Il Tirreno

Empoli

Picchia la compagna Un caso ogni mese

di Lucia Aterini e Francesco Turchi

Allarme per l’aumento delle violenze da parte di mariti o conviventi

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EMPOLI. Una lite scatenata dalla gelosia, finita a botte, come accade ormai con una frequenza impressionante. L’ultimo anello della catena fatta di violenza nei confronti delle donne arriva da via Sanzio, nel cuore di Empoli. Lui la prende a schiaffi, poi afferra un coltello, la minaccia e viene denunciato. Lei finisce al pronto soccorso. E così diventano dieci i casi-shock del 2016 nell’Empolese Valdelsa, contando soltanto quelli più eclatanti, finiti sulle nostre cronache. Un dato parziale da brividi, che spalanca gli occhi su un fenomeno che sembra irrefrenabile, fatto di stalking, calci, pugni e agguati; spesso accompagnati da alcol e droga, capaci di fare da detonatori per nottate d’inferno, quasi sempre tra le mura domestiche. Come stavolta. La vittima è una trentenne, arrivata al pronto soccorso terrorizzata e con alcune contusioni e al volto, giudicate guaribili in sette giorni. Il suo compagno, invece, ventiquattrenne di Empoli, è stato denunciato per minacce aggravate e lesioni personali, con i carabinieri che hanno sequestrato il coltello.

Siamo di fronte a un’escalation di casi di violenza per la presidente della commissione pari opportunità del Comune di Empoli Valeria Vezzosi che, tra l’altro, è avvocato familiarista. E quotidianamente si occupa di questa materia e di diritto minorile.

«Vedo una crescita di violenza strisciante, di tipo psicologico ed economico, che anche se non va a configurarsi nella categoria dei reati, sottopone comunque la donna a maltrattamenti e le rendono la vita difficile - spiega l’avvocato che è anche presidente degli avvocati familiaristi per la Toscana - e questo avviene in ogni categoria sociale. Le mogli o le compagne spesso hanno una ritrosia a denunciare e a uscire allo scoperto perché i fenomeni di violenza nei loro confronti non si attivano 365 giorni all’anno. Sono ciclici: si va dalla fase acuta, quando la violenza esplode, poi si passa al pentimento al momento del “non lo farò più” e infine al periodo “luna di miele”. Poi si riparte dall’inizio. Dunque hanno difficoltà a denunciare i loro compagni con i quali hanno legami profondi e spesso anche figli».

Ma come mai siamo di fronte ad un ampliamento delle violenze sulle donne come mostrano anche i dati raccolti nella nostra zona? «A scatenare tutto è la perdita di potere - spiega ancora l’avvocato empolese - perché magari la donna si vuole separare, perché è indipendente e guadagna più soldi o perché la donna chiede un maggior impegno rispetto agli impegni della famiglia. In sostanza l’uomo non accetta il rapporto paritario con l’altro sesso, non accetta il cambiamento dei ruoli nella famiglia». E allora scatta la violenza e le donne si salvano solo se vengono messi in atto dei meccanismi di cautela rivolgendosi agli avvocati, ai centri anti-violenza oppure riescono a separarsi.

«I rischi - conclude l’avvocato Vezzosi - sono quelli della normalizzazione di questi fenomeni per cui passa la tesi che “comunque tanto avvengono”. Oppure anche che diventano questioni di donne e se ne parla solo il 25 novembre e l’8 marzo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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