Il Tirreno

Empoli

degrado e inciviltà

Cassonetti presi d’assalto, è emergenza: scattano controlli e multe

di Francesco Turchi
Gli operatori incaricati da Publiambiente di ripulire intorno ai cassonetti degli abiti usati (Foto Agenzia Carlo Sestini)
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Gli operatori incaricati da Publiambiente di ripulire intorno ai cassonetti degli abiti usati (Foto Agenzia Carlo Sestini)

Strade e marciapiedi dell'Empolese Valdelsa invasi dai vestiti usati, task-force di sindaci e Publiambiente Giunti: «Situazione intollerabile, il servizio sarà riorganizzato entro un mese»

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EMPOLI. Disperati che si “tuffano” - soprattutto di notte - nei cassonetti, a caccia di vestiti usati. Da indossare, ma in alcuni casi anche da rivendere. Altri che rovistano tra i sacchetti lasciati ai piedi del contenitore stracolmo. Il risultato è sempre lo stesso: distese di scarpe, maglie, giubbotti, maglioni e t-shirt (scartati) a fare da cornice ai cassonetti gialli. Cartoline che scatenano le proteste, soprattutto dei residenti, ma non solo. Perché un servizio nato per aiutare i più poveri produce ogni giorno cartoline di degrado. Una situazione diffusa - come abbiamo raccontato in questi mesi con una serie di servizi - ormai in tutto il circondario. A Fucecchio hanno provato a spostare i contenitori, posizionandoli in luoghi più presidiati e trafficati, magari sotto l’occhio di qualche telecamera, nel tentativo di scoraggiare gli assalti. Ma il problema è tutt’altro che risolto. A Vinci, la raffica di segnalazioni arrivate nel periodo estivo in municipio ha fatto perdere la pazienza al sindaco Giuseppe Torchia: «La situazione - aveva sottolineato - non è più tollerabile, serve un piano d’area per risolvere il problema». A Certaldo lo stesso fenomeno si è verificato - tanto per fare qualche esempio - in via Amendola, in via Agnoletti e nei pressi del supermercato di viale Matteotti. E così via. In tutto il circondario.

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A Empoli la situazione è ormai fuori controllo. In centro come nelle frazioni. Basta farsi un tour in città per collezionare decine di fotografie che testimoniano questo fenomeno figlio della povertà e della disperazione di chi cerca uno scarto decente per vestirsi; della criminalità, alimentata da coloro che rubano gli abiti destinati ai poveri e li rivendono; ma anche della maleducazione e dell’inciviltà: perché insieme ai capi d’abbigliamento, all’interno dei sacchetti, si trova un po’ di tutto. Insomma, c’è chi aggira la raccolta porta a porta, gettando nei cassonetti gialli anche il materiale destinato al contenitore dell’indifferenziata (per risparmiare sulla bolletta). E allora in piazza Matteotti, tra maglie, scarpe e pantaloni, spuntano dei peluche. In piazza Toscanini, all’interno di un sacchetto lasciato accanto al cassonetto c’è un filo di luci colorate per addobbare l’albero di Natale. E così via.

E poi montagne di vestiti sull’asfalto e sui marciapiedi, da via Busoni a via Piave, da piazza San Rocco a Corniola, fino alla zona dello stadio Castellani; ma anche a in via Livornese a Santa Maria, o in via Sanzio. Non è un problema di un quartiere o di un paese, ma di tutta l’area. Ne sono consapevoli i sindaci che stanno studiando un piano per risolverlo, consapevoli che la soluzione non può essere quella - drastica - di toglierli. Perché il servizio in sé è apprezzato dai cittadini e ha una finalità lodevole. Ma così non si può andare avanti. «Abbiamo avuto un primo incontro con Publiambiente - spiega Alessandro Giunti, sindaco di Capraia e Limite e delegato all’ambiente dell’Unione dei Comuni - per trovare una soluzione. Sono emerse varie proposte interessanti. Ci siamo presi una ventina di giorni di tempo per valutarle attentamente. Poi ci ritroveremo e tireremo le somme». Una delle ipotesi - per esempio - è la sostituzione dei novanta contenitori presenti nell’Empolese Valdelsa, con l’acquisto di un altro modello di cassonetto, con un meccanismo che impedisce “irruzioni” indesiderate. Ma si potrebbe arrivare anche a una soluzione più economica, assegnando la gestione dei contenitori gialli, alle associazioni, che potrebbero garantire un monitoraggio più puntuale. O magari metterli in luoghi di enorme e costante passaggio, sia pubblici (accanto ai municipi), sia privati (come i centri commerciali).

In attesa della decisione definitiva, scatterà un piano per tamponare l’emergenza: «Abbiamo chiesto più controlli alla polizia municipale dell’Unione, con l’obiettivo di multare i responsabili - spiega Giunti - e svuotamenti più frequenti a Publiambiente. Ma un ruolo fondamentale possono avercelo anche i cittadini attraverso le loro segnalazioni ai Comuni e agli agenti quando vedono qualcuno che fa razzia di abiti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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