Il presidio
A caccia di cibo tra i rifiuti del mercato
Ogni settimana scatta l’assalto agli scarti di frutta e verdura lasciati dagli ambulanti
EMPOLI. Anziani che rovistano fra la merce invenduta del mercato, in mezzo alle cassette di frutta e verdura, per trovare qualcosa di commestibile e da mettere sotto i denti, prima che Publiambiente rimuova la spazzatura. Succede ad Empoli, in occasione del mercato settimanale, quando quest'ultimo è finito da poco e gli ambulanti hanno lasciato i loro rifiuti, fra i quali c'è del cibo destinato ad essere buttato. Storie di disperazione, di solitudine e di degrado. Che non accadono in una metropoli ma in una città di provincia come Empoli, dove situazioni del genere non ci si aspettano ma che - purtroppo - si presentano.
Oltretutto in città ci sono tante associazioni che - a vario titolo - si occupano di queste persone con forte disagio, dandogli un pasto, un letto e dei vestiti puliti. Eppure - nonostante questo - qualcuno va al mercato a rovistare fra i rifiuti. Esiste anche una realtà come Re.so (recupero solidale), che raccoglie il cibo invenduto dalla grande distribuzione e lo distribuisce alle associazioni, che poi lo offrono a chi ne ha bisogno. Nel 2015 Re.so ha distribuito sul territorio 165 tonnellate di cibo, praticamente una tonnellata ogni mille abitanti del circondario. Questo grazie alle donazioni di Unicoop e di semplici cittadini, che regalano in occasione delle raccolte alimentari parti delle loro spese. Ma non basta, perché poi le persone nei cassonetti a cercare il cibo ci vanno lo stesso. Quindi, cosa si può fare? A proporre un'idea e Marinella Catagni, presidente proprio di Re.so: «Mi dispiace molto sapere di situazioni del genere, speravo che almeno qui non si presentassero. Ci vuole qualcuno - spiega - che avvicini queste persone e che dica loro che ci sono tante possibilità da sfruttare, prima di trovarsi a rovistare fra i rifiuti. Negli ultimi anni è diminuita la percentuale che arriva dai negozi Unicoop ed è aumentata la parte raccolta dai cittadini. Purtroppo le persone molte volte non sanno che ci sono le mense o che viene portato il cibo a casa. Oppure c'è tanta vergogna ad esporre il proprio disagio: penso a chi ha lavorato per una vita, che è stato sempre indipendente e si trova a non avere nemmeno un piatto di pasta da mangiare, non deve essere facile ammettere di non farcela. Davvero - lo ripeto - ci sono tante associazioni che possono aiutare queste persone, prima di ridursi così». Re.so - da due anni - è coinvolto anche in un progetto dall'Unione Europea, che prevede di prendere frutta e verdura fresca dai mercati all'ingrosso. Questo - insieme alle donazioni di Unicoop e della gente comune - permette di fare i numeri prima citati. Senza dimenticare l'accordo con le mense scolastiche, che consente di guadagnare una trentina di pasti al giorno. Lo stesso problema si presenta anche attorno ai centri commerciali, coi cassonetti che vengono assaltati, come documentato già in passato. Poi ci sono le mense per i poveri, come la Emmaus della Misericordia. Qui ogni giorno una quarantina di persone trova un pasto caldo e vestiti puliti: «Più o meno - spiega Ettore Taddei - la situazione è la stessa degli scorsi anni, anche se è aumentata la presenza di italiani, a cominciare dai padri separati. E si tratta di persone di tutte le età. In un anno facciamo 15.000 pasti».
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