelli, e negli anni d’oro è arrivata ad avere un centinaio di dipendenti, dislocati su più sedi. Ma come si è arrivati a questo punto? «Dal 2008 - risponde Michelin - l’Italia e l’economia mondiale sono alle prese con una crisi profonda e mai superata: noi, come molte altre realtà, non siamo riusciti a superarla, nonostante gli sforzi». Quindi un’altra stilettata ai dipendenti: «Avevo consigliato loro di riunirsi in cooperativa per garantire la continuità aziendale e il mantenimento dei posti di lavoro, ma non hanno voluto saperne». Poi l’ad fa sapere che alla luce dei fatti di ieri ha deciso di non partecipare all’incontro in Regione: «Con la presa di posizione dei lavoratori, le parti si sono definitivamente allontanate». Sui licenziamenti: «Con la richiesta di concordato abbiamo aperto la procedura di mobilità. Entro il120° giorno saranno notificate le lettere di licenziamento collettivo». Poi torna sulla vicenda del tentato smaltimento delle lastre in alluminio, bloccato dagli operai: «Nel periodo in cui definiamo la proposta di concordato, siamo autorizzati ad effettuare atti di ordinaria amministrazione. Noi abbiamo un reparto di litografia con stampa offset, per la quale utilizziamo queste lastre, il cui smaltimento è remunerato. Abbiamo cercato di fare cassa a beneficio dei lavoratori, che invece evidentemente hanno ritenuto opportuno non riscuotere lo stipendio. Sarebbero stati pochi soldi? Il mare è fatto di gocce...». 

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