Il Tirreno

Empoli

Muore mentre lavora nella ex azienda, l'amico e titolare: «Lo avevo assunto per dargli ancora una possibilità»

Francesco Turchi e Marco Sabia
L'interno della ex fabbrica (foto Sestini)
◗
L'interno della ex fabbrica (foto Sestini)

La tragedia nella Manifattura di Stabbia, ex fiore all’occhiello del territorio, fino alla chiusura avvenuta a fine 2008: qui si produce per Audi e Bmw

2 MINUTI DI LETTURA





CERRETO GUIDI. «Giuseppe era nato per fare questo lavoro. Era uno tosto, con grande esperienza. Avrei voluto farlo entrare in società con me». Raffaele De Martin De Tomas guarda il corpo dell’amico che non c’è più, disteso ai piedi di un capannone-fantasma. L’aveva aiutato assumendolo nonostante la sua età avanzata, 67 anni già compiuti, per le sue capacità lavorative e per dargli la possibilità di andare avanti, in un cammino - quello di Lanzillotta - fatto anche di momenti difficili, compresa una condanna, per la quale aveva ottenuto di recente l’affidamento ai servizi sociali.

Difficoltà che lo hanno fatto ritrovare a lavorare, di sabato pomeriggio, appunto a 67 anni, all’interno di un vecchio fabbricato, probabilmente - e questo toccherà alle indagini accertarlo - senza rispettare le condizioni di sicurezza, che lo avrebbero potuto salvare. Giuseppe era ripartito dal lavoro che aveva sempre fatto, prima in proprio, poi come dipendente, grazie a un amico al quale era molto legato, titolare della Welding Service, che aveva ricevuto l’incarico di “sgomberare” la Manifattura di Stabbia, ex fiore all’occhiello del territorio, fino alla chiusura, avvenuta a fine 2008, dopo quarant’anni di storia all’insegna della produzione di filati (derivati dalle materie plastiche e dagli idrocarburi), utilizzati soprattutto dall’industria automobilistica (Audi e Bmw in testa) per la produzione delle tappezzerie, ma anche dalle confezioni.

Con un fatturato - negli anni d’oro - di poco inferiore ai venticinque milioni di euro. Poi l’azienda gioiello della famiglia-Benvenuti venne disintegrato dalla concorrenza cinese e indiana, alla quale si sommarono i costi (3-4 milioni di euro) per il nuovo capannone. La cassa integrazione per 67 lavoratori, scattata a fine 2008 e la definitiva chiusura l’anno successivo (con l’omologazione del concordato preventivo avvenuta a dicembre). In quei drammatici mesi per Cerreto Guidi, si parlò anche di una possibile riconversione del capannone.

[[atex:gelocal:il-tirreno:empoli:foto-e-video:1.14255544:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/empoli/foto-e-video/2016/10/15/fotogalleria/operaio-precipita-da-una-finestra-e-muore-nella-fabbrica-abbandonata-1.14255544]]

L’allora assessora provinciale al lavoro Stefania Saccardi spiegò che «la nuova struttura è ampiamente riconvertibile e potrebbe essere trasformata in magazzino di generi alimentari o altro». Ma in realtà da allora il complesso è finito nel degrado. Il downburst del 19 settembre 2014 ha fatto il resto, tirando via la copertura e danneggiando molto altro.Da qui l’incarico all’azienda fiorentina specializzata nel recupero e commercio di rottami ferrosi e metalli di “ripulire” tutta l’area. Un’operazione andata avanti anche nella giornata di ieri, con il titolare della ditta e Lanzillotta arrivati in via Francesca a Stabbia per recuperare parte del materiale, compreso il container che avrebbero voluto far scivolare dalla finestra al primo piano. Da dove invece, è scivolato Giuseppe, che ha trovato la morte sul retro di un capannone dimenticato, lavorando, a sessantasette anni.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera