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eccellenza italiana

A rischio chiusura il laboratorio del Cesat a Fucecchio

di Marco Sabia
Una sala operatoria del Cesat (foto d'archivio)
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Una sala operatoria del Cesat (foto d'archivio)

Scarsi i finanziamenti al centro in cui si fa ricerca per la chirurgia ortopedica Il presidente: «Navighiamo a vista e le donazioni sono ben accette»

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FUCECCHIO. Che il Cesat di Fucecchio sia un'eccellenza a livello italiano è noto più o meno a tutti. E' un po' meno noto, invece, che il centro per la chirurgia ortopedica di anca e ginocchio va avanti anche grazie ad una fondazione, che si chiama In Cammino, costituita dagli stessi medici del Cesat e che oggi è in difficoltà economiche. La fondazione, infatti, gestisce il laboratorio per lo studio del cammino offerto dalla Cassa di Risparmio di Firenze, una struttura costata 200.000 euro e che è stata donata a fine 2014 proprio alla fondazione, presieduta dall'ingegner Andrea Corvi. 200mila euro spesi per dotare questi locali di telecamere ad alta definizione, computer all'avanguardia, oltre all'installazione di una pedana dinamometrica, camminando sulla quale si può ricostruire tridimensionalmente il cammino del paziente. La pedana è dotata di apposite fibre sottostanti la superficie che integrano i dati degli altri sensori fissati sugli arti inferiori. La piattaforma dinamometrica può rilevare le tre componenti di forza e del momento rispetto a un sistema di riferimento (verticale, antero-posteriore e medio-laterale ).

In questo laboratorio lavorano e fanno attività di ricerca un fisioterapista, un dottorando e un ingegnere, grazie alle risorse della fondazione, che però non naviga in acque limpidissime. Sono lontani, infatti, i tempi nei quali - grazie alle donazioni ricevute - potevano ragionare sul lungo periodo. Perché ora - come ha spiegato proprio Corvi - si naviga a vista:«Viviamo mese per mese, facciamo i salti mortali per coprire tutte le spese. Abbiamo degli accordi con alcune aziende del settore, che ci permettono di andare avanti. Le donazioni, invece, non sono molte, per cui un contributo da parte di chi ci volesse aiutare sarebbe molto ben accetto. D'altronde se veniamo meno noi viene meno anche il laboratorio e sarebbe un danno per tutto il Cesat. Non si potrebbero più fare gli studi e le valutazioni che si fanno coi sensori e gli strumenti che ci sono nel laboratorio, che ci permettono di valutare in maniera oggettiva i parametri del cammino dei pazienti. Si tratta di un'eccellenza a livello europeo, perché difficilmente un centro artro-protesico ha al suo interno macchinari del genere, che sono all'avanguardia. I costi sostenuti per fare ricerca sono a completo carico della fondazione, quindi le spese sono tante, perché chi vi lavora deve essere pagato».

In Cammino non riceve contributi dal Comune - ha confermato Corvi - anche se è parte integrante del Cesat, punto di riferimento e linfa vitale di quella porzione del centro storico alto. Dal laboratorio sono passati centinaia e centinaia di pazienti in questi anni: la struttura fornisce supporto all'attività clinica e chirurgica di anca e ginocchio dell'equipe del professor Massimiliano Marcucci. Per In Cammino si erano spesi anche molti fucecchiesi, a cominciare dal maestro Mario Catastini e dall'ex sindaco Pietro Sollazzi, grazie alle cui pubblicazioni vennero raccolti circa 15.000 euro. Senza dimenticare i contributi dati anche dagli ex pazienti. Sembra un secolo fa, quando il laboratorio c'è da nemmeno tre anni. Sulla vicenda ha presentato anche una mozione in consiglio comunale il capogruppo di Forza Italia Simone Testai, nella quale chiedeva di fare un taglio lineare - la cui entità sarebbe a discrezione dell'amministrazione - ai contributi alle associazioni per dirottare questi risparmi verso In Cammino. La mozione, però, non è stata ancora discussa.

 

LA SCHEDA

L'attività chirurgica del Cesat ha avuto inizio il 31 agosto 2009. Fino ad oggi sono stati eseguiti più di 5000 interventi chirurgici su anche e ginocchia. Ed i pazienti in lista di attesa sono oltre 2000 provenienti da tutta Italia. L'equipe medica guidata dal professor Massimiliano Marcucci (nella foto) è composta da 6 ortopedici chirurgici e un fisiatra. Il comparto chirurgico è dotato di due avanzatissime sale operatorie con flusso laminare appositamente ideate per svolgere attività di chirurgia protesica, che è quella in cui sono richiesti i maggiori standard di sterilità e pulizia. Sull'ala opposta è ospitato il rapporto per lo studio del passo (quello della fondazione): il laboratorio ha il compito di studiare sia le patologie che interferiscono o alterano il cammino sia la biomeccanica delle protesi articolari. Il periodo di degenza post-operatorio - sia per l'anca che per il ginocchio - è mediamente di 4/5 giorni, con un risparmio di 1.000.000 euro l'anno (2.000 giorni di ricovero complessivi in meno). Solo nel 10% dei casi ai pazienti viene richiesta una riabilitazione in regime di ricovero. 

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