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Chiuso per sparatoria il circolo di Castelfiorentino, ma l’Arci si ribella

di Alessandro Marmugi
I vertici dell’Arci, i gestori del Progresso e i rappresentanti dei vari circoli di Castelfiorentino (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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I vertici dell’Arci, i gestori del Progresso e i rappresentanti dei vari circoli di Castelfiorentino (Foto Agenzia Carlo Sestini)

Il provvedimento della questura  ha una durata di trenta giorni: «Così si mette a rischio il futuro del locale e non si garantisce più sicurezza»

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EMPOLI. La porta chiusa, le luci spente ed un silenzio assordante, decisamente surreale. Il circolo Arci il “Progresso” di Castelfiorentino è praticamente irriconoscibile, un circolo fantasma. Dopo la sparatoria dello scorso 9 gennaio, dove due trentenni marocchini sono rimasti feriti (e l’uomo, un taglialegna albanese, che ha sparato a entrambi è sparito nel nulla), la questura ne ha ordinato la chiusura per trenta giorni.

Così, quasi fino a metà febbraio niente più attività e porte chiuse a chiave. Un luogo pericoloso, secondo le forze dell’ordine, ma l’Arci Empolese Valdelsa non ci sta e respinge al mittente le accuse che sono arrivate in questi giorni. Dai comuni cittadini, ma anche dalle istituzioni che hanno additato la struttura di Piazza Gramsci come poco sicura e pericolosa.

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Lo ha spiegato ieri la presidente dell’Arci Chiara Salvadori – accompagnata dai presidenti dei vari circoli di Castelfiorentino e dai consiglieri de “Il Progresso”. Tutti uniti per ribadire l’importanza dei circoli, presidio di socialità permanente e luoghi tutt’altro che insicuri. «Ci sono state delle dichiarazioni che ci hanno spiazzato - spiega Salvadori -. Siamo dispiaciuti per quello che è accaduto, ma non riusciamo a capire quali siano le responsabilità dell’Arci e soprattutto per quale motivo la presenza del circolo debba essere messa in discussione. Si chiude un luogo dove si lavora sull’integrazione e la socialità. Questo è un controsenso».

Da giovedì scorso però il circolo è off-limits, dopo l’ordinanza emessa dalla questura e notificata ai gestori del bar. La sparatoria ha coinvolto tre persone con precedenti penali, le saracinesche per questo motivo dovranno restare abbassate per un mese.

«Questa chiusura ci penalizza pesantemente – spiega Giuliano Cintelli, consigliere de “Il Progresso” – il nostro circolo come tutti gli altri che sono dislocati sul territorio, sono da sempre luoghi di aggregazione e soprattutto di integrazione».

Un Cintelli quasi commosso quando racconta poi delle offese ricevute in questi giorni, dopo quanto accaduto poco più di una settimana fa. «Abbiamo ricevuto il sostegno di tante persone che continuano a darci il loro supporto - racconta - ma alcuni cittadini ci hanno insultato sui social network e anche telefonicamente. È stata fatta anche discriminazione razziale, ci accusano di aver dato in gestione il bar a persone di origine albanese. Siamo allibiti. A noi non interessa la nazionalità di chi gestisce i nostri locali». Anche dalle istituzioni è arrivato sostegno, ma non da tutti. Qualcuno ha fatto scaturire anche un feroce dibattito sulla sicurezza del circolo Arci. Il riferimento è al post della senatrice Laura Cantini che su Facebook aveva chiesto “provvedimenti per il bar dove sono avvenuti i fatti, perché a prescindere dalle responsabilità o meno della gestione, è evidente che in questo momento non è garantita una sufficiente sicurezza”.

«Invece di assumere questo atteggiamento – aggiunge la presidentessa Salvadori – è necessario impegnarsi e trovare insieme le soluzioni a i problemi che si sono presentati. Il Progresso, che si trova proprio nel cuore della città è una risorsa importante per tutti ed è necessario impegnarsi perché rimanga tale». Anche il consigliere Cintelli si sofferma sulla polemica sicurezza. «Il giorno dei fatti abbiamo avvisato subito le forze dell’ordine. Nei nostri locali abbiamo due telecamere che sono state e sono di aiuto a chi svolge l’indagine. Inoltre abbiamo la chiamata diretta ai vigili giurati. Per noi la sicurezza è importante e siamo sempre stati attenti su questo tema».

Adesso l’obiettivo è far sì che l’attività del circolo possa ripartire al più presto. «Un mese di chiusura non è poco – prosegue Salvadori – stiamo lavorando per capire se è possibile almeno ottenere la riapertura delle altre sale dell’edificio, che hanno un'altra gestione rispetto al bar e dove si volgono quotidianamente attività molto importanti per la comunità». Le luci insomma devono tornare al più presto ad accendersi, la vita sociale della comunità deve ripartire, in modo anche da non mettere in discussione il futuro del circolo stesso che per i castellani è quasi un pezzo di cuore. «Questo circolo lo hanno costruito le persone del paese con carriole e fatica, posando un mattone dopo l’altro – conclude con un nodo alla gola Giuliano Cintelli – fa parte della nostra storia ed è uno dei luoghi più importanti per la nostra città, deve tornare al più presto a vivere».

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