Il presidio
Dallo Stia al Real Madrid, ecco la favola del "compagno" Sarri
L’incredibile avventura del tecnico toscano del Napoli. Dalla Seconda categoria alla doppia sfida con i blancos di CR7
Se glielo avessero detto giusto tre anni fa, mica un secolo, probabilmente avrebbe risposto come quella volta che Samuel Eto’o gli si avvicinò, alla fine di un Empoli-Sampdoria di fine stagione, per dirgli che era onorato di conoscerlo. Lui, Maurizio Sarri, guardò quell’attaccante che aveva già un palmares di campionati e Champions da urlo e rispose alla sua maniera: «Ma mi sta prendendo per il c...». No, è tutto vero. Ed è una di quelle storie che solo lo sport riesce, ogni tanto, a regalare. Una di quelle favole belle, come il Leicester campione d’Inghilterra. Il tecnico che si è costruito passo dopo passo, categoria dopo categoria, la sera del 15 febbraio scenderà sul terreno del Santiago Bernabeu, guidando il suo Napoli nella sfida d’andata degli ottavi di finale col Real Madrid.
LA SCALATA
E non è così banale proprio perché di mezzo c’è lui, Sarri, che banale non riesce a esserlo mai: né quando lavora, e basta vedere come gioca il suo Napoli, né quando racconta e si racconta. Perché è la sua storia, la sua vita, ad essere particolare. Allenatore, infatti, si scoprì per caso nel 1990 a Stia. Sì, proprio il paese dell’Aretino diventato celebre come location del film “Il Ciclone”. Il ciclone-Sarri, infatti, esplode subito. Lui che anni prima aveva scelto di smettere col calcio giocato per un posto in banca al Monte dei Paschi, per una decina d’anni porta avanti il doppio incarico. Poi, alla fine del millennio, decide di scommettere forte. Su se stesso. Lascia l’impiago sicuro (che poi, a leggerla oggi, tanto sicuro non è...) e si tuffa anima e corpo nell’avventura in panchina. Accade al Tegoleto a scalata già iniziata. Già, perché una delle (tante) particolarità di Sarri è che le categorie le ha fatte tutte: dalla Seconda, con lo Stia, alla Serie A, a Empoli prima e Napoli ora. E le promozioni, altro dato che rende l’idea, se le è sempre conquistate sul campo. Per questo è bello immaginarlo, con l’immancabile sigaretta, assaggiare il terreno del tempio del calcio, dello stadio di uno dei club più titolati e più prestigiosi al mondo.
LA SFIDA
Magari ripenserà alla prima volta. A quel campo di Stia, costruito a due passi dal cuore del paese (la famoso piazza in discesa) e delimitato dal passaggio di un Arno ancora incontaminato e addirittura balneabile. Di strada, Sarri, ne ha fatta tanta. E tutta con le sue scarpe. Una strada sempre in salita. Perché la vera svolta arrivò nel 2011, quando il direttore generale dell’Empoli, Marcello Carli, andò a pescarlo da un esonero subito in Lega Pro, a Sorrento, per affidargli le chiavi delle ricostruzione azzurra. Partenza lenta, 4 punti in 9 gare, ma fiducia illimitata del club. Ed eccoli sbocciare insieme, l’Empoli e Sarri. Conquistare il tavolo dei grandi, meritarselo sul campo. Sì, forse ripenserà ai tempi dello Stia, ma è più probabile che studi fino alla fine tutti i modi possibili e immaginabili per fermare Cristiano Ronaldo. Cercherà di farlo non con la marcatura ma con il gioco, come sempre, ma un’altra immagine affascinante di questo ottavo di finale è proprio questa, la sfida fra il divo e pluri-pallone d’oro (giusto lunedì ne ha vinto un altro...) e l’allenatore che è diventato personaggio a forza di... non volerlo essere. Perché il figlio dell’operaio dell’Italsider di Bagnoli (è nato a Napoli, incidentalmente, proprio per questo) e il nipote del partigiano che salvò due piloti Usa “strappandoli” dalle grinfie dei Nazisti (storia vera, è stato anche decorato dal Congresso) odia le etichette e se ne vede continuamente appiccicare una addosso. Orgogliosamente di sinistra, ama le buone letture e la buona cucina.
QUEL NO DI BERLUSCONI
Nel 2015, prima di lasciare l’Empoli e accasarsi sotto il Vesuvio, era stato a un passo dal Milan. Scelto da Galliani ma, sembra, bocciato da Berlusconi proprio per motivi politici. Quando la voce uscì si rivolse coi soliti modi, bruschi ma sempre simpatici, ai giornalisti che bazzicano il Castellani: «Ma vi sembra possibile che il Milan voglia uno come me?». Sì, sembrava possibile. Era vero, Come il fatto che Eto’o volesse conoscerlo, come il suo splendido viaggio che ora lo porterà a sfidare il Real Madridi di CR7.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:sport:1.14561264:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/sport/napoli-l-allenamento-ripreso-dal-drone-cosi-sarri-studia-la-squadra/49324/50507]]
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
