Il presidio
Ex Montevivo, partono i lavori per la bonifica
Ultimatum del Comune alla società proprietaria: entro 10 giorni dovrà presentare il piano di demolizione. Si parte con l’amianto, indagini anche sul rischio radioattività
EMPOLI. Si riaccendono le luci sul sito della ex Montevivo. Il Comune ha approvato il piano di caratterizzazione, cioè l'insieme delle azioni che permettono di ricostruire i fenomeni di contaminazione e di progettare la messa in sicurezza, presentato in forma aggiornata dalla proprietà. Ma insieme al via libera al piano è arrivato anche un ultimatum per la demolizione e l'avvio dei lavori di verifica. Il primo passaggio è la bonifica dall'amianto. Anche se la prescrizione che desta maggiori preoccupazione è quella che riguarda le analisi relative al rischio radioattività. Nel giro di dieci giorni la Società Empoli Est, proprietaria dell'area, dovrà presentare il piano di demolizione. Dopodiché potranno cominciare i lavori. Una volta conclusi, ci saranno altri trenta giorni di tempo per l'avvio del piano di caratterizzazione con tutte le verifiche del caso. La road map, insomma, è tracciata per il recupero di una delle aree ritenute strategiche dall'amministrazione stessa. Sia per le potenzialità che questa riveste per la città, sia per l'eliminazione delle sacche di degrado e pericolo che la zona continua a nascondere. Da una parte, infatti, ci sono i fattori di inquinamento ambientale (uno degli ultimi sopralluoghi dell'Arpat nel marzo scorso aveva messo in luce la presenza di ferro, rame, zinco e arsenico al di fuori dei limiti di legge, oltre ad alluminio e solfati), dall'altro le problematiche legate al sociale (vedi box). La storia dell'area di via Pratignone, che ha ospitato uno dei principali poli industriali del territorio, è lunga e viene da lontano. Il primo piano di caratterizzazione è del 2002. Da allora, tra stalli tecnici, rinvii e progetti mai realizzati sono trascorsi quasi 15 anni in cui le carte si sono accumulate senza produrre niente di concreto. Da sottolineare che ben dieci anni fa l'amministrazione comunale aveva emesso due ordinanze che intimavano ai proprietari la demolizione delle strutture.
Adesso sembra che la riqualificazione sia finalmente ad un passo. Nessuno si sbilancia sui tempi, sui quali molto influiranno gli esiti delle verifiche, anche se già dal prossimo anno potrebbe prendere forma la nuova fisionomia dell'area. La documentazione tecnica per l'aggiornamento del primo piano di caratterizzazione è stata inviata dalla proprietà nel luglio scorso. Un atto necessario per adeguare le attività al decreto legislativo 152 del 2006, che ha riformato la normativa in materia. In settembre si è svolta la Conferenza dei servizi, composta da Comune, Asl e Arpat, in cui sono emerse una serie di questioni che si sono trasformate in prescrizioni al piano avanzato dalla proprietà. Quest'ultima, alla luce delle indicazioni emerse, ha presentato una nuova proposta a metà novembre. E adesso è arrivato il via libera. Come accennato, una delle indicazioni più preoccupanti riguarda la possibile presenza di residui inquinanti radioattivi. A sollevare la questione è stata l'Arpat. «Un aspetto che non è stato preso in esame dai tecnici - ha detto la dottoressa Laura Balocchi, dell'Arpat, in Conferenza dei servizi - riguarda la presenza di potenziale radioattività nelle aree in cui venivano lavorate le fosforiti: l'agenzia ha svolto negli ultimi giorni un'indagine con misurazioni radiometriche, senza tuttavia poter indagare i locali pericolanti. Pertanto si chiede che, una volta demolite le strutture, vengano sottoposti ad indagine radiometrica di laboratorio i campioni di suolo delle aree non verificate da Arpat».
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