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Addio a Brunetto, il cantastorie più vecchio d’Italia

Brunetto Cantini nella sua abitazione
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Brunetto Cantini nella sua abitazione

Cantini aveva 98 anni, il cordoglio del sindaco Alessio Falorni: "Era una vera e propria gloria di Castelfiorentino"

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CASTELFIORENTINO. È morto giovedì 26 gennaio il cantastorie più vecchio d'Italia, Brunetto Cantini, «una vera e propria gloria di Castelfiorentino, e presenza fissa dei nostri festival locali», come lo ricorda il sindaco Alessio Falorni . Aveva compiuto 98 anni il 14 settembre scorso.

«Ero stato ben contento di dare a lui e a Franco, suo figlio, il Talento Castellano nel 2014 - va avanti il sindaco - anche in quell'occasione, Brunetto ci allietó col suo talento e coi suoi aneddoti spassosissimi. Una simpatia innata, che sprizzava da tutti i pori tenera come il suo animo, semplice e bellissimo. Lo ringraziamo per tutti i bei momenti, ed emozioni, che ci ha saputo regalare. Un cuore di bambino, che vola lieve in cielo».

La sua era una famiglia di contadini ma a lui, pur non rinnegando le origini, sarebbe piaciuto diventare un attore famoso. Iniziò da bambino nella banda del paese e poi andò nella corale di Castello, dove aveva imparato a cantare le opere. Sapeva suonare il mandolino, la tromba, la cornetta, perfino il flicorno tenore.

Così progettò di partire da Castelfiorentino, il paese dove era nato e cresciuto, per trasferirsi a Roma e tentare la fortuna a Cinecittà. Ma scoppiò la guerra, il suo unico fratello, maggiore di lui di tre anni, venne ucciso in Germania nei lager e la madre, che non si dette più pace, dopo poco morì di crepacuore.

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A quel punto Brunetto abbandonò i suoi sogni restando a lavorare la terra accanto al padre e dedicandosi allo spettacolo solo nel tempo libero. Ma il suo talento non si è spento mai. A diciott'anni recitava a memoria Dante. Così come l'Orlando furioso, la Gerusalemme liberata, l'Eneide. E fino a poco tempo ha continuato a comporre canzoni, scriveva poesie e racconti, e divorava libri di letteratura, scienze, storia, arte. «Lo faccio con più lentezza di prima, perché gli occhi ogni tanto mi tradiscono - diceva - ma leggere è sempre la mia grande passione».

E la sua carriera artistica è continuata fino alla fine, in qualità di menestrello ad allietare le sagre paesane, i matrimoni, i compleanni, gli anniversari, con la sua musica e le sue rime baciate. Insieme a lui il figlio. «A Franco ho regalato la prima chitarra quando aveva dieci anni - amava ricordare Cantini - e da allora continuiamo a far spettacoli insieme, andando dove ci chiamano, anche se spesso non ci pagano neppure. E, al contrario di molti artisti che sono amati solo fuori dal loro territorio, a Castelfiorentino ci vogliono bene tutti». «Il mio - diceva sempre - è un mestiere che non si può improvvisare e chi lo vuole praticare seriamente deve applicarsi come ho fatto io che, pur non avendo conseguito il diploma "anche a causa della chiamata al fronte", ho sempre studiato da autodidatta, soprattutto la cultura musicale, le poesie, i grandi classici».

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