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Empoli

Benvenuti non si arrende «Avrò giustizia in appello»

di Francesco Turchi
Benvenuti non si arrende «Avrò giustizia in appello»

Il marito di Marinella annuncia ricorso contro la condanna a 18 anni «Sono innocente e arrabbiato». L’avvocato Stefani: «Sentenza lacunosa»

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FUCECCHIO. «Continua a ripetere che è innocente. E arrabbiato, ma anche battagliero È convinto che la sentenza di primo grado potrà essere ribaltata in appello». L’avvocato Francesco Stefani racconta la reazione del suo assistito, il quarantuenne Giacomo Benvenuti (ora agli arresti domiciliari a Santa Croce sull’Arno), alla lettura delle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 2 agosto la giudice Paola Belsito, lo ha condannato a 18 anni di carcere per la morte della moglie, Marinella Bertozzi, trovata senza vita il 30 ottobre 2014 nella villetta di Querce di Fucecchio.

Il processo si era svolto con rito abbreviato: l’imputato era accusato di omicidio volontario aggravato dal pm Sandro Cutrignelli, che gli contestava di aver ucciso Marinella a botte, calci, pugni. Tuttavia la giudice aveva riqualificato il reato condannando Benvenuti, per «morte come conseguenza del reato di maltrattamenti», la cui pena massima è pari appunto a 18 anni. Nelle motivazioni della sentenza la giudice spiega della decisione: «Non abbiamo nessuna evidenza della volontà di Benvenuti di uccidere la moglie, mentre abbiamo plurimi elementi per affermare che il suo modo di rapportarsi a lei era sempre e comunque maltrattante: la picchiava con forza brutale e disumana».

Una sentenza che - secondo l’avvocato Stefani - «lascia l’amaro in bocca dal punto di vista della pena. La giudice ha riqualificato il reato, ma di fatto ha condannato Benvenuti al massimo della pena, equiparandolo praticamente all’omicidio volontario. Ma le motivazioni lasciano anche spazio a molti dubbi. La giudice sostiene che trattandosi di un rito abbreviato, non è stato possibile approfondire alcuni aspetti, in realtà avrebbe potuto disporre una serie infinita di accertamenti. È stata una sua scelta - per esempio - non fare luce sulla presenza del Dna di tre diversi uomini sotto le unghie della Bertozzi».

Belsito ha scritto che queste tracce «non significano affatto il coinvolgimento nel suo omicidio di uno o di alcuno di loro», anche perché il contatto potrebbe essere avvenuto anche giorni prima. E comunque «la comparazione del Dna con quello dei quattro uomini indicati dalla difesa è ingiustificato». Perché tre di loro erano lontani dalla scena del crimine, come dimostrano le utenze telefoniche e nei confronti dell’altro, oltre a non risultare contatti diretti, «non emergono litigi o dissidi tali da giustificare l’approfondimento».

Non è così per l’avvocato Stefani: «Si dice che si è difesa, si trovano tre profili diversi sotto le unghie e non si approfondisce? Il nostro ricorso sarà basato su questo, ma anche sul “famigerato” cd». Il riferimento è all’audio - registrato nel 2013 e consegnato agli inquirenti da Roberto Bertozzi, fratello della vittima.

Quaranta minuti di botte, urla e minacce di Benvenuti nei confronti di Marinella, che secondo Belsito «costituiscono uno degli elementi più convincenti portati a sostegno dell’accusa di maltrattamenti». E che invece secondo Stefani «è una prova illegittima, frutto di un’intercettazione illecita». Su queste basi, entro un mese Stefani depositerà il ricorso alla Corte d’assise d’appello di Firenze «con il quale chiederò l’assoluzione del mio assistito e ulteriori indagini su dna e cd».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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