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Rifugiati, l’Unione cerca finanziamenti

Rifugiati, l’Unione cerca finanziamenti

Nuovo tentativo per partecipare al bando del ministero L’obiettivo è attivare un progetto di accoglienza nella zona

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EMPOLI. L'Unione dei Comuni ci riprova. Riuscire ad attivare sul territorio dell'Empolese Valdelsa un progetto di accoglienza all'interno del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Per farlo parteciperà al bando aperto del ministero dell'Interno, che due volte l'anno raccoglie le proposte da parte di comuni o unioni per finanziare progetti di accoglienza ordinaria nei territori dove ancora non siano presenti. E il circondario è uno di questi, tra i pochi rimasti in Toscana.

All'inizio dell'anno l'Unione aveva effettuato un primo tentativo, ma il progetto redatto da un raggruppamento temporaneo composto da Coeso (che era capofila), Misericordie ed Oxfam non era riuscito ad aggiudicarsi i finanziamenti del ministero. E adesso ci riprova. Al momento la procedura non è ancora chiusa. L'importo, tuttavia, dovrebbe avvicinarsi a quello già messo a gara con il primo tentativo, cioè oltre un milione di euro per la gestione triennale dello Sprar. Tra i soggetti che potrebbero partecipare c'è lo stesso raggruppamento temporaneo che aveva presentato il proprio progetto alcuni mesi fa, con l'aggiunta dell'Asev e l'avvicendamento di Oxfam come capofila del progetto.

La volontà di ripresentarsi è nota, tanto che lo stesso presidente di Coeso Claudio Freschi all'indomani della bocciatura del primo progetto (nel quale vennero chiesti 50 posti suddivisi in diverse strutture tra Empoli, Fucechio, Castelfiorentino e Vinci) manifestò la volontà di riprovarci alla prima occasione utile. Si tratterebbe di un raggruppamento composto prevalentemente da realtà territoriali, che già gestiscono centri per l'accoglienza straordinaria negli undici comuni. E che si cimenterebbero con un nuovo sistema, inedito per l'area e sicuramente più strutturato rispetto a quello finora praticato.

Si passerebbe, infatti, dall'accoglienza straordinaria con i profughi affidati ad associazioni, cooperative, enti pubblici o in alcuni casi anche a singole famiglie con un rimborso giornaliero ad una più strutturata.

A poter gestire lo Sprar possono concorrere solo enti riconosciuti e con una “pluriennale e consecutiva esperienza nella presa in carico di richiedenti asilo”, come recita lo stesso decreto ministeriale. Inoltre, a differenza di quanto previsto dai bandi emessi dalla prefettura per l'accoglienza straordinaria, con lo Sprar ogni educatore deve avere requisiti ben precisi e il progetto deve offrire servizi fondamentali come l'assistenza legale, la mediazione linguistica e culturale, l'assistenza psicologica, l'orientamento lavorativo e la formazione.

Per le amministrazioni, poi, si tratta di un sistema che garantisce una capacità di controllo maggiore, dal momento che in questo modo possono influire di più nelle decisioni e di conseguenza programmare meglio l'afflusso dei rifugiati sul territorio.

Marco Pagli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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