Il Tirreno

Empoli

Folle fuga con la pistola

di Francesco Turchi
Folle fuga con la pistola

Ritrovata l’auto dell’uomo che ha sparato in un bar, prosegue la caccia all’uomo

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CASTELFIORENTINO. C’è un uomo in fuga dopo aver seminato il panico a Castelfiorentino. È ricercato dai carabinieri per tentato omicidio e ha in tasca una pistola calibro 38. Ha abbandonato la sua auto a Ortimino, dopo essere finiti fuori strada. E ha fatto perdere le sue tracce. Si sa che è Jerevia Nikol, albanese, classe 1983, residente in zona e che lavora come taglialegna. Ha alle spalle qualche precedente penale, ma - fino a lunedì sera - non era considerato un particolarmente pericoloso. Quei tre spari esplosi nel bar Il Progresso in piazza Gramsci hanno cambiato tante cose. Magari non hanno cancellato la capacità di accoglienza di una comunità che - seppur tra le inevitabili difficoltà - è simbolo di integrazione. Ma la tensione rischia di salire: «Chi viene qui per lavorare bene, altrimenti vanno mandati via». Lo dice un pensionato - ma lo pensano in tanti - guardando il locale trasformato in “saloon” per una sera. Dentro c’è Jennifer Gori, che ha preso in gestione il locale dalla casa del popolo insieme alla sorella Olta, testimone della sparatoria: «Lei c’era, ma stamani non c’è (e infatti è arrivata a lavoro nel pomeriggio, ndr). È sotto choc», racconta tra un caffè e l’altro: «I due marocchini sono clienti abituali, l’altro è venuto solo per fare casino. Era ubriaco e ha usato la balla che gli avevano rubato il cellulare soltanto per litigare. Poi è andato via». È tornato con la pistola. Uno dei nordafricani «era fuori a fumarsi una sigaretta, si è accorto che era armato e ha provato a fermarlo, ma lui gli ha sparato». Poi è entrato e ha fatto il resto (in tutto potrebbero essere stati tre i colpi sparati anche se le ogive ritrovate dalle forze dell’ordine sono due): «Entrambi sono stati colpiti in basso dai proiettili - ha poi raccontato Olta Gori - perché hanno cercato di difendersi, di bloccarlo».

Ma il quadro è chiaro. La ricostruzione emersa durante i primi rilievi nella serata di lunedì, anche grazie alle testimonianze (e alle telecamere del circuito di videosorveglianza), è stata confermata dai due marocchini (di 30 e 35 anni), entrambi ricoverati all’ospedale San Giuseppe di Empoli, uno nel reparto di traumatologia e l’altro in chirurgia. Non sono in pericolo di vita.

E ieri hanno raccontato ai militari della compagnia di Empoli, i momenti di terrori vissuti lunedì sera, quando entrambi hanno rischiato di morire. Intanto i carabinieri guidati dal capitano Giorgio Guerrini, dopo aver ritrovato la Bmw a Ortimino, hanno passato al setaccio tutta l’area, e in particolare anche i casolari di campagna. Ma la ricerca è stata estesa anche a tutta la Toscana e oltre: perché il fuggitivo - con l’aiuto di qualcuno - potrebbe anche essersi nascosto in altre zone.

La comunità di Castelfiorentino (e non solo), frastornata, arrabbiata, delusa e impaurita, si aspetta che quell’uomo finisca in carcere: «Ormai la gente - si sfoga Giampaolo Giuntini - la sera preferisce andare a letto e non va più al bar. Finirà che chiuderanno anche quelli... Comunque in giro c’è troppa gente che vuol fare come gli pare, fregandosene delle regole. E poi i controlli delle forze dell’ordine non bastano».

Accanto al bar c’è la sede dell’Auser: «La preoccupazione, soprattutto tra gli anziani, è tanta - racconta il presidente Giovanni Poggianti -. La nostra sede era da un’altra parte, abbiamo deciso di trasferirci qui per contribuire a rianimare il centro. Facciamo tante attività, dal ballo ai corsi di computer e al burraco. Ma specialmente le donne hanno paura ad attraversare il paese da sole la sera». E anche la casa del popolo - che poi ha passato la gestione del locale - garantiva una maggiore sicurezza: «Con l’ingresso riservato ai soci, sai chi entra. Poi però non c’erano più abbastanza tesserati e ora è diventato un bar come un altro».

Che continua ad essere frequentato anche da tanti castellani, ma dove è accaduto qualcosa che ha scosso profondamente la comunità: «Chi è venuto qui per lavorare - dice Dino Sabatini - faccia il suo dovere ed è il benvenuto, come è sempre accaduto. Gli altri vanno mandati via».

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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