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"Se non fai la spesa perdi la tessera": in duecentomila a rischio di decadere da soci Coop
Marco Pagli
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In alto la lettera che è stata inviata asi soci Solo a Empoli e in Valdelsa sono 20mila quelli che non hanno fatto neppure un acquisto nell’anno. Ecco il perché della lettera
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EMPOLI. Per 200mila soci dell’Unicoop Firenze la lettera è arrivata in questi giorni. Non sono pochi: circa il 16% del grande popolo della cooperativa di consumo toscana che si estende da Firenze a Pisa e Lucca e che rappresenta il secondo polo nazionale dopo gli emiliani-veneti di Alleanza 3.0. C’era posta per loro e il messaggio era chiaro: ci sono due mesi di tempo per utilizzare la tessera socio o comunque per esercitare una qualche attività da membro (prestito, partecipazione ad assemblee, etc). Se non dovesse accadere, il socio cesserà di essere tale.
Prima questione: chi sono questi duecentomila? Chiamiamoli “dormienti”: sono le persone che si sono iscritte alla cooperativa ma dal primo di gennaio scorso non hanno fatto acquisti, né partecipato alle pratiche sociali.
Seconda questione: può accadere? Sì. Lo dimostra questo numero così alto di destinatari.
Terza questione: come è possibile? Immaginate di aver acquistato più tessere in famiglia ma di utilizzarne solo una, per esempio. Oppure immaginate di aver traslocato, giusto un anno fa, cambiando città o semplicemente quartiere, e rivolgendovi a un altro supermercato. Sono solo due esempi, per spiegare che quello che appare raro non lo è per forza.
La speranza di recuperare tesserati. La lettera ha toni perentori e qualcuno non l’ha gradita. Ma con il passare delle ore, verifica dopo verifica, è emerso che è, almeno, un gesto di correttezza e di apertura verso i duecentomila. Il senso non è quello di una porta che si chiude. E anzi è una mossa per tentare di “recuperare” chi non si fa vivo da un anno. «Un’accortezza spiegano a Unicoop - che al momento solo noi abbiamo avuto nei confronti dei propri soci, i quali in questo modo potranno porre rimedio e rinnovare la permanenza».
I tre requisiti. Perché alla base di questa vicenda c’è un decreto del settembre 2014. Ha come obiettivo il rafforzamento del «livello di coinvolgimento dei soci nei processi decisionali della cooperativa». E impone alle cooperative di inserire una clausola per l’esclusione del socio “dormiente”. Cioè quello che non ha rispettato uno dei tre requisiti: 1) non aver partecipato all’assemblea dei soci, 2) non aver acquistato beni o servizi per almeno un anno, 3) non avere con la cooperativa rapporti finanziari.
Come restare nel gruppo. Così, a giugno di quest’anno Unicoop Firenze ha deciso di lanciare un’incisiva operazione trasparenza che non si fermasse alle semplici informative nei punti vendita o sui siti internet. Ma che arrivasse direttamente nelle case dei soci. «Gentile socio, le comunichiamo che dagli archivi risulta che nei primi nove mesi di quest’anno non ha effettuato nemmeno una spesa presso i nostri punti vendita - la lettera in arrivo in questi giorni recita così - e comunque non ha partecipato alle assemblee dei soci e non ci risulta titolare di un libretto di prestito sociale. Pertanto, secondo il decreto indicato in oggetto recepito dall’articolo 8 dello Statuto della Cooperativa dovremo procedere ad escluderla da socio qualora entro il 31 dicembre 2016 non compia almeno una delle seguenti azioni». E seguono le tre possibilità, contenute nel decreto: fare acquisti da ora al 31 dicembre, partecipare alle assemblee, avere relazioni finanziarie. Il testo poi va avanti. «La sua quota sociale le sarà rimborsata mentre i punti maturati saranno azzerati. Per informazioni può rivolgersi al box informazioni del punto vendita più vicino o telefonare allo 055/4780229».
Già ventimila di ritorno. La comunicazione ha già sortito effetti, visto che in 20mila hanno già riattivato la tessera. «La legge è molto chiara - spiegano da Unicoop - la nostra non è una fidelity card, ma una carta socio a tutti gli effetti. Quello che abbiamo cercato di fare è essere più trasparenti e vicini ai nostri soci. Siamo gli unici in Toscana ad aver investito nell’invio di lettere due mesi prima della scadenza di migliaia di posizioni. La realtà spesso è fatta di più tessere in una sola famiglia e poi ne viene usata solo una... Questo non è più possibile».
I toni. Le segnalazioni che in questi giorni stanno arrivando portano proprio questi tratti. «Mia madre ha ottanta anni - racconta Elisabetta Rettori, ex assessore del Comune di Montespertoli, il cui post su Facebook ha raccolto decine di reazioni - è socia della Coop dal 1986. È logico che la sua reazione sia stata di incomprensione: si è sentita abbandonata, come se la stessero liquidando con un “ciao” dopo trent’anni di rapporto. Capisco tutto, capisco che siano stati costretti da una legge e che non potevano farci molto. Ma avrebbero potuto essere più comprensivi e comprensibili nei toni».
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