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Empoli

Apre la finestra e si getta Muore uomo di 30 anni

Apre la finestra e si getta Muore uomo di 30 anni

Vani i soccorsi e l’intervento del Pegaso, ha lasciato un biglietto di scuse alla mamma Doveva essere il giorno della laurea ma è emerso che era indietro con gli esami

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EMPOLI. Ha aperto le finestre di casa, intorno alle 7,30, e si è lasciato cadere nel vuoto. È stato il suo ultimo gesto, quello più estremo e tragico. È morto così, ieri mattina, un empolese di 30 anni.

Vani, infatti, sono risultati tutti i tentativi di strapparlo alla morte. Sul posto, inviati dalla centrale operativa del 118, i soccorsi sono arrivati subito. Prima un’automedica, la Pubblica assistenza, poi un mezzo della Misericordia che ha aperto una vicina struttura sportiva per far atterrare l’elisoccorso, in arrivo da Firenze. Pegaso è arrivato ed è ripartito vuoto. Nonostante i tentativi di rianimare il giovane uomo, infatti, ai medici e ai volontari non è restato che constatarne il decesso e portare il corpo a Careggi, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Un dramma che lascia sgomenti parenti e amici. Una delle ipotesi al vaglio dei carabinieri, che stanno cercando di chiarire il fatto, è legata agli studi universitari del giovane. Secondo molto conoscenti, infatti, la giornata doveva essere quella della discussione della tesi, secondo quanto lui stesso avrebbe riferito. Dai riscontri effettuati, invece, è risultato che fosse molto indietro con gli esami. Di certo, oltre il tragico epilogo, c’è anche la presenza di un biglietto in cui il 30enne si scusa con la madre per la drammatica decisione presa.

Secondo lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, è difficile individuare uno schema fisso. «Il suicidio – dice il medico, autore di moltissime pubblicazioni anche sul disagio giovanile – riguarda tutti, non una fascia d’età in particolare. Il discorso legato agli studi può aver rappresentato la classica goccia che fa traboccare il vaso. Sicuramente il giovane stava vivendo una situazione di difficoltà e di stress».

Situazioni che non sempre sono facili da individuare e gestire. Anzi. «Non c’è comunque una tendenza all’aumento di questi episodi – continua ancora Paolo Crepet – i numeri sono abbastanza stabili, forse nella società della connessione globale e dei social network qualche volta può essere più veloce la diffusione e la comunicazione di questi casi a differenza di quello che accadeva in passato».

In pratica un nemico invisibile, agli altri, che ti avvolge fino a mangiarti l’anima. Un nemico, quindi, molto insidioso, difficile da combattere. Anche perché, come sottolinea ancora Crepet, «il suicidio era e resta un fatto individuale, non fa parte di un fenomeno sociale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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