Il Tirreno

Empoli

L’Unione non sblocca il protocollo salva appalti

di Marco Pagli
L’Unione non sblocca il protocollo salva appalti

Progetto della Cgil a tutela delle aziende locali contro il massimo ribasso Ma l’intesa con i Comuni è in stallo a causa della resistenza di alcuni sindaci

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EMPOLI. Un protocollo sugli appalti per introdurre criteri di garanzia per amministrazioni, imprese e lavoratori. A promuoverlo è la Cgil di zona, che sta dialogando con le istituzioni per arrivare ad un accordo. Sarebbe il primo a livello toscano ad essere introdotto. Al centro del patto ci sono clausole come lo stop al massimo ribasso nelle gare, l'introduzione della responsabilità in solido del soggetto appaltante, la certificazione di legalità delle imprese e la clausola sociale.

La trattativa, tuttavia, sarebbe al momento in fase di stallo per il mancato accordo tra i sindaci che compongono la giunta dell'Unione dei Comuni e le resistenze di alcuni di loro. Proprio l'ente di piazza della Vittoria dovrebbe essere il più importante soggetto coinvolto, dal momento che i principali appalti pubblici (cioè quelli sopra i 40mila euro di importo) passano proprio dalla stazione unica appaltante costituita dall'Unione. «Siamo di fronte, ormai da anni, ad una completa deregolamentazione del lavoro - attacca Rossano Rossi, segretario della Camera del lavoro di zona e membro della segreteria provinciale con delega agli appalti - nella quasi totalità dei casi questo tipo di problema si verifica negli appalti sia pubblici che privati e spessissimo ad essere coinvolte sono cooperative, che non hanno niente a che vedere con i valori della cooperazione. Ci troviamo di fronte a condizioni di lavoro assurde con orari ottocenteschi, paghe ridicole e diritti inesistenti. D'altronde, ormai siamo arrivati a ribassi sui lavori anche del 40-50%. Come è possibile una cosa del genere? Le risposte sono due: o prima chi vinceva un appalto rubava oppure adesso si fanno gli stessi lavori a metà prezzo facendo ricadere la contrazione dei costi sui lavoratori».

Uno degli ultimi esempi in questo senso è la gara per l'affidamento della manutenzione del verde pubblico a Empoli, che è stata concessa con il criterio dell'offerta più conveniente al 41% di ribasso rispetto alla base d'asta. Il protocollo che da 3-4 mesi è in discussione tra sindacato e amministratori (tra coloro che appoggiano la proposta c'è anche la sindaca di Empoli e presidente dell'Unione Brenda Barnini) «introduce alcune norme che danno garanzie a tutti gli attori in campo - continua Rossi - Prima di tutto le amministrazioni, che in questo modo avrebbero un bacino di aziende gareggianti più sicuro e serio. Quindi le aziende, specie quelle sane del territorio, che si libererebbero di tanta concorrenza sleale. E infine i lavoratori, che sono i più colpiti nelle gare al ribasso e che in questo modo potrebbero operare in maniera dignitosa e giusta».

I capisaldi del protocollo sono quattro. Uno di questi è lo stop al massimo ribasso, che in molti casi è diventato “criterio dell'aggiudicazione in base all'offerta economicamente più favorevole”: le percentuali di sconto sono diventate improponibili, tanto che spesso si perdono mesi per effettuare le normali verifiche sulle ditte e poi accade che la qualità dei servizi è minore. Po c’è la responsabilità in solido del soggetto appaltante e cioè la chiamata in causa di chi affida il lavoro nel caso in cui l'azienda vincitrice della gara non dia le adeguate garanzie ai lavoratori in materia di salari e di diritti. E ancora, la certificazione di legalità per le aziende che partecipano agli appalti, in modo da escludere infiltrazioni di qualsiasi tipo in affari che coinvolgano il pubblico. E infine la clausola sociale, cioè la riassunzione con le stesse previdenze contrattuali dei medesimi lavoratori nel caso di cambio di appalto: si tratta di una clausola che dovrebbe essere prevista per legge, ma che spesso viene disattesa.

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