Il Tirreno

Empoli

«Voi, ragazzi stupendi» superstiti e familiari si commuovono

di Marco Sabia
«Voi, ragazzi stupendi» superstiti e familiari si commuovono

E lo stesso hanno fatto gli studenti della Montanelli-Petrarca ascoltando i racconti sui deportati nei campi di lavoro

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FUCECCHIO. Lo scorso anno - in occasione della giornata della memoria - a Fucecchio si inaugurò via Giuseppe e Nedo Nencioni, i due deportati - padre e figlio - deportati nei campi di concentramento nazista. E ieri giovani e meno giovani si sono ritrovati in via Giuseppe e Nedo Nencioni per ricordare le vittime dell'orrore nazista. Tantissimi ragazzi, oltre alle istituzioni civili e religiose, ad ascoltare le testimonianze di chi ha vissuto quegli anni tremendi: si va dai familiari di Nedo Nencioni, che con l'Aned aveva portato nelle scuole il suo calvario; a Vittoria Tognozzi e Roberta Burlon, la prima figlia del deportato Remo Burlon e la seconda scampata alla follia nazista dell'eccidio del Padule di Fucecchio del 23 agosto 1944. L'incontro, promosso dagli studenti delle scuole medie Montanelli-Petrarca si è tenuto nell'auditorium del nuovo oratorio La Calamita in piazza Salvo D'Acquisto. Qui, grazie anche alle interviste di Letizia Grazzini e Graziano Bellini, ideatori del "Percorso memoria", e alla partecipazione dell'Aned, si è riflettuto sul tema della memoria con gli studenti.

Erano presenti anche il sindaco Alessio Spinelli, la vicesindaco Emma Donnini e l'assessore Silvia Tarabugi. Alle 11.30, alla presenza degli stessi studenti e di numerose associazioni del territorio, è stato deposto dal sindaco Spinelli un mazzo di fiori in ricordo di tutti i deportati in via Nedo e Giuseppe Nencioni, la strada intitolata proprio lo scorso anno alla memoria dei due deportati. Fra i protagonisti di questa mattinata di ricordo c'erano appunto i familiari di Nedo Nencioni. Va ricordato che Nedo fu anche costretto a vedere il padre spegnersi lentamente: nonostante fosse relativamente giovane (40 anni) i devastanti carichi di lavoro e le angherie infami delle guardie finirono per uccidere l'ex operaio delle vetrerie Taddei, la cui unica "colpa" era quella di aver scioperato. Poi il giovane Nencioni - dopo essere sopravvissuto, a differenza del padre - ha iniziato a raccontare nelle scuole quanto aveva vissuto, diventato uno dei "guardiani della memoria" dell'Empolese Valdelsa. Fu così che nel 2014 - dopo la morte di Nedo Nencioni , avvenuta nel 2012 - l'allora sindaco di Fucecchio Claudio Toni lanciò l'idea di intitolargli una strada, scontrandosi con la burocrazia. Una "battaglia" a suon di carte durata due anni con la prefettura di Firenze e che l'anno scorso ha avuto il suo lieto fine con l'intitolazione congiunta a padre e figlio. Da lì è iniziato un nuovo capitolo, come ha spiegato Luciano Nencioni, uno dei due figli, che ieri era presente:«Vedere così tanti ragazzi attenti e commossi nel sentir parlare di quello che è successo a mio padre e agli altri sopravvissuti ci dà un'emozione incredibile, perchè è quello che mio padre avrebbe voluto vedere dopo la sua morte. Per me è sempre bellissimo poter ricordare mio nonno e mio padre, sono cose belle da vivere. E devo ringraziare tutti quelli che si sono impegnati affinché si continui a ricordarli, dall'amministrazione a chi continua a raccontare la loro storia. Più se ne parla e meglio è, perchè non si deve dimenticare quello che è accaduto».

Nencioni ha poi raccontato le altre emozioni vissute:«Ogni volta che passo davanti quel cartello mi si chiude quasi lo stomaco, perchè da una parte sono felice ma dall'altra penso a tutto quello che lui e mio nonno hanno dovuto passare. Spero che da oggi, tutti questi ragazzi quando vedranno quel cartello si ricorderanno cosa hanno vissuto quelle due persone, mio padre e mio nonno. Ma sarà sicuramente così, perchè sono stati stupendi».

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