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Mancano le garze e mascherine sospesi gli interventi chirurgici
Il fiore all’occhiello della chirurgia artoprotesica resta senza materiale, tre operazioni rimandate tutta colpa di un problema al magazzino Estar, il black-out arriva in consiglio regionale
FUCECCHIO. Interventi chirurgici rimandati perché mancano garze, mascherine e altri “presidi sanitari”. Tutto questo in quello che viene considerato uno dei fiori all’occhiello della sanità toscana: il centro artoprotesico al San Pietro Igneo di Fucecchio. L’episodio risale allo scorso 29 novembre, ma è emerso in queste ore a seguito di un’interrogazione presentata da Andrea Quartini, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle. Il disservizio viene confermato dalla stessa Asl Toscana Centro, che sottolinea tuttavia che «sono stati rimandati soltanto tre interventi, già prontamente riprogrammati».
La struttura costituisce un centro di riferimento regionale per le protesi; un’eccellenza nello scenario della realtà ortopedica toscana la cui attività sta particolarmente a cuore alla Regione, con l’assessora Stefania Saccardi che proprio durante la sua ultima visita in zona, nell’ottobre scorso, ha annunciato l’ulteriormente potenziata con il pieno utilizzo delle attuali sale operatorie e di tutti i posti letto disponibili (in totale 44) in modo da raddoppiare gli interventi di chirurgia protesica (da 800 a 1.600 all’anno) per abbattere le liste di attesa.
Il disservizio - sottolinea l’Asl Toscana Centro - è stato causato dai ritardi nell’approvvigionamento dell’Estar (Ente di supporto tecnico-amministrativo regionale), che si occupa appunto degli acquisti. La causa sarebbe nel cambio di sede da una zona a un’altra di Calenzano, di un magazzino di stoccaggio. Si sarebbe verificato un problema nel sistema informatico del nuovo magazzino. E quello di Fucecchio non è stato un caso isolato: i disagi hanno riguardato varie strutture dell’area fiorentina, alle prese con la mancanza di farmaci (soprattutto diuretici, cortisonici e antidolorifici) e provette. In alcuni casi è stato trovato un rimedio interno, senza ripercussioni per i pazienti, grazie alla “solidarietà” tra strutture, con le più fornite che sono andate in soccorso di quelle alle prese con carenze. Ma non sempre è stato possibile: «Questo stallo - scrive Quartini - riguarderebbe poi anche le farmacie ospedaliere dove i cittadini aventi diritto non trovano cateteri e sondini per la cosiddetta Peg (Gastrostomia endoscopia percutanea). Ci chiediamo cosa stiano facendo a proposito i dirigenti Estar preposti proprio ad evitare questo tipo di problematiche. La giunta faccia le opportune verifiche, risolva lo stallo e qualora rilevi inadempienze da parte di questi dipendenti, ben remunerati, del servizio pubblico prenda gli opportuni provvedimenti».
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