Il presidio
Chiude storico calzaturificio il bilancio è sempre più nero
La Cgil: in un mese chiesti gli ammortizzatori per duecento dipendenti Intanto la Valdelsa viene inserita nelle aree di crisi dalla Regione
EMPOLI. Quello delineato dalla Cgil Empolese Valdelsa è un 2016 con più scuri che chiari. Un anno in cui la crisi non ha allentato il morso su centinaia di aziende e migliaia di lavoratori. Cessazioni, licenziamenti, diritti negati. Ma anche la certificazione di un territorio che marcia a due velocità con l'inserimento dei quattro Comuni della Valdelsa tra le aree di crisi non complessa da parte della Regione. «É stato un anno drammatico - spiega Sergio Luschi, coordinatore Cgil di zona - sulla falsariga di quelli precedenti. Dal nostro osservatorio vediamo un paese reale in piena difficoltà, che deve fare i conti con la paura, la rabbia e il disincanto delle persone. L'inserimento della Valdelsa tra le aree di crisi non complessa della Regione (grazie alla quale ci sarà la possibilità di attingere ad un fondo nazionale per il finanziamento di progetti di rilancio rivolti alle aziende dell'area), inoltre, indica le maggiori difficoltà di questo pezzo di territorio: in alcuni casi siamo di fronte a segnali di vera e propria desertificazione con esempi quotidiani di chiusure e licenziamenti. In tutto questo manca una politica industriale e del lavoro seria da parte dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni». Tra i comparti più colpiti dalla crisi c'è sicuramente quello tessile. «Nell'ultimo mese sono arrivate oltre 60 richieste di ammortizzatori sociali per un totale di oltre 200 lavoratori - afferma Silvia Mozzorecchi della Filctem - le piccole aziende spesso non riescono ad andare avanti. L'ultima chiusura riguarda il Calzaturificio Bagnoli di Montelupo, un fiore all'occhiello per professionalità e specializzazione che però non ha retto e ha mandato a casa gli ultimi 15 operai rimasti. Ma anche per le grandi aziende, come quelle del comparto del vetro e della ceramica, non mancano i problemi non tanto legati alle commesse quanto al ricambio generazionale: l'allungamento dell'età pensionabile sta rischiando di compromettere la produttività delle aziende». Sul fronte dei diritti i segnali peggiori arrivano dal commercio e dal mondo degli appalti. «L'ultimo fenomeno che sta emergendo e che stiamo cercando di arginare - attacca Massimiliano Fabozzi, Filcams - riguarda la richiesta di dimissioni da parte dell'azienda con la riassunzione in base alle norme del Jobs Act. Abbiamo già tre casi nel circondario che coinvolgono una cinquantina di lavoratori. Spesso si tratta di aziende rilevate da grandi gruppi, che cercano di assicurarsi costi minori. Altra questione, diventata gigantesca nel commercio, è l'esplosione dei voucher e del ricorso agli stagisti. Senza contare le difficoltà negli appalti che spesso introducono contratti al limite della legge e con condizioni sempre peggiori». Su quest'ultima questione, però, una buona notizia potrebbe arrivare con il nuovo anno: «c'è già una bozza - racconta Donatella Galgani, Filcams - che fissa alcune norme di regolamentazione degli appalti pubblici. Speriamo di arrivare alla sottoscrizione di un protocollo territoriale nel più breve tempo possibile». Un altro elemento di criticità per l'area lo sottolineano i metalmeccanici, che negli ultimi anni a partire dalla crisi della Shellbox hanno vissuto un periodo nerissimo. «Oltre alla crisi generale e alle specifiche difficoltà - spiega Maurizio Garofano, della Fiom - sul territorio un aspetto penalizzante, specie per la Valdelsa, è la mancanza di infrastrutture».
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