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Gadget di Mussolini e svastiche in vendita al palaexpo: è bufera
È successo alla rassegna Militoscana, insorgono le associazioni Gli organizzatori: «Scusate, non conoscevamo l’espositore»
EMPOLI. Busti, calendari e statuine di Benito Mussolini, mazze con la scritta "molti nemici, molto onore", croci celtiche, bandierine e fasce con la svastica nazista. Tutto in bella mostra nel palazzo delle Esposizioni (di proprietà del Comune), a Empoli, città insignita del titolo di “capitale morale dell’antifascismo toscano” dalle associazioni di combattenti e che ha avviato l’iter per ottenere il riconoscimento della medaglia al merito civile da parte della Repubblica. E inevitabilmente quei gadget esposti nell’ambito della fiera “Militoscana... ai piedi della linea gotica” hanno scatenato le proteste di partiti e associazioni, ma anche dell’amministrazione comunale (vedi box) guidata dalla sindaca Brenda Barnini.
La mostra-scambio (che ha registrato circa 850 presenze in 2 giorni), giunta alla dodicesima edizione, è andata in scena al palaexpo di piazza Guerra, con la regia dell’associazione culturale Museo storico della Liberazione di San Miniato; oltre sessanta gli espositori, arrivati anche dall’estero che hanno proposto una vasta scelta di materiale da collezione, tra cui elmetti, divise, decorazioni, equipaggiamento, editoria specializzata e altro ancora. In mezzo a tutta questa merce sono spuntati anche oggetti dedicati al fascismo e al nazismo.
Insorgono le sezioni Anpi di Empoli, Montelupo Fiorentino, Montespertoli, Vinci e Fucecchio: «Questi non sono oggetti storici, ma di pura propaganda post-fascista, che non siamo disposti ad accettare nel nostro territorio, né ora né mai. Contrastiamo la vendita di oggetti inneggianti al fascismo di nuova produzione, che di storico-militare non hanno proprio nulla. Chiediamo sia al Comune, che affitta lo spazio, che all'organizzazione della rassegna di prestare maggiore attenzione agli espositori e di non permettere più all'interno di una manifestazione dedicata al collezionismo e agli oggetti storici di antiquariato militare la vendita di feticci del passato più triste della nostra storia».
Dura presa di posizione anche del Pci, sezione Empolese Valdelsa: «Il Museo della Liberazione non dovrebbe permettere la vendita di oggetti per neofascisti. Ciò avviene, oltretutto, in un momento di rigurgito del neofascismo, con il moltiplicarsi di azioni squadristiche e formazioni neonaziste che addirittura, come è accaduto a Varese, chiedono pubblicamente lo scioglimento dell'Anpi e il processo per "crimini di guerra" nei confronti dei partigiani sopravvissuti. Tutti gli antifascisti dovrebbero impegnarsi per fare applicare la Costituzione e le leggi, che vietano la ricostituzione del Partito Fascista sotto qualsiasi forma. Ma in pochi si indignano per fatti come questi».
Anche l’associazione Settembre Rosso «esprime il più forte disappunto per l’accaduto. Non riusciamo a spiegarci come sia possibile che nell'ambito di una manifestazione organizzata dal Museo della Liberazione di San Miniato in collaborazione con il Comune di Empoli sia stata permessa una cosa del genere, che niente ha a che fare con la vendita e lo scambio di cimeli militari. Chiediamo che gli organizzatori prendano le distanze da tutto ciò e che in futuro non si ripetano episodi di questo tipo».
La vicenda ha creato forte imbarazzo tra gli organizzatori: «Ci scusiamo per l’accaduto - sottolinea Ranieri Benvenuti dell’associazione Museo della Liberazione -. La merce era sul banco di un espositore arrivato da Perugia, che non conoscevamo. Quando ci siamo resi conto che il materiale non era pertinente con il tipo di manifestazione, siamo stati i primi a sentirsi a disagi. Avremmo dovuto chiedergli di riporre tutto e di abbandonare l’evento. Ci abbiamo pensato ma, considerando che arrivava da lontano, non ce la siamo sentita. Posso assicurare però che non accadrà più: quell’espositore non sarà più ammesso e faremo più attenzione in generale alle domande che ci arriveranno».
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