Il Tirreno

Empoli

Strade invase dai cinghiali decine di incidenti, è allarme

di Marco Sabia
Strade invase dai cinghiali decine di incidenti, è allarme

A Vinci un’automobilista ha rischiato la vita: dopo l’impatto si è cappottato Legambiente: «Il piano straordinario per l’abbattimento di ungulati ha fallito»

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EMPOLI. Almeno tre incidenti al mese nell'Empolese Valdelsa col coinvolgimento di ungulati: daini, caprioli e soprattutto cinghiali. Incidenti che spesso non vengono nemmeno denunciati per la difficoltà nell'ottenere il risarcimento danni ma che a volte mettono a rischio la vita di automobilisti ed utenti della strada.

È il caso del tremendo impatto avvenuto alle 22 di giovedì sera sulla provinciale di Mercatale, alle porte di Vinci: nell'incidente una Fiat 500 Abarth si è ribaltata, il cinghiale è morto e l'auto ha iniziato a prendere fuoco, col guidatore incastrato dentro. Soltanto il pronto intervento di alcuni passanti, che con della terra hanno soffocato le fiamme, ha impedito che capitasse una tragedia. Il ferito, un 33enne di Altopascio, è stato poi estratto dalle lamiere grazie ai vigili del fuoco; ha riportato numerosi traumi ma non è in pericolo di vita. Il giovane si è ritrovato il cinghiale all'improvviso sulla carreggiata e non ha potuto far niente per evitarlo.

Questo incidente dimostra che il problema dei cinghiali sulle strade è sempre più evidente (pochi giorni ne sono entrati venti in autostrada a Lucca, e sono stati travolti dalle auto in transito), anche in aree popolate - e non soltanto nelle zone di campagna - dell'Empolese Valdelsa.

I vigili urbani hanno fatto i rilievi su molti episodi del genere (una ventina soltanto nel 2016) ma nell'orario diurno, quando è più difficile finire coinvolti in un incidente con questi animali selvatici. Gli altri incidenti - o vengono verbalizzati da altre forze dell'ordine - o non emergono nemmeno, perché l'automobilista sa che difficilmente verrà risarcito. Gli ungulati nel frattempo, principalmente cinghiali ma anche daini e caprioli, si avvicinano sempre più ai paesi; e finiscono per attraversare le strade, specie di notte, all'improvviso, venendo investiti e rimettendoci praticamente sempre la pelle. Si tratta di animali - nel caso dei cinghiali - che superano anche i 100-150 kg. La Regione Toscana ha messo in campo un piano straordinario di abbattimenti, con la legge che porta il nome dell'assessore alla caccia, Marco Remaschi. Si parla di 200.000 cinghiali sul territorio regionale, una media quattro volte superiore alle altre regioni. Senza contare i 200.000 caprioli, gli 8.000 daini e i 4.000 cervi. La legge, definita in accordo con l'istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra), consente una gestione speciale della caccia agli ungulati per proporzionare la presenza degli ungulati alle diverse caratteristiche del territorio regionale. Previste cacciate in braccata e in altre forme per la gestione delle catture.

Una legge che ha fatto molto discutere e che però non sta risolvendo il problema dell'evidente soprannumero di ungulati in Toscana, come spiega Marco Boldrini, di Legambiente Empolese-Valdelsa: «Noi come associazione non siamo favorevoli agli abbattimenti ma se proprio si devono fare bisogna farli con approccio scientifico. Spesso, essendo animali da branco, quando uccidi la femmina più anziana tutte le altre nel giro di poco si riproducono con evidenti conseguenze. A leggere i dati il numero di capi abbattuti è parecchio rilevante ma quello dei cinghiali non scende. Perché? Forse la nostra Regione si presta come habitat ai cinghiali ma ormai è diventata un allevamento a cielo aperto. Bisogna riportare il numero nella norma, perchè gli animali selvatici ci devono essere, chiaramente non nei paesi. Ma ora è difficile trovare una soluzione: c'è chi propone di sterilizzare, chi di abbattere ma ad oggi la legge è fallita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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