Italia
Ex rugbista si reinventa contadino: «Ho zucchine così buone che si spalmano sul viso»
Empoli, il 35enne ha fondato un’azienda bio Le sue creme fatte con gli ortaggi invenduti gli sono valse un premio Coldiretti
EMPOLI. «Ma con la crisi che c’è, perché dovremmo buttare via qualcosa?». Inizia così il racconto di Roberto Cerami, 35enne empolese, che è riuscito a creare, insieme all’università di Caserta, delle creme “miracolose”, partendo dagli ortaggi che non era riuscito a vendere, in particolare zucchine e cetrioli. Creme che ancora non sono in vendita, anche se Cerami ci spera e presto tornerà a Caserta per discuterne coi suoi partner. Roberto, che si è reinventato agricoltore dopo un passato tra motociclismo e rugby, ha creato una piccola azienda con 6 ettari di terra, dove ha seminato un po’ di tutto: radicchi, finocchi, cetrioli, zucchine e molto altro. Lo ha fatto con alcuni suoi amici, in una zona riparata della campagna empolese, dove passa le giornate. E per capire cosa c’è dietro questo piccolo “miracolo” siamo andati a trovarlo nella sua terra, in un giorno come un altro di lavoro, perché l’agricoltura non è solo raccolta dei doni della natura ma soprattutto preparazione e lavoro maniacale, specie quando si decide – come ha fatto Cerami – di creare un’azienda bio, che ha chiamato Bio Eat.
Ai piedi calza un paio di galoche, visto che fino a poche ore prima la pioggia aveva bagnato Empoli. Insieme a lui c’era Gabriele Puccioni, anch’egli un agricoltore sui generis, visto che prima faceva il falegname, anche se nella terra c’ha immerso i piedi fin da piccolo. Puccioni, operaio di Cerami, ha trentatré anni ed è un altro giovane “trapiantato” fra i campi e le zolle (così come l’altro socio Damiano Sani e Lara Lorenzo). E poi c’è la mascotte: si tratta di Django, uno springer spaniel di tre anni dallo spirito giocoso e che non smette mai di correre.
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«Facevo gli adesivi per le moto – spiega Cerami – poi la crisi mi ha costretto a smettere. A quel punto mi sono reinventato agricoltore ma all’inizio avevo solo una zappa e una pala per lavorare, questa era tutta l’attrezzatura che avevo a disposizione. E si tratta di tre anni fa, non secoli. Oggi siamo felici, perché nel giro di tre anni dal nulla abbiamo creato una piccola realtà che inizia ad essere apprezzata, in una zona dove di piccole aziende ce ne sono molte. E tutto quello che vedete attorno a me è frutto soltanto del nostro lavoro, del nostro sudore».
Nel passato di Cerami c’è tanta moto, la sua grande passione, e c’è il rugby, che ha praticato per molte stagioni. Nel passato, appunto, perché ora c’è l’agricoltura e questo “pazzo” progetto delle creme per il corpo, un’idea nata mesi fa e che nel giro di poco tempo ha fatto il giro della Toscana e dell’Italia, quantomeno. Cerami, infatti, ha vinto l’Oscar Green dei giovani di Coldiretti, un concorso che nasce per premiare le aziende agricole meritevoli.
E questo oscar lo ha vinto per un’ idea, che si potrebbe definire “semplice” a patto di non sminuirne il valore. Perché Cerami ha semplicemente unito due esigenze: non buttare gli ortaggi invenduti e dare loro un “futuro”. Poi, tramite un’amica, ha preso contatti con l’ateneo casertano, a cui ha esposto il suo progetto. L’università si è fatta spedire dei campioni e li ha analizzati. A questo punto Archimede avrebbe detto “Eureka”, perché dalle analisi è emerso che le zucchine spedite da Cerami hanno proprietà antiossidanti grazie alla concentrazione sopra la media di fenoli, che sono validi nella battaglia contro l’invecchiamento cellulare.
L’università ha di seguito ordinato altri quantitativi di zucchine (e di cetrioli) e – seguendo le tabelle ufficiali della farmacopea – ha creato creme per il corpo, maschere facciali, saponi. Tutti prodotti non citotossici (cioé non dannosi per le cellule) e rigorosamente biologici. Praticamente Cerami ha scoperto che nella sua terra si nascondeva un tesoro, capace di imprimere una svolta inaspettata alla sua azienda.
Per questo nei prossimi giorni tornerà a Caserta, per discutere di un’eventuale messa in produzione di queste creme, anche perché sarebbe un peccato non scommettere su un progetto biologico e antispreco: «Tornerò a Caserta – spiega Cerami – per parlare proprio di questo. È tutto in divenire, anche perché se servissero quantitativi maggiori non basterebbe soltanto l’invenduto o lo scarto, si tratterebbe di pensare allo step successivo. Però dobbiamo provarci, l’occasione va sfruttata. Siamo giovani, ci siamo buttati in quest’avventura, non avevamo niente, se non la voglia di lavorare. E ora abbiamo scoperto che le nostre zucchine sono “speciali”. Oggi consegniamo le verdure a domicilio, domani chissà».
Zucchine che vengono coltivate secondo i dettami dell’agricoltura bio: il termine “agricoltura biologica” indica un metodo di coltivazione e di allevamento che ammette solo l’impiego di sostanze naturali, presenti cioè in natura, escludendo l’utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi). Così facendo la fatica è spesso doppia, un po’ come la soddisfazione quando ti accorgi che quello che avresti buttato nel cestino in realtà è una potenziale pepita d’oro.
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